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Flashback e digressione

Oggi cari amici vorrei parlarvi di due tecniche narrative diverse ma in qualche modo complementari: il flashback e la digressione, che sono molto importanti e agiscono sul tempo e sull’ordine della narrazione.

La digressione comporta la dilatazione del tempo della narrazione rispetto al tempo reale in presenza di riflessione dei personaggi o descrizioni, mentre il flash-back serve a raccontare eventi del passato narrati come se fossero elementi del presente. I due procedimenti coincidono quando la digressione è rappresentata proprio da un flash-back, durante il quale emerge come se fosse al presente un evento del passato del personaggio, e tutto questo avviene all’interno di una pausa narrativa.

Per esempio, potremmo scrivere la nostra storia partendo dalla fine e lavorando tutto in flash-back… come in quel magistrale film noir di Billy Wilder La fiamma del peccato, che citiamo spesso nei nostri corsi, e come in molte altre storie circolari che tornano alla fine al punto di partenza.

Ma il flash-back si usa anche per illuminare un frammento di passato di un personaggio, in vista di qualcosa che sta per compiere. Io l’ho usato nel Branco in questo modo; è una tecnica che uso di frequente, anche nei racconti. Mi piace molto. Il flashback deve essere opportunamente e coerentemente integrato nel testo (non va messo a caso come riempitivo). Serve a dare tridimensionalità al personaggio. Magari facendo uso del monologo interiore.

Il flash-back è da sempre molto diffuso al cinema e nei romanzi. Forse perché è intrinseco all’esperienza umana: la nostra esperienza spesso è interrotta, o accompagnata, da ricordi.

Citiamo il solito Manzoni, per dire invece della digressione. La tecnica della digressione (divagazione) è uno dei procedimenti narrativi adottati nei Promessi Sposi. Alla digressione [dal latino digressio, «allontanarsi»], cioè all’allontanamento temporaneo dalla storia principale, sono affidate le vicende di alcuni personaggi, fra cui la monaca di Monza. Che è quasi un breve romanzo a sé stante, una specie di romanzo femminista ante-litteram. Provate a leggerlo in questa chiave, vi darà un brivido di forza e modernità. Ma sono tanti gli scrittori che fanno uso sistematico di digressioni (di tutti i tipi: narrative, descrittive, riflessive, storiche…), e in ogni tempo, da Sterne, scrittore inglese del Settecento (suo il romanzo La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo che è un continuo e anche ironico e divertente passare “di palo in frasca”). Oppure, un esempio più recente: Il profumo dello scrittore tedesco Patrick Süskind che ha ottenuto un successo mondiale nel corso degli anni 80. Ma sono digressivi anche molti autori del postmoderno (anzi direi che la digressione è tipica del Postmoderno): Foster Wallace, Pynchon, Don DeLillo fra i molti.… e in Italia, per esempio, La scuola cattolica di Edoardo Albinati, e Il colibrì di Sandro Veronesi, vincitori entrambi del Premio Strega, sono romanzi in cui si fa un uso sistematico della digressione.

Esercizio: scrivete una scena del vostro romanzo in progress, o un racconto, in cui si usino contemporaneamente i due procedimenti del flashback e della digressione. Per esempio, ci avviciniamo alla Feste natalizie: potreste raccontare di un personaggio che durante il Cenone della Vigilia ricorda in flash-back, attraverso un flusso di coscienza, un Natale della sua infanzia.

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