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Intervista a Mario Abbati e Antonella Busino: “Molti scrittori sia del passato che contemporanei si servono delle carte per scrivere”

Mario Abbati e Antonella Busino hanno da poco dato alle stampe, per i tipi della Panda Edizioni, un manuale dal titolo Inventare storie con i Tarocchi. Si tratta di un libro che nasce da una serie di laboratori di scrittura creativa portati avanti da molti anni, ormai più di dieci, basati su quelle carte che il grande pubblico conosce soprattutto per l’arte divinatoria, ma che invece possono essere uno stimolo potente per la creatività e la narrazione. Io stesso – che mi ritengo un essere fin troppo razionale – ho assistito ad alcuni di questi corsi, che hanno prodotto risultati sorprendenti. Pensavo però che fosse soprattutto la presenza fisica di Antonella e Mario, carica di umanità e sensibilità esoterica a realizzare gli effetti che vedevo sugli autori che si avvicinavano ai loro laboratori. Al limite ero convinto che attraverso la rubrica che Antonella e Mario tengono da anni per questa rivista (e che potete trovare qui), il Taroscopo, si potesse scherzare un po’ con Tarocchi e scritture, invece questo manuale mi ha convinto che c’è davvero un percorso da tentare, se solo ci si lascia andare senza pregiudizi, anche seguendo le pagine che Abbati e Busino hanno scritto. Si diventerà scrittori migliori? Questo neanche i Tarocchi possono prometterlo, ma probabilmente si conoscerà qualcosa di più sulla propria creatività. E allora vale la pena ascoltarli, no?


A chi si rivolge Inventare storie con i Tarocchi?

Il nostro libro si rivolge a tutti gli autori che basano l’attività creativa sul progetto e la realizzazione di storie. Quindi, scrittori e sceneggiatori, ma anche tutte le nuove categorie di creativi che si stanno imponendo grazie ai social, come filmaker, podcaster e influencer. In seconda battuta, a tutti coloro che sono incuriositi dai Tarocchi e desiderano essere introdotti alle funzionalità di questo potente strumento di supporto alle decisioni.

Il vostro libro comincia con citazioni dai Vangeli gnostici, da Popper e Jung, da Calvino e Borges, su come nascono le storie. Dopo anni di lavoro tra scrittura e Tarocchi, vi siete fatti un’idea precisa?

Dopo tanti anni di studio riteniamo di procedere sulla strada giusta, non solo perché la stessa strada è stata tracciata e percorsa prima di noi dagli scrittori e dai pensatori illustri che sono citati nella domanda, ma soprattutto perché la fisica contemporanea, sostenuta dalla teoria della relatività e dalla meccanica quantistica, procede su una strada parallela che mira a infrangere i concetti tradizionali di spazio e tempo, offrendoci sul piatto un modello nuovo di realtà che potremmo definire “inconscia”. Non a caso, il concetto di sincronicità che giustifica l’uso divinatorio dei Tarocchi venne elaborato congiuntamente da uno scienziato dalla psiche, Jung, e da uno scienziato della materia nonché premio Nobel della fisica, Wolfgang Pauli.

Come vi siete conosciuti? E avreste mai pensato che la vostra collaborazione sarebbe andata così avanti? L’avete letto nelle carte?

Mario: Era il 2010 e sia io che Antonella ci siamo ritrovati fra i partecipanti al ciclo di formazione presso l’Accademia dei Tarocchi dell’insegnante Carlo Bozzelli. Sul sito dell’associazione a disposizione di chiunque volesse farsi leggere le carte on-line eravamo fra i tarologi più attivi, lei con lo pseudonimo di Eumenide, io con quello di Supermariobros. Da allora è nata una sintonia spontanea che si è concretizzata durante gli anni nei corsi di scrittura creativa e nella pubblicazione del manuale. Che la collaborazione sarebbe durata così a lungo forse l’avevamo intuito a livello inconscio, ma pensato in maniera cosciente di sicuro no, anche perché siamo abbastanza diversi sia per formazione che per carattere. Ma quando certi incontri epocali accadono è giusto lasciarli accadere, senza il bisogno di consultare le carte.

Antonella e Mario, ci vuole più ispirazione per la scrittura di un racconto o per realizzare un tiraggio di carte?

Quando leggi le carte parti sempre da un consultante o una consultante che ti pone un problema ben definito, perché la risposta dei Tarocchi è tanto precisa quanto precisa è la domanda. Per stabilire un parallelismo con la scrittura, è come se qualcuno ti desse in partenza la traccia del racconto. In parole spicce, il foglio da cui parte un tarologo non è mai del tutto bianco, mentre quello dello scrittore sì, pertanto, il secondo ha sempre la vita più difficile.

Mario, hai davvero scritto più di un romanzo traendo ispirazione dai Tarocchi? E conosci qualcun altro che l’ha fatto?

In realtà non ho mai scritto un intero romanzo traendone la materia dai Tarocchi, però è vero che in più di un romanzo mi sono servito delle carte per sciogliere dei nodi che mi parevano inestricabili. Nel romanzo A tempo di tango, ad esempio, i Tarocchi mi hanno suggerito di ambientare la prima parte del romanzo a Roma e la seconda a Buenos Aires; in Decimo piano, interno quattro, mi hanno aiutato ad “ammazzare il cane”, come direbbe Murakami, indicandomi la via di un finale che da anni attendeva la stesura giusta. L’esempio illustre di romanzo scritto coi Tarocchi che cito spesso è Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, ma sono pronto a scommettere che molti scrittori sia del passato che contemporanei si servono delle carte per scrivere, così come è risaputo che molti statisti e politici consultano astrologi e cartomanti per impostare piani e strategie.

Antonella, come ti sembrano gli scrittori quando si pongono di fronte ai Tarocchi, sono più gli scettici, i curiosi o gli appassionati?

La curiosità è il motore che spinge tutti coloro i quali partecipano ai nostri corsi e, potrei aggiungere, una sensazione indefinita di “mancanza”.

È come se percepissero che c’è qualcosa d’altro e ne andassero alla ricerca.

Per quanto riguarda lo scetticismo quello c’è sempre, soprattutto all’inizio, ma subito dopo subentrano stupore e meraviglia.

E così comincia il viaggio.

Da molti anni conducete laboratori sullo studio dei Tarocchi e sull’uso dei Tarocchi nella scrittura. Qual è la differenza tra questi vostri due insegnamenti?

Mario: Ho iniziato l’attività didattica tenendo corsi e laboratori sull’utilizzo dei Tarocchi per la scrittura creativa. Curiosamente, sono stati i partecipanti stessi a dimostrare interesse per l’argomento e a proporre di istituire dei corsi per l’insegnamento dei Tarocchi a 360 gradi. Da tale stimolo, quindi, sono nati i corsi periodici che io e Antonella teniamo ogni anno sia per chi vuole conoscere i fondamenti, sia per chi vuole approfondire uno strumento che riteniamo utilissimo come supporto a qualsiasi tipo di decisione.

Antonella: Abbiamo iniziato in maniera un po’ diversa. Io ho intrapreso subito l’insegnamento dei Tarocchi qualche tempo prima di collaborare con Mario. Non erano laboratori finalizzati alla scrittura creativa, ma spesso i partecipanti avevano interessi in questo campo. Di questa attività spesso parlavamo con Mario, io già tenevo laboratori, lui già scriveva e da lì il passo è stato breve.

Mario, tu sei laureato in ingegneria e filosofia, non dovresti avere un approccio più razionale alle questioni della narrazione?

Confesso che la laurea in ingegneria l’ho conseguita non per un’esigenza personale ma per le pressioni di un contesto familiare e sociale che vedeva in un lavoro sicuro la massima realizzazione personale. In realtà, se osservo in retrospettiva il mio percorso speculativo, mi rendo conto che ha un andamento ben preciso che punta all’erosione delle vecchie fondamenta razionali per abbracciare un punto di vista sempre più dominato dall’inconscio e dal sentimento.

Invece Antonella, tu sei una studiosa di Tarocchi e discipline esoteriche, che cosa ci possono insegnare sulla creatività?

Le discipline esoteriche sono, per definizione ed etimologia, discipline che ti aiutano ad andare in profondità, in primo luogo nella nostra natura di esseri umani.

Sviluppano quindi due facoltà della psiche molto utili e importanti, il pensiero e l’intuizione.

Il pensiero risponde alla domanda “Perché quello che c’è qui è qui?”.

L’intuizione è la facoltà che salta il limite della realtà e dà libertà di manovra all’immaginazione.

È come se tu diventassi un po’ più grande e avessi delle antenne potenti.

Mario e Antonella, se qualcuno vi dicesse che in questo libro ci sono solo suggestioni fantastiche e fantasiose, che non possono funzionare nella realtà, come rispondereste?

È chiaro che se un lettore è ancorato alla propria coscienza individuale, ossia considera se stesso come il centro dell’universo creativo, giustamente bollerà come frutto di fantasticheria l’intero contenuto di questo libro. Viceversa, se lo stesso lettore è pronto ad accettare che le storie non nascono e muoiono nella mente di un individuo, ma provengono da una dimensione che non funziona secondo i dettami della coscienza, ossia non è regolata da uno spazio e da un tempo, allora questo libro, capitolo dopo capitolo, si dimostrerà utile non solo come stimolo alla composizione di storie, ma anche e soprattutto per osservare la realtà da un punto di vista differente.

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