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Cacca!

Era il suo primo giorno di scuola. Davanti alla porta della classe era magro con la bocca minuscola e la cartella di finta pelle in mano. Accostò l’orecchio alla porta chiusa. Nessuno schiamazzo, nessun gridolino sfrenato. Si riempì i polmoni di aria e aprì. Vide trenta bambini composti ai loro banchi, in silenzio. Poggiò la cartella sulla cattedra e si sedette.
Cacca, disse timidamente un bambino in fondo alla classe. Era un bimbo con gli occhi più grandi della faccia e il naso schiacciato. Lo guardò inquieto. Pensò che proprio non ci voleva. Cacca, disse con voce stridula un bambino al primo banco.
Cazzo, due in una volta è ridicolo, pensò senza prendere una decisione. Cacca! disse più forte una bambina dal naso e il collo
lungo. Cacca! disse alzandosi come un congegno a scatto un bambino in mezzo alla classe. Cacca! Cacca! Cacca! cominciarono
a strillare tutti. Il putiferio gli inghiottì ogni cosa imparata sui bambini. E lui prese a tremare. Cacca! Cacca! pigolavano senza sosta i mocciosi in grembiule. Cacca! Cacca! dalla schiena dei bambini spuntarono ali grigie. Cacca! Cacca! i mocciosi volavano
sparsi a due metri sopra i banchi. Cacca! Cacca! le ali sbattevano frenetiche. Qualcuno dei mocciosi provò a beccarlo e lui si difese con la sua cartella di finta pelle. Cacca! Cacca! Strillavano i bambini.
Uscì di corsa dalla classe sbattendo la porta. Si sedette a terra e strinse la cartella di finta pelle a sé. Passò giusto il tempo di
pensare a un’allucinazione dovuta al nervosismo, poi origliò di nuovo. Silenzio. Aprì uno spiraglio di porta, con cautela perché
uno di quei ragazzini poteva essere pronto a beccargli un occhio. I bambini erano tutti ai loro banchi, quieti e composti.
Sul pavimento, sui banchi, sulla cattedra uno strato di guano luccicava come glassa.

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