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Che cos’è la fluidità?

Per capire che cos’è la fluidità, consideriamo il suo contrario. Si è involuti, contorti, pesanti, quando si complica inutilmente la lingua, quando si usano troppi termini specialistici, in una parola quando si manca di leggerezza. Ma che cos’è la leggerezza? Nelle lezioni americane Calvino individuava sei qualità che dovrebbe avere la scrittura per essere efficace e comunicativa: la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità e la concretezza. “Prendete la vita con leggerezza, scriveva Calvino, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. E aggiungeva: “la leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso”. Per esprimere un concetto complesso, si tende spesso a inzeppare il discorso di ragionamenti complicati, di parole difficili, che rendono pesante, faticosa la lettura, addirittura oscura; un difetto in cui spesso incappano i saggi accademici, ma anche i testi scolastici. La fluidità e la chiarezza espositiva di un testo derivano dunque da scelte stilistiche ponderate. Per ottenerle, anzitutto rileggiamo quello che abbiamo scritto e tagliamo il superfluo, e ciò che intralcia la scorrevolezza e l’ariosità del concetto da esprimere. Si può essere oscuri e pesanti in qualunque disciplina, dalla critica letteraria, alla critica d’arte, alla sociologia… scrivere in modo fluido significa nella sostanza rimuovere quegli ostacoli che bloccano il lettore e lo costringono a tornare indietro nella lettura, non ricorrere troppo a perifrasi (giri di parole), a gerundi, a participi passati, a non abusare di termini tecnici, a evitare le doppie negazioni: “Non si può non ammettere che quel film sia noioso” deve diventare: “quel film è noioso”. Poi evitare le ripetizioni, non solo di parole uguali, ma anche di concetti detti in modi lievemente diversi a breve distanza l’uno dall’altro. Per essere fluidi bisognerebbe riuscire a riprodurre con la sintassi l’andamento del pensiero, in modo che il lettore possa seguirlo con facilità. E quindi dobbiamo alleggerire, asciugare il nostro testo quanto più possibile, dobbiamo riuscire a far perdere peso alla nostra prosa. Usiamo con contagocce gli avverbi che finiscono in -mente, che oltretutto spesso provocano delle rime involontarie, e soprattutto quelli senza un vero significato (effettivamente, ovviamente, chiaramente, assolutamente ecc.), eliminare i pronomi personali e gli aggettivi possessivi che non servono. Per esempio: “lui allungò il suo passo per raggiungerci”, dovrebbe diventare, “allungò il passo per raggiungerci”. Evitare la prosa burocratica: “Tenuta in considerazione la riorganizzazione in oggetto”, ma è brutto anche “Ammesso e non concesso che…”, “In riferimento alla conversazione avvenuta il…”.

Esercizio. Scrivete un testo parodistico in cui prendete in giro qualcuno per il suo linguaggio involuto e retorico.

Alla prossima.

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