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Rometta mascherata

Noi si ragiona sempre per immagini. Quello che vediamo ci racconta. Quello che viviamo possiede dei contorni. Ha lineamenti nitidi un bimbo di 6 anni con mascherina; su un monopattino aspetta il padre in Via del Trullo. A Via Portuense due anziani parlano. Lei è in piedi, con le gambe gonfie e la chirurgica, spiega qualcosa a lui, che ha la pancia tonda e un cencio di cotone sotto al mento. Non l’ascolta ma non ha la forza di andare. A Piazza San Callisto una ragazza mora ne indossa una di stoffa nera, con una catenina fetish che la fa sembrare ancora più bella. Vorrei portarla a casa e tenerla in bagno, per sbirciarla dallo specchio mentre mi lavo i denti. Arrivata a Santa Maria in Trastevere uno squadrone di otto poliziotti annoiati ha il volto coperto da mascherine nere con un piccolo stemma dell’Italia. Mi sento in un romanzo distopico sul Reich e proseguo dritto. Mano nella mano, a Via della Scala, una coppia ha il volto coperto, lei di rosa, lui di azzurro. Le campane suonano in lontananza, un’ambulante con la sua protezione sotto al naso allunga una rosa a una ragazza non mascherata che è in posa di fronte alla chiesa, sta sorreggendo il campanile e fa segno di no. L’ambulante si avvicina allora a lui che sta scattando con l’iPhone, ha una fpp2 e non compra il fiore. Ho il volto coperto e mi muovo per la città, mi sento un’indigena e ho solo voglia di guardare. Adesso che sono arrivata a Piazza San Cosimato qualcuno sta fotografando me.
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Indossano le mascherine mentre scrivono o realizzano podcast:
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