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STORIA DI GIORGIO

Ascolta “”Storia di Giorgio” di Mariarosaria D’Andria” su Spreaker.

Tutto iniziò dalla mano. All’improvviso non c’era più. Giorgio la muoveva, toccava cose, si grattava il naso, eppure la mano era – come dire – sparita. Durò pochi minuti, poi ritornò tutto come prima. Ne parlò al medico, che lo ascoltò col sopracciglio alzato e un vago sorriso. Alla fine della visita diagnosticò un forte stress. Poi successe di nuovo, e di nuovo, ancora e ancora. Il dottore piuttosto infastidito non cambiò la sua diagnosi e gli prescrisse dei tranquillanti.

Così Giorgio smise di preoccuparsi e presto imparò che un lieve prurito all’arto ne annunciava la sparizione. Così sui mezzi pubblici si scorciava la manica e toccava il culo alle donne, sicuro che nessuna avrebbe osato incolpare un monco. No, ora non pensate che fosse un molestatore. Lui lo toccava a quelle brutte o quelle che, prima di avvizzire, erano state belle. Diciamo che lo riteneva un atto di generosità che mirava a dare una scossa alla loro bassa autostima. Infatti le prescelte si guardavano in giro più sorprese che offese, anzi, persino lusingate.

Poi fu la volta di piedi e gambe. Certo, gli seccò disdire l’abbonamento in piscina, ma a parte questo non ne ebbe un gran danno visto che li teneva sempre coperti. Però quando quella volta in ufficio andò a urinare e non vide più il Generale gli prese il panico. Lo teneva in mano e ne sentiva il calore mentre la pipì usciva tra le sue dita vuote. “No eh, no no no no. Il Generale proprio no” pensò angosciato. Come l’avrebbe spiegato se fosse successo mentre faceva sesso? Era uno che si dava parecchio da fare e proprio non ci voleva rinunciare.

Si affrettò a ricomporsi appena sentì arrivare qualcuno e da quel momento si rassegnò a chiudersi nel gabinetto invece di servirsi degli orinatoi. Se ne rammaricò perché era sempre stato orgoglioso del suo Generale e non gli dispiaceva quel cameratismo da maschi. Con l’angoscia addosso tornò dal medico. Gli stava consigliando la psicoterapia con la prospettiva di un TSO quando Giorgio sentì il prurito al braccio. Subito lo scoprì e lo mostrò al medico.

“Mi crede ora? Mi crede finalmente?” chiese.

Quello lo guardò sbalordito, gli toccò il braccio, ne provò la consistenza, la forza, verificò l’attaccatura con le spalle.

“Ha bevuto? Ha assunto droghe, medicine? Si è sottoposto a qualche strana radiazione?” Gli chiedeva mentre gli auscultava il cuore, gli misurava la pressione, lo palpava, gli controllava le pupille e l’alito. Lo accompagnò di persona da uno spocchioso barone all’ospedale del capoluogo dove lo sottoposero a tutti i controlli possibili e immaginabili con i più moderni macchinari. Naturalmente non ne vennero a capo, non c’era alcun precedente al mondo. Senza una diagnosi e soprattutto senza una cura, Giorgio tornò alla sua vita di sempre.

La “sparizione” si andava lentamente estendendo, un pezzo per volta. Così cominciò a andare in giro con gli occhiali scuri anche con la pioggia. Poi si abituò a indossare il cappello. Quando sparirono bocca e orecchie non poté più mimetizzarsi. Il fenomeno iniziò a verificarsi sempre più di frequente. Solo il suo naso, lungo e con la punta all’ingiù, se ne rimaneva lì in tutta la sua imponenza. La deviazione del setto, causato da un vecchio incidente, aveva prodotto la “rinolalia”, termine che Giorgio usava per rendere interessante la sua voce nasale. Invece la mancanza dell’olfatto, causa della bocciatura al corso da sommelier, si era rivelata una fortuna quando prendeva i mezzi pubblici, soprattutto d’estate. La cosa più fastidiosa però era respirare con la bocca, le donne si erano sempre lamentate del suo russare. Per convincerlo a operarsi gli dicevano che l’intervento avrebbe accentuato quell’accenno di somiglianza a Alain Delon da giovane. Inutile nascondere che ne era tentato, ma ogni volta prevaleva la voglia di tenersi alla larga da medici e ospedali. In fondo riusciva ancora a tenere a bada il sibilo che produceva se si agitava troppo. Insomma quel suo naso che non serviva a granché era rimasta l’unica parte ancora visibile del suo corpo. Una vera beffa del destino.

La notizia dello strano fenomeno cominciò a diffondersi. Inizialmente fu mantenuto il riserbo sul suo nome, ma non durò a lungo. Ne parlarono i giornali e le tv, furono presentate interpellanze parlamentari. Giorgio fu contattato dai più alti apparati militari italiani e stranieri perché come agente segreto poteva rivelarsi un’arma più potente di droni e armi sofisticate. Erano pronti a offrirgli ponti d’oro se solo avesse accettato l’amputazione della sua inutile protuberanza per rendersi completamente invisibile. Il garbato rifiuto di Giorgio fu motivato dal fatto che come pacifista non si sarebbe sentito a suo agio nei panni di uno 007. Anche se, in tutta onestà, non si può negare che la sua fobia per medici e bisturi ebbe un certo peso nella decisione.

Il suo nome fu reso noto e dopo un primo momento di panico, da uomo pragmatico quale era, decise di sfruttare a proprio vantaggio la situazione. Iniziò con le ospitate in programmi tv dove le telecamere indugiavano sulle parti del corpo che apparivano e scomparivano. Per questo scopo prima di andare in onda gli facevano indossare pantaloni corti e camicie aperte. Già guadagnava abbastanza da licenziarsi dalla banca e mettere alla prova la sua vena artistica.

Presto il cinema e la TV inaugurarono il filone de “Il detective nasone”. Durante le indagini il commissario Giorgio indossava una faccia finta alla Diabolik. Poi, appena l’assassino di turno pensava di averla fatta franca, si rendeva invisibile e lo smascherava. Naturalmente la faccenda s’ingarbugliava – non di rado con svolte davvero esilaranti – quando non riusciva a nascondere il naso. Fu un grande successo. Nonostante come attore fosse abbastanza scarso diventò un divo con milioni di fan. Ovunque andasse firmava autografi e si concedeva ai selfie. Sempre più spesso la sua ormai utile protuberanza appariva sulle copertine dei più famosi rotocalchi e ai party più esclusivi. Per sfuggire ai paparazzi gli bastava ficcare il naso – letteralmente – nelle pieghe dei vestiti delle sue compagne, anche se per farlo gli toccava girare nudo anche in inverno.

Il timore di ripercussioni sulla sua vita amorosa risultò infondato. Le sue partner apprezzavano scopare con l’uomo invisibile. Era come servirsi di un raffinato gioco erotico, ma senza pile né elettricità. Mentre si davano da fare, lo specchio accanto al letto rifletteva l’immagine della compagna di turno che si contorceva dal piacere. Era la nuova frontiera dell’erotismo a cui poteva accedere solo Giorgio: il “vedo e non vedo” con il naso che appariva e spariva dagli anfratti femminili. Fu talmente apprezzato che appena si sparse la voce la sua vita sessuale se ne giovò come non mai. Il corteggiamento da parte di donne eleganti e famose – che fino a poco tempo prima non si sarebbero fermate neppure a chiedergli l’ora – gli procurò il gusto di scegliere e l’inebriante potere di negarsi. Durò finché incontrò Amelìe, sensuale modella franco-senegalese, e si fidanzò. Insomma, a Giorgio la “sparizione” anziché sottrarre aveva aggiunto: amore, soldi, fama.

I primi problemi si presentarono quando dovette affrontare la burocrazia. Produrre documenti d’identità con la sua foto diventò un affare complicato. La pubblica amministrazione si rifiutava di rilasciare documenti a un manichino vestito di tutto punto con il naso al centro di un viso che non c’era. Qualcuno gli consigliò di colorare la pelle con un fondotinta. All’inizio l’esperimento sembrò riuscire, ma durò neanche un’ora, tempo sufficiente per una foto ma non per l’identificazione ai controlli di polizia. Inspiegabilmente il suo derma produceva una sostanza refrattaria che in breve riduceva il make up in una pappetta gelatinosa. Lo Stato che non gli concedeva un riconoscimento anagrafico era lo stesso che pretendeva un’alta percentuale sui suoi guadagni. Considerò allora di trasferirsi all’estero, ma non poté senza passaporto e di conseguenza senza visto. Non riuscirono a sbrogliarla neppure i migliori avvocati costati una fortuna. In breve, ora che ormai la sparizione era diventata definitiva e completa – tranne ovviamente per il naso – era un “invisibile” agli occhi della società, peggio dei tanti clandestini che sbarcavano senza documenti. Almeno un corpo da mostrare loro ce l’avevano.

La sua carriera cinematografica e televisiva ebbe un progressivo declino e arrivò ben presto al capolinea. La gente si era stufata di stare a guardare qualcuno che non vedeva. Come darle torto, era difficile giudicare quanto era migliorata la sua recitazione dall’espressione del naso. I suoi risparmi presto si esaurirono e senza documenti non poté pretendere pensione né sussidio. Anche Amelìe lo lasciò. Disse che non poteva rischiare che la sua fosse una malattia genetica trasmissibile alla prole, prima o poi di figli lei ne voleva. Insomma perse tutto e si ridusse a vivere in strada. All’inizio dormiva nella sua adorata Maserati, aveva sempre avuto la passione per le macchine sportive e la velocità. Gli sequestrarono anche quella per un vecchio debito Equitalia.

Comunque ben presto imparò che un invisibile non aveva bisogno di soldi. Così per dormire si intrufolava negli alberghi, soprattutto nei periodi di bassa stagione. Invece per mangiare entrava indisturbato nelle cucine dei migliori ristoranti e si serviva. L’unica seccatura era girare nudo e nascondere il naso.

Quella famosa sera mentre ammirava una di quelle auto che aveva posseduto nel suo periodo d’oro, scoprì che oltre alla capote abbassata aveva anche le chiavi inserite. Non resistette: mise in moto e partì. Si diresse fuori città, per spingere il motore al massimo in una strada libera da traffico, pedoni e vigili. All’improvviso sentì un ticchettio che lo insospettì. Rallentò per gettarsi fuori ma non fu veloce abbastanza da evitare le fiamme che seguirono lo scoppio. La sua pelle bruciata rese visibile il suo corpo. Il patologo riscontrò ustioni di terzo grado e – cosa stranissima – la totale mancanza del naso. Tutti gli organi, gli arti, il sistema venoso e arterioso erano presenti, ma al centro del viso c’era il vuoto assoluto. Non erano visibili cicatrici e neppure il buco delle narici, niente. Insomma quello per cui era stato individuabile e persino famoso era sparito. Il riconoscimento era impossibile in mancanza di foto e documenti. La svolta ci fu quando la polizia controllò le telecamere davanti all’albergo. All’inizio non capivano come l’auto avesse potuto avviarsi da sola. Però dopo ore di visione incrociata con le immagini del bancomat e dell’autovelox scoprirono che alla guida della decappottabile c’era solo un naso. Finalmente un ispettore, suo affezionato fan, lo collegò alla faccenda della “sparizione”. Fu riconosciuto come eroe invisibile che aveva salvato la città da un attentato devastante. Dopo qualche tempo, nella piazza principale, davanti alle autorità e alla folla, il sindaco scoprì il monumento dedicato a Giorgio: un grande, immenso naso di marmo bianco col setto deviato.