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Anni ’20 del romanzo

Sono finiti i primi venti anni di questo secolo, dal 2000 al 2019, e anche se non mi ci abituo, so che quelli dello scorso decennio saranno chiamati gli anni ’10. Il ricordo del Novecento ormai trascolora, del Duemila ancora non si capisce la forma e siamo già arrivati agli anni ’20.

Perciò d’ora in poi quando diremo: «La musica degli anni ’20» non intenderemo affatto il Charleston con i suoi musicisti di colore e le ballerine bianche. E nemmeno le big band, le grandi orchestre con gli strumenti a fiato più il pianoforte, il contrabbasso, la batteria e la chitarra, guidate da artisti tipo Duke Ellington e Cab Calloway. Se parleremo di una grande scena di burlesque, non sarà quella di Joséphine Baker nella revue delle Folies Bergère accompagnata da un ghepardo.

In letteratura non citeremo Fiesta o Addio alle armi di Ernest Hemingway e nemmeno Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Quando parleremo di un autore francese alla moda non faremo riferimento a Marcel Proust. E i pittori non saranno Modigliani, Picasso e Dalì. Le avanguardie non saranno il Surrealismo o il Secondo Futurismo.

Gli anni ’20 che ci aspettano non saranno ruggenti, ma troveremo (oppure qualcun altro prima o poi troverà) un aggettivo tutto per loro. Meglio così, gli anni ’20 del Novecento hanno visto trionfare Mussolini e la marcia su Roma, incubato la bestia del nazismo, visto crescere la feroce dittatura stalinista, mentre l’Italia colonizzava la Libia con feroci campagne militari. Sorgevano sulle macerie della prima terribile conflagrazione mondiale che per l’estrema violenza e per i tanti morti venne chiamata La Grande Guerra oppure L’inutile strage. Partorirono gli orribili anni ’30 con la guerra civile spagnola, i preti crocifissi sulle porte delle chiese, Guernica, la notte dei cristalli, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale; e gli spaventosi anni ’40, la Shoah, l’atomica, la guerra fredda, e via dicendo.

Gli anni ’20 che aspettano noi di Genius e anche te che leggi saranno quelli dei romanzi degli anni ’20 ancora tutti da scrivere. Anzi, alcuni già quasi finiti, pronti per la pubblicazione. In questi anni ’20 noi ci siamo. Saranno semplicemente la divisione in 365 giorni di ciò che deve ancora avvenire.