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Come trasformo in gelato Frankenstein

Benvenuto al buio del mio laboratorio. Qui provo a generare vita con la morte.

Un moderno Dio di passaggio. Speranza tra la gente. Ho gli occhi un po’ da matto, Fassienstein mi chiamano. Smembro i corpi di chi mi è antipatico, desidero renderli migliori mettendoci dentro un po’ di frattaglie di animali o ciò che mi capita a tiro, il gelato magari. Perché l’uomo poi alla fine non è mica tutto oro e coscienza se lo sezioni e ci guardi dentro bene.

Intanto questa notte bevo un po’.

Cervello di manzo per l’uomo che immagino. Tartare, quella che avanza dall’esperimento si condisce con sorbetto di capperi e una punta di malocchio rosa.

Per la bestia d’uomo invece, la tartare si compatta con le mani a mo’ di cervello, si collega a elettrodi carichi come fulmini e l’intelletto figlio del genio è pronto per la vita. 

Ma la vita è generata dal cuore.

Dove va il cervello senza cuore? La vita è nei battiti, sia cuore di vacca o cuore di cane o cuore di uomo. La vita la scovi lì, mica altrove. 

Chi lo regge un cuore animale però? per non parlare di quello umano. Rabbia, dolore, amore, delusione, risentimento. Che fatica. Ci ficco una bella mozzarella di bufala. Ecco il cuore della mia creatura e un accenno di sorbetto di pomodoro sanguigno gli donerà una parvenza di umanità. Opaca, lattiginosa, una grossa mozzarella, un cuore morto che ben connesso permette di sopravvivere senza lo stress di emozione alcuna. Si scivola lisci verso la tomba come falene verso le lampare.

Ballo un po’ nella notte. Geniale l’uomo moderno.

Il fegato, ci vuole fegato per riempire il gran deserto che può essere la vita. Un fegato grasso dove lo trovo? 

Un fegato gonfio di grasso, non animale, non sanguinolento. Sai che rabbia con un fegato simile. Andiamo sul vegetale. Arachide salata, un grasso semifreddo all’arachide salata, il genio! Poi inserisco un innesto di sorbetto di mirtillo per dare un colore degno e, colpo da maestro, tessuto spugnoso. Pan di spagna bagnato di Alchermes e il fegato è servito.

Il tempo di qualche passo in avanti, e dalle scimmie a oggi l’uomo moderno è vivo! 

Ma non chiedetemi dell’anima, per quella, nessuno può fare nulla. 

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