“Ti seguo” di Sheena Patel (Blu Atlantide)

La storia di una ragazza che vuole entrare nel jet set inglese e vive un’ossessione pseudo amorosa alimentata dai social

Un’ossessione pseudo amorosa alimentata dai social. Questo libro si potrebbe definire così, oppure leggere come un urlo doloroso di una ragazza che vuole entrare nel jet set inglese, far parte della minoranza di ricchi, bianchi, belli e in giro per il mondo, che possono fare a meno di lavorare e postare foto su Instagram delle loro case perfette e scintillanti. In ogni modo, quello che capisci mentre leggi, è che le ambivalenze e le ossessioni rappresentano gran parte del nostro mondo social, dove se non sei visibile e continuamente contattabile non esisti. Nessuno dei personaggi di questo libro ha un nome, quasi che il loro rapporto con la protagonista fosse il solo elemento che li caratterizza, e non avessero altro spessore che quello fallace della loro immagine pubblica. La ragazza che narra la storia è di origine indiana, britannica di seconda o terza generazione e segue ossessivamente una donna sui social, che va a letto con lo stesso uomo con cui va a letto lei. L’uomo in questione è un politico o forse un personaggio pubblico importante con un ruolo nel mondo culturale britannico, è sposato e poliamoroso. Con lei è devotamente sleale, la respinge e la ricerca con mail e messaggi, si sottrae al sesso e poi affitta stanza d’albergo in cui non dorme. Lei vive accucciata in attesa di ricevere un cenno, questa relazione tossica dà il senso alle sue giornate. Ha un lavoro e convive con un ragazzo, gentile, inglese e bianco, ma non le basta. Quello che lei vuole è intossicarsi con la polvere della vita della classe dirigente che lei può solo intravedere. Cerca ogni contatto possibile con la donna che va a letto con l’uomo per il quale ha un’ossessione, fino al punto da noleggiare un cagnolino e trovarsi nei paraggi della zona residenziale in cui vive la sua sorellastra. Passano mesi a volte senza sentire l’uomo che desidera, poi dopo un lasso di tempo sufficiente, gli manda messaggi e lui risponde e la relazione riprende la vitalità virtuale di cui lei non può fare a meno.

La lucidità si interrompe e si crepa come un bicchiere e poi riprende con una logica personale propria di ogni ossessione, in una narrazione frenetica, il limite che ogni volta viene alzato un po’. L’ossessione di lei diventa inarrestabile e non si ferma nemmeno quando il fidanzato scopre la sua doppia vita pieghevole, il bisogno insaziabile di possedere un pezzo di quello che ha quell’uomo e la donna che lo ama, oltre alla moglie. Lei può essere un pezzo di noi, del nostro bisogno folle di visibilità quando ci imbarchiamo in una relazione clandestina, sicuramente tossica, destinata a farci male (e lo sappiamo) oppure solo una storia da guardare con curiosità, contente che a noi, nella nostra vita sicura, non sia capitato nulla di simile. Eppure, vivere una relazione ha sempre qualcosa di insicuro, di traballante, di rischioso, e quanto più è devastante il nostro approccio con l’amore più è intenso e più ci rende vivi. Quello che siamo condiziona, inevitabilmente il nostro sentire, e il nostro narrare è la sintesi di quello che vogliamo mostrare, o anche quello che vogliamo nascondere.

Sono abituata ai segreti, alle cose illecite, alle dipendenze che ti danno, a sapere, più cose di tutti quelli che mi circondano, al potere che potrei acquisire in una situazione e al risentimento che si accumula contro le figure autoritarie della tua vita perché sono così stupide, come fanno a non capire i piani tipo cavallo di Troia che stai architettando, ma invece di Troia stai per invadere una discoteca di merda a Wembley.

Sono abituata a chiedermi se sono brava abbastanza.

Sono abituata a nascondere parti di me ai miei genitori, a nascondere parti di me ai miei amici, ai ragazzi che mi piacevano, e a nascondere parti di me alla società a cui appartenevo perché non gradivano le mie parti di colore marrone. Sono abituata a vivere dentro la vergogna, sono abituata a stare fuori, con il mio respiro che appanna il vetro, mentre imploro di farmi entrare. Sono assolutamente preparata per questa relazione clandestina. È tossica e familiare.

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti Equilibri sospesi, La ragazza di miele e altre storie (Progetto Cultura, 2016) e Diastema (Ensemble, 2020), e la raccolta di poesie Estate (Progetto Cultura, 2019). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, Stati di desiderio, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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