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Racconti Paranormali – Malù

Claudia Colaneri conduce laboratori di scrittura collettiva per disabili adulti con ritardo mentale. La sfida consiste nel trattare temi “alti”.

“Va, beh. Ma siamo sicuri che questi sono disabili?”

“Pare di sì”

“A me sembra che stiano avanti.”

“No, quelli siamo noi che vogliamo stare sempre da qualche parte. Avanti, indietro, intorno, qui, là.”

“E allora dove?”

“Stanno, ma non stanno qui o lì. Stanno adesso.”

Malù è tonda tonda, non entra tutta nello specchio, prima si guarda la parte destra, poi quella sinistra. Si pesa anche un po’ per volta, prima con un piede e poi con l’altro; perché con tutti e due, poi la mamma dice che deve fare la dieta.

Invece lei si piace così: tanta e tonda. Non finirebbe mai di accarezzare sé stessa e lo specchio.

È amica di tutti e fidanzata di qualcuno:

“Malù, hai baciato Piero?” Le chiede Lina, una sua compagna.

“Sì, perché?”

“Ma non eri fidanzata con Nico?”

“Sì, e allora?”

“Se sei fidanzata, non puoi baciare un altro!”

“E chi l’ha detto?”

“Non lo so.”

“Ecco! Lo vedi? Non l’ha detto nessuno!”

“No, tu hai baciato Piero ma sei fidanzata con Nico”.

“Oggi sono fidanzata con Piero.”

“Hai lasciato Nico?”

“No.”

“Allora non puoi fidanzarti con Piero.”

“Invece sì.”

“E perché?”

“Perché oggi Nico non c’è!”

Malù è una donna femmina e questo lo si capisce da come balla.

La donna femmina quando balla, mescola il bacino e manda il suo profumo per tutta la stanza.

Malù ha la forma e la leggerezza di un palloncino; i pedi potrebbero sembrare troppo piccoli per poter sostenere tutta la sua circonferenza, eppure saltellano agili, senza il minimo sforzo.

Malù balla come fosse in assenza di gravità; l’unica cosa che pesa in lei, è la passione.

Lei soffre per tutto ciò che ama: per il suo fidanzato che non le dà abbastanza attenzioni, per il suo amante che ha un’altra fidanzata e per gli amici di suo fratello, che non ha il permesso di amare.

Quando Malù sente questa sofferenza, prende il suo quaderno e riempie due paginette. Nessuno riesce a leggere cosa c’è scritto, perché sul foglio non ci sono lettere, ma onde. Malù non ha mai imparato a scrivere, o forse l’ha dimenticato; eppure registra le sue emozioni attraverso linee ondulatorie, più o meno intense, più o meno alte, come fosse il tracciato di un elettrocardiogramma.

“Cosa scrivi?” Le chiedo.

“Una lettera. Aspetta… ecco; ho finito!”

“Posso vedere?”

“Certo! Leggi!”

“Mmmm, non riesco a capire la tua calligrafia; vorresti leggermela tu?”

“Sì, dà qua! Allora, c’è scritto: Caro… Caro.” Malù si ferma alla prima parola, si passa le dita tra i capelli, abbassa lo sguardo e inizia a piangere in silenzio.

“Sei triste?”

Lei annuisce, incrocia le braccia sul tavolo e ci nasconde il viso.

“Preferisci stare un po’ da sola?”

Annuisce.

Resta qualche minuto così, poi solleva il viso, apre la borsa e ne tira fuori lo specchietto, il rossetto e la spazzola. Quando ha finito di sistemarsi, mi chiama: “Guarda! Un filo di rossetto e passa tutto!”

La borsa di Malù, all’inizio della giornata, contiene solo quello che le serve per ritrovare la serenità, ma, nel corso delle ore, si riempie con pane e pennarelli, presi di nascosto.

Ogni giorno, prima di andare a casa, Malù ha il compito di aprirla e togliere tutto quello che non le appartiene. Esclusi il rossetto, la spazzola e lo specchio, tutto il resto lo ha trovato in giro per il centro.

“Malù, di chi sono questi pennarelli?” Le chiedo.

“Non lo so!”

“La borsa di chi è?”

“È mia!”

“È come hanno fatto i pennarelli a finire nella tua borsa?”

“Saranno rotolati!”

“Che ne dici di rimetterli a posto?”

“Sì, ma solo quelli neri. Quelli gialli, domani.”

“E gli altri?”

“Quelli rossi, no, servono per le rose.”

“A chi le regali?”

“A me”

“È bello regalarsi delle rose!”

“Lo so, perché io son l’amore della mia vita”.

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