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Tutto si può e si deve scrivere

Tutto si può e si deve scrivere. Non si tratta di crogiolarsi in pensieri negativi, ma al contrario di espellere da sé quella sofferenza che è diventata energia interiore inquinante. Si tratta di una purificazione.

Jean-Yves Revault, Guarire con la scrittura, Red, Milano, 2005, pag. 22


Avvicinare la scrittura può fare paura. È come affacciarsi al buio di una grotta e non sapere cosa potremmo trovare se decidessimo di entrarvi. Potrebbe esserci un drago che dorme, un tesoro accantonato lì chissà da quando, una sorgiva di miracolosa acqua sulfurea o soltanto qualche parete di pietra e niente di più. Presi dal timore del buio e dei pericoli potremmo fermarci sulla soglia, e perdere opportunità. Di vedere da vicino com’è fatto un drago e scoprire che tipo di drago è. Di trovare un tesoro che potrà cambiarci la vita. Di bere a una fonte miracolosa. Di esplorare una semplice grotta che è soltanto una grotta, ma che non avremmo visto se non ci fossimo avventurati. Sconfiggiamo la paura del buio e del drago o di qualsiasi cosa possiamo immaginare sia nascosto in quel buio, affidiamoci alla scrittura e varchiamo quella soglia. Qualunque cosa dovessimo trovare, affrontiamola scrivendo. Farà male, anche. Ma sarà liberatorio. Non c’è dolore di cui non si possa scrivere, non ci sono pensieri troppo neri per essere affrontati. Anzi. Scriverne ci permetterà di liberarcene. Affrontare il drago e sconfiggerlo, o farcelo alleato. Metterci in spalla un sacco pieno d’oro anche se ci spezzerà la schiena di dolore. Dissetarci, anche se è un’acqua amara e per questo curativa. Non fermiamoci se pure sentiamo fatica o dolore, anzi affrontiamo fatica e dolore, e lasciamoci purificare. Scrivendo si può.