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Un gelato al gusto “Picchiatelli”

Quando Loredana Germani mi ha dato un bigliettino Genius dicendomi di scrivere in una, massimo due parole, cosa stavo portando con me della Full appena conclusa, non ho avuto esitazioni. Ho scritto “CASA”. È difficile spiegare cosa rappresenti la full immersion per chi, come me, ama chiudersi in un posto per una settimana insieme con qualche decina di altri picchiatelli. Sì, tra di noi ci chiamiamo “picchiatelli”, un nomignolo nato qualche anno fa. È da un po’ che lo dico, chi ha la passione per la scrittura è “fatto” in un certo modo. Si condividono aspetti del carattere e dell’esistenza non banali. Abbiamo tutti una interiorità complessa. Abbiamo tutti voglia di scavare dentro noi stessi per conoscerla meglio, questa interiorità. Abbiamo tutti mostri o fantasmi, dentro. Abbiamo tutti la necessità di esorcizzarli, quei mostri o fantasmi, per il tramite della scrittura. E infine, ultimo ma non meno importante, abbiamo tutti un’insana passione per gli stupidi giochini di parole. Come ad esempio un giorno eravamo al bar in tre o quattro, e qualcuno chiede dove sia Alfred, il cane che di solito si affacciava in cerca di coccole. Qualcuno ha detto che era in cantina, qualcun altro ha chiesto perché. “Perché sta Al Fred-do” è stata la lapidaria risposta. Ecco, queste cose possiamo dirle e farle solo quando siamo tra di noi, perché se tentiamo di “esportare” queste storielle al di fuori del circolo dei picchiatelli, il minimo che otteniamo è uno sguardo di riprovazione.
E allora la full diventa un modo per dare vita alla necessità di scrivere, potendolo fare in un ambiente stimolante e dedicato, ma al tempo stesso è un modo per ritrovarsi con persone nelle quali specchiarsi e riconoscersi.
Questa prima full della scuola Genius è stata una meraviglia. E oltre a curare lo spirito con la scrittura, si è anche curata e coccolata la carne con una cucina davvero invitante fornita dal resort. Ecco, l’ospitalità in genere è stata davvero notevole. Tutte le persone del resort sono state cortesissime e pronte a risolvere qualunque piccolo problema capitasse, cosa che in situazioni di questo genere non è affatto scontata.
Nel merito, la full era divisa in due parti: una dedicata alla scrittura di un racconto, alla quale ho partecipato in prima persona, l’altra denominata “residenza”, dedicata a chi aveva un romanzo per le mani e aveva voglia di scrivere scrivere scrivere, con la revisione/editing in momenti concordati.
I due gruppi si sono riuniti nella lettura finale, alternando la lettura dei racconti alla descrizione dei romanzi: questa descrizione doveva simulare quello che normalmente si fa quando si entra in libreria. Si guarda il titolo, si legge la quarta di copertina, si legge qualche pagina del libro, e si guarda il prezzo. Alla fine di tutte le letture ciascuno aveva a disposizione 50€ virtuali, con i quali poteva comprare quel che voleva. In questo modo, è stato possibile determinare quale fosse il romanzo più desiderato.
Il fatto che alla fine della settimana ciascuno legga il prodotto delle proprie fatiche è una cosa meravigliosa, e ha delle conseguenze straordinarie. Chi ama scrivere sa che se si scrive narrativa, si scrive sempre di noi stessi. Chi è più bravo aggiunge molto dall’esterno, chi è agli inizi aggiunge meno, ma alla fine della fiera ciascuno mette se stesso, in quelle righe. E allora succede una specie di magia. Le persone che hai frequentato per una settimana leggono ciò che hanno scritto, e a chi ascolta arriva tutta l’intimità di chi scrive (complice il fatto che sia l’autore a leggere). E l’empatia che si crea in quella situazione non ha pari.
Ecco, è per tutte queste ragioni che ho scritto “CASA” sul biglietto di Loredana. E sono grato a Genius, che ha saputo creare questa meraviglia in un tempo davvero ridotto. Non cito tutti, chi conosce Genius conosce anche i nomi, e valga la citazione di Loredana per abbracciare tutti in un ringraziamento corale.