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Dieci errori da non fare quando scrivi su Facebook

1 – Premere invio senza rileggere quello che hai scritto.  Se mandi online un post senza controllare con cura quello che gli altri leggeranno, puoi fare disastri anche se non lo vuoi. Quindi rileggi almeno due volte, controlla di non aver scritto frasi ambigue, guarda bene soprattutto dove hai piazzato le virgole perché ricorda che l’innocente invito «Andiamo a mangiare, nonna?» senza virgola fa di te un antropofago e rischi di ritrovarti in mail decine di inviti ad aderire all’associazione Free Hannibal Lecter.

2 – Usare citazioni non controllate. Trovi questa frase su internet e ti piace: «Io non ho mai finto, e non intendo fingere per un solo minuto», sotto ci metti un gattino che guarda i lettori e sei a posto. Poi magari trovi questa. «Ti devi opporre al mondo intero anche a costo di rimanere solo. Devi fissare il mondo negli occhi, anche se può succedere che il mondo ti guardi con occhi iniettati di sangue» e ci metti un lupo affamato. Bene, forse non sai che la prima è una citazione di Adolf Hitler, la seconda del Mahatma Gandhi. Fuori contesto anche un dittatore può sembrare onesto e un pacifista può apparire feroce.

3 – Fare errori di ortografia. Scrivere po’ con l’accento invece dell’apostrofo e qual è con l’apostrofo invece dello spazio, oppure non controllare i refusi che fai scrivendo, può apparire innocuo a prima vista, ma ricordati che Facebook è pieno di grammar nazi che cominceranno a tampinarti con lezioni non richieste di grammatica e ortografia. A quel punto cercherai di difenderti postando la foto della tua laurea ma sarà troppo tardi. Tutti cominceranno a dire che prendere una laurea oggi non significa non essere ignorante, e i più decisi saranno quelli che hanno a malapena finito le medie.

4 – Scrivere sotto l’effetto di un amore appena finito. Sei stato mollato da una ragazza che porta la quarta di reggiseno e allora scrivi un post di fuoco contro tutte le donne che portano la quarta di reggiseno. La rabbia monta dentro di te e arrivi a scrivere che speri vengano aboliti tutti i reggiseni di taglia quarta. Anzi rincari la dose contro tutti i fabbricanti di reggiseni, di qualunque taglia. Furioso annunci che tu stesso andrai nei negozi di intimo a squarciare i reggiseni e a dare fuoco agli slip, poi ci metti l’emoticon della risata da pazzo, per far capire al mondo che stai scherzando e a lei quanto sei intelligente. Poi premi invio. Da quel punto tutto il mondo comincia a pensare che sei un idiota, tranne lei che l’ha sempre saputo e ti ha comunque già bannato da tempo dai social.

5 – Scrivere sotto l’effetto di un amore appena iniziato. È come scrivere sotto l’effetto dell’amore appena finito ma è peggio. La tua vita di personcina educata e prudente è stata squassata da una grande passione. Allora aggiorni il tuo stato scrivendo che sei coinvolto in una «relazione complicata» perché in questo caso il tuo amore ha la mente rivolta ad almeno un altro individuo che l’abbraccia nelle sue foto al mare. Complimenti, da questo momento la tua vita entra nel tunnel della sdolcinatezza, che comprende migliaia di micetti coccoloni e gabbiani ebbri d’amore. Alcuni lettori fanno finta di essere contenti per te ma sotto sotto ti invidiano, altri scrivono che l’amore è sopravvalutato, e c’è sempre il solito che – chissà perché – commenta parlando di taglie di reggiseno, soprattutto la quarta.

6 – Voler dimostrare di essere bravo. Facebook non è un’aula di scuola e i Mi Piace dei tuoi amici non sono un attestato di cultura. Perciò se leggi l’ultimo libro di Michel Houellebecq e scrivi: «Tutti dovrebbero leggerlo», nessuno ti dà la medaglietta. Se ciascuno di quelli che dicono di amare i libri su Facebook li leggesse veramente, l’editoria italiana sarebbe fiorente invece che alla canna del gas. E la cosa più malinconica è che tutti i Mi Piace di cui ti vanti servono solo a spingerti a scrivere di nuovo per dare forza e soldi al social che ti ospita. Come un cane addestrato a ricevere come premio biscottini dal padrone a ogni ordine eseguito, tu a ogni post scritto non potrai fare a meno del pollice in alto di persone che nemmeno conosci. 

7 – Voler dimostrare di essere buono – Facebook non è una classe di catechismo e soprattutto tu hai già fatto la cresima da 25 anni. Scrivere un post per difendere i buoni sentimenti e le giuste cause è utile come affermare che sapresti rendere felice qualunque partner desideroso di una vera soddisfazione sessuale. A meno che non parli con tua moglie, nessuno può smentirti, ma nemmeno crederci. Non c’è bisogno che dimostri di essere buono, evita di utilizzare i post come una clava da spaccare in testa a chi ti sta antipatico e avrai già fatto abbastanza. 

8 – Pensare che scrivere poesie sia andare a capo. Lo so, a tutti noi è capitato di scrivere parole che ci sembrano profonde e significative, andando a capo a ogni frase. Se vogliamo impegnarci di più sappiamo anche far rimare piatto di triglie con lavastoviglie, ma questo non fa di noi dei poeti. Un poeta è un signore che dedica una vita a cercare la sua voce e a dare un senso al mondo attraverso le complesse e spesso poco consolatorie trame della sua coscienza, confrontando la sua opera con quella dei poeti che sono stati al mondo prima di lui e riuscendo a farsi leggere dai letterati di oggi. Insomma, una cosa né facile e né indolore. Copiare i versi dei poeti mettendoci la propria firma, invece, è un peccato mortale, quasi più grave di aggiungere battute sulla politica contemporanea alle vignette di Snoopy.

9 – Credere che tutti i post siano rivolti a te. La cosiddetta bacheca di Facebook presenta una serie di post selezionati con un complicato algoritmo che ti fa apparire i contenuti dei tuoi contatti senza un ordine che tu possa sempre capire. Se hai appena scritto: «Ti puzzano le ascelle» perché stai pensando alla tua ex con la quarta di reggiseno e leggi un post di tuo cugino Aldo che dice: «Tutte le ascelle puzzano, ma lavarsi farebbe bene anche a te». È possibile che lui ce l’abbia con uno che ha incontrato in metropolitana e non abbia mai letto il tuo post. Così quando lo insulterai con il post: «Dai cugini mi guardi Iddio» probabilmente verrai letto non da lui, ma dal cugino Giacomo al quale hai chiesto un prestito di tremila euro. La cosa buona è che questo renderà il prossimo cenone di Natale divertente come una giornata al Colosseo quando liberavano i leoni.

10 – Credere che sia davvero tu a scrivere. Quando scrivi un post su Facebook in realtà stai riempiendo una casella che altri hanno predisposto per te, con spazi e colori già decisi, con lettori governati da un misterioso algoritmo. Anche se c’è la tua foto migliore, sei solo un replicante virtuale di te stesso. Come diceva McLuhan, il medium è il messaggio, il che vuol dire che le tue parole contano meno del contenitore che le trasmette agli altri. Insomma, non sei tu che scrivi, è Facebook che scrive te.