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Egli stesso si definisce “pellegrino viandante su questa terra” rivelando come il viaggio diventi simbolo della condizione umana nel passaggio terreno.

Parla un inglese stentato con un fortissimo accento straniero, tanto da risultare a volte incomprensibile, ma nutre per l’Inghilterra un amore romantico.

Col tempo certe note di tristezza e di malinconia trasformano il riso in ironia.

“O tu, cieco, pazzo amore, che cosa fai, tu ai miei occhi, che essi guardano e non vedono ciò che vedono”

Ha imparato a conoscere i gatti dai tetti.

Talvolta compare nudo in pubblico con un basto d’asino sulle spalle e le cinghie di cuoio in bocca, si unge il corpo di trementina e si avvoltola nelle piume.

Le sue storie d’amore si sussurravano piuttosto che raccontarle, intimiditi come si era dal suo stesso riserbo.

Il mondo inventivo di Selma Largelöf è tutto leggendario, epico, permeato da fantasie di personaggi burloni, liberi e dispettosi.

Honoré de Balzac cresce alla scuola dell’indigenza, dell’economia di “sussistenza”, del regime di “spese così nettamente determinate” che un vetro rotto, uno strappo ai pantaloni comportano inasprimenti e torture per un mese.

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