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Sceglie il boccone prelibato con la stessa cura con cui medita ogni parola nella resa armonica della sua narrazione.

Lewis Mumford si muove sulle tracce di Melville con un’ammirazione che esprime senza uscire dai confini di un sereno equilibrio letterario

un prigioniero di quasi otto secoli fa detta le sue note di viaggio nella cella che per incanto si tinge dei colori di un mondo mai visto.

Ha una viva passione entomologica rimastagli dall’infanzia e un dotto amore per i lepidotteri a cui dedica un intero poema: Le farfalle

“Che voleva dire? Coraggio. Che la vita è difficile. Che siamo diventati tutti gente impossibile, lo sappiamo. Che altro?”

Parla un inglese stentato con un fortissimo accento straniero, tanto da risultare a volte incomprensibile, ma nutre per l’Inghilterra un amore romantico.

Col tempo certe note di tristezza e di malinconia trasformano il riso in ironia.

Ha imparato a conoscere i gatti dai tetti.

Talvolta compare nudo in pubblico con un basto d’asino sulle spalle e le cinghie di cuoio in bocca, si unge il corpo di trementina e si avvoltola nelle piume.

Le sue storie d’amore si sussurravano piuttosto che raccontarle, intimiditi come si era dal suo stesso riserbo.

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