Il canto del bosco

Di notte, nel bosco, la natura canta e con lei la voce narrante.

In un webinar sulla scrittura e i 5 sensi, abbiamo lanciato una piccola sfida ai partecipanti: per ogni senso abbiamo proposto un esercizio. La partecipazione è stata altissima, tanto che abbiamo deciso di pubblicare i racconti più riusciti.
Proseguiamo con l’udito, con questo esercizio: scrivi una scena ambientata in una notte completamente silenziosa. Focalizzati su suoni sottili e poco notati, come il fruscio delle foglie o il suono del vento. A un certo punto inizia un piccolo concerto improvvisato.

 

Nei borborigmi del bosco gli scarponi accompagnano il tinnito del grillo e l’ululato sincopato dell’allocco in amore. Respira il vento e borbotta tra le orecchie del daino che scalcia e gratta sul tronco e zoccolando si sposta a nord.
La zip gracchiante della tenda son bolle che scoppiettano nella discesa, e fa da assolo; di seguito, come archetti sui violini, sciolgo i lacci umidi e gli scarponi, che togliendoli cadenzano – due tocchi di tamburo soffocato – la caduta sul terreno. È cicalìo i piedi sul materassino, ovattato il pantalone che scende e l’entrare del corpo nel sacco a pelo.
Ora è soltanto concerto del bosco… Nenia flautata di bimbi lamentosi.
Odo il frusciare cartaceo del castagno selvatico, cascate di sassi sul Travignolo, raspa il tasso che insonne sistema la tana. Chi allarma? Pausa, silenzio assoluto, zittisce persino il fischio del Chiu.
E inizia con tocchi lievi, radi, col boato di cannoni distanti; di seguito il ritmo si accorcia: brioso, incalzante, pulsa nervoso, finché scroscia il torrente d’acqua sul telo e scarica la grancassa in un finale assordante: baraonda di botti, ululati e urli.
Scordata intono a squarciagola: «Ascoltami, ora so piangere… Ti sento vicino, il respiro non mente… Il sole mi parla di te…». È duetto: fischia l’aria e sfregola la pioggia. Su è fragore, frastuono, brontola, sferza, sbuffa, canticchia, bisbiglia e tace. E finalmente l’orchestra si dà pace. Ascolto il lallare del torrente vicino, sembrano furin tintinnanti, son note leggere, melodiose.
Tic-tac, tic-tac dal giaccone l’orologio mi batte in testa, è come una chiusura rumorosa di serranda; col borsone zittisco il maledetto, lo avverto ancora e col corpo lo silenzio del tutto.
Lontano odo un rombo strano, è cupo, sommesso e continuo, non è fastidioso, non è un ronzio d’insetto, è un aereo. E col suo vuuuu finalmente mi addormento.

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