La fabbrica diroccata

Le attrezzature divorate dalla ruggine erano come scheletri di guerrieri caduti sul campo di battaglia.

In un webinar sulla scrittura e i 5 sensi, abbiamo lanciato una piccola sfida ai partecipanti: per ogni senso abbiamo proposto un esercizio. La partecipazione è stata altissima, tanto che abbiamo deciso di pubblicare i racconti più riusciti.
Cominciamo con la vista, con questo esercizio:
Scrivi una scena in cui il personaggio si trova in un luogo abbandonato, come una vecchia fabbrica o una casa deserta. Rappresenta visivamente il senso di decadenza e abbandono.

 

La ragazza alzò lo sguardo verso l’edificio fatiscente che si ergeva davanti a lei e sospirò. Esitò un attimo, guardandosi intorno, poi si fece coraggio e si intrufolò titubante nello stabile.

L’interno della fabbrica dismessa era ancora più squallido e desolato delle mura scrostate che da decenni deturpavano il quartiere circostante, già di per sé degradato.

Non appena gli occhi si abituarono alla penombra polverosa, la ragazza cominciò lentamente a distinguere quelli che un tempo erano stati i grandi saloni del vecchio opificio. Sul pavimento lercio erano ancora visibili le impronte dei macchinari e le macchie di unto che questi avevano lasciato sull’impiantito di cemento.

Attraverso le alte vetrate opache filtrava una luce scialba che si posava ovunque come un sudario, svelando tracce di umidità che trasudavano dalle pareti, denudate dall’intonaco rovinato a terra.

Mentre avanzava guardinga, la giovane si avvide di alcune attrezzature divorate dalla ruggine, abbandonate al centro del grande stanzone come scheletri di guerrieri caduti sul campo di battaglia, in balia dell’oblio e del degrado.

Un guizzo improvviso alla sua destra la fece voltare di scatto; d’istinto rabbrividì. Un cono di luce che penetrava da uno squarcio nella vetrata fendeva d’oro l’atmosfera bigia, incendiando minuscole particelle di polvere che vorticavano convulsamente, e illuminava un angolo dello stanzone dove la ragazza scorse un movimento.

Voltandosi mosse alcuni passi incerti, finché un sorriso di sollievo le illuminò il viso ancora infantile: dietro un secchio blu era apparsa una coda ondeggiante, seguita dal corpo sinuoso di un gatto dal manto fulvo.

«Ecco dove ti eri cacciato», esclamò lei accovacciandosi accanto al felino, che cominciò a strusciarsi solleticandole le ginocchia nude.

Il grosso gatto rosso trovò rifugio sulla sua spalla, infilò il muso fra le chiome corvine e così abbracciati uscirono insieme, finalmente restituiti all’aria e alla luce.

 

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