“Passeggiare la notte” di Leila Mottley (Bollati Boringhieri)

Questo romanzo, tratto da una storia vera, racconta degradazione e miseria, forme oscure di solidarietà tra disperati, pelle esposta e ferita, ma in qualche modo curata.

Kiara Anderson ha 17 anni, vive nella parte meno ricca della California, a Oakland, con il fratello maggiore Marcus, al quale la lega un rapporto simbiotico. I genitori sono assenti, il padre perché è morto, e la madre è in una comunità di recupero per persone traumatizzate, dopo la morte della figlia più piccola. Dopo aver lasciato la scuola il suo punto di riferimento positivo con il mondo esterno è Alejandra, detta Ale, con la quale va a scroccare vestiti usati nelle sale mortuarie.

Quando l’affitto del complesso fatiscente in cui stazionano insieme ad altre famiglie non abbienti aumenta, rischiano lo sfratto e Marcus non riesce a scuotersi dalla sua fissazione di diventare famoso come rapper, Kiara prova a trovarsi un lavoro. Però ha 17 anni, e non ha un curriculum e nessun lavoro sembra adatto a lei, neanche quello di cameriera o lavapiatti. In un locale di striptease, dove lavora un’amica di Marcus, incontra un uomo e, sfinita dalle privazioni e stordita dall’alcool, fa sesso con lui. Quando riceve dei soldi, capisce che quello è un lavoro possibile, perché il suo corpo, la sua pelle, possono essere venduti e comprati, e i soldi sono necessari per pagare affitto, bollette e prendersi cura di Marcus e del piccolo Trevor, il figlio di una vicina di casa persa nella droga, e praticamente abbandonato. Kiara è intelligente e sensibile, e sente il dolore della sua vita perduta con intensità, gli uomini che le premono addosso sanno della sua giovane età, eppure non smettono di fare sesso con lei e di pagarla. Nella sua girandola emotiva, Kiara incontra una ragazza trans, Camila, che le propone un protettore, e ragazze fragili e tristi, condannate a fissare un punto sul muro, senza nessuna possibilità di riscatto dalla vita sulla strada. Nessuno la aiuta, e l’aria attorno a lei sembra assottigliarsi fino a diventare soffocante, e diventa decisamente un incubo quando, dopo una retata, diventa lo svago di alcuni poliziotti. Lei non conosce i nomi di quegli uomini sudati, arroganti e crudeli che le premono addosso e fanno sesso con lei a turno, aspettando con una birra in mano e parlando tra loro della normalità della loro vita. I poliziotti si rifiutano di pagarla, sostenendo che il suo compenso sono gli avvisi delle retate che le comunicano. La normalità che confina con l’orrore.

Di quegli uomini spregevoli Kiara conosce solo il numero del cartellino e basta. Per lei loro sono corpi che la sfruttano e la spingono sempre più in basso, verso la totale mancanza di autostima, distruggendo quel nucleo piccolo e morbido del suo cuore di ragazzina bisognosa di attenzioni e di cura.

Tutto precipita quando uno di loro si suicida e lascia un biglietto in cui racconta lo sfruttamento di Kiara. Da quel momento la centrale di polizia si mobilita non per aiutarla ma per tentare di dimostrare che, anche se era minorenne all’epoca dei fatti, non aveva rivelato la sua età ai poliziotti. Il potere tenta di salvare i suoi sudditi, invece degli innocenti, i deprivati di sicurezza, quelli che vanno protetti.

Tratto da una storia vera, il romanzo, attraverso la voce potente di Kiara, ci racconta dei venti caldi che le gonfiano i vestiti, di paura quando ha una pistola appoggiata alla tempia, di degradazione e miseria, di forme oscure di solidarietà tra disperati, di pelle esposta e ferita e, in certo modo, curata. Uno spiraglio di speranza offerto da una consapevolezza che arriva e che le dà una possibilità di scegliere un nuovo modo di vivere. Ma niente per lei è facile.

Il mondo per molti non è un luogo sicuro, il corpo diventa una merce, la pelle rivela più di quello che vogliamo e per alcuni è il solo modo, immediato, di guadagnarsi da vivere, anche se non è una scelta ma una necessità. Il romanzo d’esordio di Leila Mottley racconta una storia crudele di sopraffazione, vista dagli occhi della ragazza sfruttata. Cosa possiamo fare per impedire tutto questo? Ha senso parlare di giustizia? Non ci sono risposte, solo la storia, Kiara che espone la sua pelle scura al vento della notte che la rinfresca e spera in un domani migliore.

 

“Camminare per tornare a casa stasera è come camminare sott’acqua, come se tutto fosse denso e freddo e mobile, ma non riesco a distinguere un isolato da un altro. Il modo in cui gli oceani ti fanno risplendere finché non ti ricordi che il bagliore è solo un riflesso sulla tua pelle e le tue dita sono raggrinzite dal freddo. Passeggiare stanotte è un po’ così: pensi che sia la strada e invece sei solo tu. Sono una ragazza fatta di pelle”.

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Marilena Votta

Marilena Votta nasce a Napoli e trascorre la sua infanzia e adolescenza in un luogo fatto di sole accecante e ombre altrettanto tenaci. Ha pubblicato le raccolte di racconti Equilibri sospesi, La ragazza di miele e altre storie (Progetto Cultura, 2016) e Diastema (Ensemble, 2020), e la raccolta di poesie Estate (Progetto Cultura, 2019). Il suo racconto “Fratello maggiore fratello minore” è stato pubblicato nell’antologia “Roma-Tuscolana”. Alcuni suoi racconti sono disponibili su varie riviste on line e cartacee. Nell’ottobre 2021 pubblica il suo primo romanzo, Stati di desiderio, con D editore. Del suo rapporto con la scrittura asserisce, convinta, che è il suo posto nel mondo. Scrive recensioni di libri che ama per "Dentro la lampada", la rivista della scuola Genius.

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