L’Aventino di Cristina Campo

Da un po’ di tempo era mossa da un nuovo fervore religioso, forse dovuto alla perdita improvvisa di entrambi i genitori. Ogni mattina andava ad ascoltare la messa in latino.

Villa Sant’Anselmo le era piaciuta subito, un albergo discreto immerso nel verde dell’Aventino e a due passi dall’Abbazia benedettina.

Cristina Campo ogni giorno usciva dal n.3 di via di Sant’Anselmo per entrare in chiesa e seguire la messa in latino, accompagnata dai canti gregoriani.

Da un po’ di tempo era mossa da un nuovo fervore religioso, forse dovuto alla perdita improvvisa di entrambi i genitori. Anche se ormai conviveva col suo compagno, Elémire Zolla, si era sentita improvvisamente “orfana”, non aveva più chi l’aveva sempre protetta. Fin da bambina, a causa di una malformazione cardiaca non operabile, era sempre stata in casa e non aveva frequentato regolarmente la scuola, “una fortuna immensa”, diceva Elémire ridendo, ma non troppo.

Quando aveva nove o dieci anni, Cristina pregò suo padre di lasciarle leggere qualche libro della sua biblioteca. Egli, con un gesto, l’escluse quasi tutta, poi, indicandole una scansia separata, disse: “Questi sì, puoi leggerli tutti, sono i russi. Troverai molto da soffrire ma nulla che possa farti male”.

La vita, invece, l’aveva maltrattata lo stesso: solitudine, amori sbagliati, forse era un po’ anche colpa del suo carattere umbratile. Odiava il suo tempo, non sopportava i contemporanei, le era inviso persino il suo nome di battesimo, Vittoria Guerrini, seppellito da una serie di pseudonimi, prima di scegliere quello che aveva prevalso su tutti, Cristina Campo.

Ultimamente le crisi cardiache erano diventate più frequenti, ma non ne aveva paura, non più. La sua eredità? Qualche poesia, e alcuni scritti che nessuno aveva pubblicato, per via dei tagli e delle modifiche che lei non aveva voluto accettare.

Ci vorrebbe un bel necrologio, pensò, tipo: “Ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno”, e le venne da ridere mentre varcava la soglia della chiesa.

 

Bibliografia:

Cristina Campo, Gli imperdonabili, Adelphi;

Cristina Campo, Sotto falso nome, Adelphi.

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Loredana Germani

È tra i fondatori della Scuola di scrittura creativa Genius. Dopo gli studi in Storia e Letteratura italiana, scrive diversi racconti autobiografici e articoli in cui descrive incontri con autori. Ha curato l’antologia di racconti A Roma San Giovanni e tiene la rubrica Vita da scrittore sulla rivista letteraria Dentro la lampada, nella quale narra opere e aneddoti di grandi personaggi letterari.

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