Il podcast e la macchina di mamma

Menomale che adesso facciamo gli mp3 delle trasmissioni e le facciamo ascoltare su Rai Play Sound!

Immaginate me che, con l’aria soddisfatta di un gattaccio attempato, chiedo a una giovane laureata in giornalismo e comunicazione: «Ascolti la radio?».

E immaginate lei che risponde: «Quando è rotta la macchina di mamma».

Prima di comprendere appieno questa risposta, dovrete probabilmente avere un po’ di pazienza, perché devo fare un po’ di riassunto personale.

Quando – probabilmente segnando l’inizio di un’epoca – Steve Jobs apparve con una scatoletta in mano che avrebbe dovuto contenere delle canzoni, scossi la testa, osservando la mia discoteca personale che a malapena aveva accettato il passaggio dalle artistiche copertine dei 33 giri di vinile ai brutti quadrati di plastica trasparente che contenevano i cd. Pensai che nessuno sarebbe andato in giro con un aggeggio costosissimo che non conteneva niente, perché la musica ce la dovevi mettere tu dentro.

Insomma, non avevo capito un cavolo. Protetto nella mia tranquillità analogica, non mi ero quasi accorto che era il 23 ottobre 2001 e avevamo scavallato il secolo, anzi il millennio e tutto era diventato digitale. L’iPod, quando poi venne abbinato all’oggetto preferito dagli italiani cioè il telefono, diede vita all’iPhone e da quel momento non abbiamo più alzato lo sguardo da uno schermo.

Eppure, mai avrei pensato che la diabolica scatoletta avrebbe cambiato anche la storia della radio, la comoda e morbida cuccetta che permette a quel gattone pacioccone di me stesso di avere riparo e sostentamento da tanti anni. Ma poi è arrivato il podcast.

Con il podcast ti porti dietro le trasmissioni che vuoi e te le ascolti quando ti pare, anzi non c’è nemmeno bisogno di rivolgersi alle emittenti radiofoniche, i podcast può farli quasi chiunque (se ne ha le competenze, se lo sa fare e se ha talento) e distribuirli in mp3 sulle piattaforme di distribuzione tipo Spreaker.

Il podcast ormai è diventato il rampollo sveglio della vecchia signora a transistor. E ci ha regalato tanti ascolti felici, tipo Io ero il milanese, Polvere, Veleno, le lezioni di storia del professor Barbero, e molti altri ce ne regalerà da qui in avanti. Ha rilanciato il genere delle audio narrazioni, dei documentari, dei ritratti sonori, delle lunghe interviste, delle storie di vita, delle inchieste. Insomma, un gran bel sentire.

Ma che c’entra la macchina di mamma?

«Che c’entra la macchina di mamma?» chiedo io

«Quando la macchina di mamma, che è nuova, è rotta, allora andiamo con la macchina di papà. Lì non si può collegare il cellulare allo stereo e quindi ascoltiamo la radio».

Sono rimasto senza parole, e pure senza miagolii. Per la giovane laureata (che per la cronaca si chiama Marta Cecconi e adesso lavora con noi di Genius) la radio è un ripiego in macchina quando non si possono ascoltare i podcast. Menomale che adesso facciamo gli mp3 delle trasmissioni e le facciamo ascoltare su Rai Play Sound, altrimenti per noi vecchi gattacci della radio resterebbe solo la speranza di un guasto collettivo di tutte le automobili nuove!

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Paolo Restuccia

Scrittore e regista. Cura la regia della trasmissione Il Ruggito del Coniglio su Rai Radio2. Ha pubblicato i romanzi La strategia del tango (Gaffi), Io sono Kurt (Fazi), Il colore del tuo sangue (Arkadia) e Il sorriso di chi ha vinto (Arkadia). Ha insegnato nel corso di Scrittura Generale dell’università La Sapienza Università di Roma e insegna Scrittura e Radio all’Università Pontificia Salesiana. È stato co-fondatore e direttore della rivista Omero. Ha tradotto i manuali Story e Dialoghi di Robert McKee e Guida di Snoopy alla vita dello scrittore di C. Barnaby, M. Schulz.

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