I due volti

L'istinto suggerì a Eva di seguire il ragazzo. Arrivarono al cimitero. Il dolore di lui si sciolse presto in un sorriso enigmatico.
SINOSSI: La giovane Eva incontra un ragazzo che sembra avere due facce, è come un dottor Jeckyll e Mr. Hide dell’amore oppure nasconde un segreto inconfessabile?

Eva quel giorno era quasi apatica, camminava a testa bassa per strade che conosceva bene, osservava le sue scarpe pensando che avrebbe dovuto dargli una pulita, i fiorellini sul bordo della strada sembravano cercare il sole che si nascondeva dietro a qualche nuvola e ogni tanto calciava un sassolino per farsi compagnia. Alzava lo sguardo solo per attraversare la strada o per buttare un occhio su un colore forte che la richiamava da qualche vetrina. Dietro una di queste però, ad un certo punto, aveva intravisto dei folti capelli scuri.

Si era bloccata per un istante. Non sapeva cosa l’avesse colpita di lui, forse il grande “8” verde che campeggiava sulla maglietta bianca. Quella maglietta e quei capelli ricci le sembrava di averli già visti ma non riusciva a ricordare quando e dove.

Nel giro di pochi minuti lo sguardo di Eva era cambiato.

Quando il ragazzo era uscito lei aveva deciso di seguirlo: avrebbe corso il rischio di farsi scoprire, ma non le importava, era troppo curiosa.

Lui si era fermato davanti a un grande cancello spalancato, e dopo un attimo di esitazione ne aveva varcato la soglia.

Eva si era accorta che l’inseguimento l’aveva portata davanti al cimitero monumentale della città.

Lei non amava i cimiteri, e quelle rare volte che le capitava di andarci non era mai sola. Tutte quelle lapidi che ricordavano mogli devote, mariti affettuosi e padri esemplari le proponevano un mondo pieno di falsità e di bugie, fastidioso come l’odore dei fiori ormai appassiti.
Provava disagio nel vedere i sorrisi delle foto sulle lapidi e i volti tristi, spesso rigati di lacrime, dei vivi che andavano a cambiare i fiori.

Confondendosi tra i visitatori del cimitero, Eva cercò con lo sguardo il ragazzo che aveva seguito, ma di colpo si sentì come se le mancasse il respiro e dovette appoggiarsi al muro di cinta, incastrata tra due lapidi, dove rimase in piedi cercando di riprendere fiato.

Mentre stava con gli occhi chiusi, d’un tratto non sentì più il calore del sole che aveva riscaldato le sue guance; li riaprì e scoprì che a poca distanza c’era il ragazzo, fermo a guardare una lapide.

Eva riuscì finalmente a collocarlo in qualche ricordo, l’aveva incrociato un paio di volte nei corridoi della scuola.
Con lo sguardo fisso su di lui, credendo di essere stata scoperta pensò di cercare una scusa per giustificare lo strano inseguimento, ma si accorse che in realtà lui non l’aveva neanche vista, era immobile e fissava il marmo bianco.
Adesso che il respiro si era un po’ calmato sentì accelerare i battiti del suo cuore.
Al di sopra della sua spalla aveva osservato la lapide: la foto di una ragazza con la frangetta e con il naso cosparso di lentiggini le sorrideva ed Eva aveva provato una strana tenerezza immaginando quel naso arricciato.
Senza riflettere aveva sfiorato la spalla del ragazzo, come per consolarlo, prima di girarsi e dirigersi verso l’uscita. Si era voltata un’altra volta; il ragazzo ora si era seduto a gambe incrociate, sull’erba verde, con la mano appoggiata sul petto ed Eva si chiese come avesse fatto lui a non accorgersi del suo gesto e sentì una forte tristezza per un dolore che non era suo.

Si era incamminata verso la fermata del tram, sempre lentamente ma questa volta guardandosi attorno per memorizzare tutti i colori che la circondavano e dimenticare quel cimitero in bianco e nero.

Poi lo vide di nuovo, si era fermata per allacciarsi una scarpa e quando si era rialzata il ragazzo era di nuovo lì, le aveva fatto l’occhiolino in un modo che a lei era sembrato quasi provocatorio. Eva rimase spiazzata, non riusciva a comprendere quel sorriso che gli si era stampato in faccia e che gli donava tutta un’altra luce.

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