Le fa male non solo la testa

"Le fa male non solo la testa" è un racconto scritto da Ester Arena durante la Full Immersion di Scrittura Creativa "Il Lieto Fine".

“Sei la mia regina”, Giulio le ha sempre detto così. Per Lisa, però, la sua corona è diventata solo un cerchio che le stringe la testa.

 

“Giulio, dove sei?”

“Sono qui, Lisa”.

“Giulio, ti prego, avvicinati, mettimi la pezza sulla fronte. Fa male. Fa male la testa”.

“Non serve a nulla, Lisa, lo sai. Smettila con questa cantilena, ti agiti soltanto”.

Sono due mesi che Lisa è stesa su quel letto. Le lenzuola sono sempre fresche di bucato, ma il suo corpo non lascia quasi impronta sul materasso.

Lisa guarda Giulio. È vicino alla finestra, non si muove da lì, se non per fare qualche passo avanti e indietro.

“Ti faccio schifo, così ridotta, Giulio? Perché sei venuto, allora?”

“Basta sciocchezze, Lisa”, le dice seccato Giulio, mentre risponde al cellulare.

Lo vede voltarsi verso il muro, parlare sottovoce.

Afferra solo una frase: “Se l’assicurazione non copre, non si può continuare così”.

“Con chi parli, Giulio? Che c’entra l’assicurazione?”

Il dottore aveva ipotizzato un tempo più breve di quei due mesi che stanno trascorrendo lenti. Uno strazio per Lisa, tormentata dalle cure solo palliative, ma anche per Giulio che ha dovuto adeguare la sua vita e il suo lavoro, per esserle in qualche modo vicino.

Infastidito, si lascia sfuggire: “Lo vuoi sapere davvero? Costa caro, stare in clinica”.

Per Lisa quelle parole sono una nuova umiliazione che moltiplica il suo dolore fisico.

Le fa male. Le fa male non solo la testa.

Si porta le mani alla tempia. Il cerchio, che le stringe la testa sempre più forte, è come la corona che, un tempo, era anche una tortura.

“Ti ricordi, Giulio, il museo di Volterra? Tra gli strumenti dell’inquisizione, c’era una corona.

“Che c’entra questo?”

“C’entra. Tu dicevi che ero la tua regina, ma anche la mia corona è solo un cerchio che stringe la testa”.

“Così è difficile, stai parlando a vanvera. Vado a prendere una boccata d’aria”.

“Vai Giulio, vai. Lo so che non ne puoi più di sentire i miei deliri e che sei stanco di tutto”.

Le sue parole appena sussurrate si perdono nel nulla. Lo segue con gli occhi. Giulio è uscito senza girarsi.

Vorrebbe riposare, ma arrivano a torturarla i dettagli del tempo trascorso. Una vita vuota di lei. Conta gli anni a ritroso come fossero pecore, sperando di addormentarsi e scivolare da un attimo di quiete al sonno per sempre.

Le fa male. Le fa male non solo la testa.

Come è stata possibile quella trasformazione di loro due? Quando aveva vinto il concorso in polizia e doveva partire, Giulio, l’aveva ubriacata con le sue parole.

“Non andare. Sposami invece, sarai la mia regina e la regina della nostra casa”.

La vita insieme, progetti e promesse in cui avevano creduto. Innamorati e basta.

Le fa male. Le fa male non solo la testa.

Perse il treno, mentre lui la pregava di aspettare almeno una notte, prima di andare.

E, poi, furono anche un’altra notte e un’altra ancora, finché non le importarono più l’indipendenza economica, la carriera, uno spazio solo suo. Le bastava essere la regina di Giulio. Lui glielo ripeteva sempre, anche mentre le accarezzava dolcemente la pancia e poi la testa, come a ricordarle la corona che indossava.

Giulio partiva e lei lo aspettava. Andava bene anche così, perché lei era comunque la sua regina.

Lo aveva aspettato anche al pronto soccorso.

Le fa male. Le fa male non solo la testa.

Era stata investita. Le strisce bianche, macchiate del suo sangue.

Giulio non c’era e da sola aveva perso il bambino e tutti i figli futuri.

Quando era arrivato l’assegno dell’assicurazione, Giulio l’aveva guardata con rabbia.

Che me ne faccio dei soldi? Dovevi stare attenta”.

La colpa di Lisa era la sua condanna, mentre Giulio sembrava, alla fine, essersene fatto una ragione. Quei soldi erano diventati il suo risarcimento.

Compreremo una macchina nuova”.

“Giulio, a che serve, finché saremo noi due? Magari, allora, adottiamo un bambino, vuoi?”

O mio o niente”. L’aveva liquidata così.

Le fa male. Le fa male non solo la testa.

Durante le assenze di Giulio, Lisa aveva cominciato a cucinare per le suore e per i loro bambini senza padre e senza madre. Bambini come Valerio. Sei anni appena, vivace, curioso e affettuoso con lei. Lisa aveva avuto il permesso di portarlo a casa per seguirlo nei compiti e Giulio lo aveva incontrato una volta che era rincasato prima. Valerio gli aveva fatto ciao con la manina, mentre con la lingua cercava di pulirsi la bocca sporca di cioccolato. Giulio l’aveva appena guardato, poi senza dire nulla, si era girato, aveva sbattuto la porta ed era uscito.

Le fa male. Le fa male non solo la testa.

Mai più in casa mia”, le aveva detto al suo ritorno.

Lisa aveva continuato a pensare al musetto impertinente di Valerio. Avrebbe potuto essere il collante perfetto per rimettere insieme i pezzi del loro matrimonio.

Della separazione, però, Giulio non ne voleva parlare.

“Sono sciocchezze, Lisa. Sei la mia regina, la regina della nostra casa. Senza noi due, non ha senso nulla”. Così Lisa tornava interrogarsi su quel “noi” e il peso della sua colpa le toglieva qualsiasi volontà. Se fosse stata più attenta nell’attraversare la strada, la loro vita sarebbe stata diversa.

Le fa male. Le fa male non solo la testa.

“Giulio, potremmo provare a perdonarci, almeno ora. Avvicinati, prendimi la mano. Con chi parli, ancora?”

Dura da troppo tempo, dottore”.

Giulio parla sottovoce, ma non abbastanza.

“Giulio, lo pensi davvero? Dimmelo in faccia, che sono io che duro da troppo”.

“Lascia perdere Lisa. Dico solo che se ti fossi fatta controllare prima, forse ora sarebbe tutto diverso”.

La sua colpa. Ancora una volta. Come sulle strisce.

Lisa attende che il cuore rallenti il galoppo. Con voce flebile, impastata dal pianto, gli dice:

“Vattene Giulio. Non voglio più vederti, sei tu il cerchio che stringe la testa, non la mia colpa”.

Poi chiude gli occhi. Aspettando il sonno per sempre, immagina di prendere quel treno perso e la possibilità di un’altra vita. Magari con un figlio. Magari con qualcuno che le tenga la mano e le metta una pezza sulla fronte.

Perché le fa male. Le fa male non solo la testa.

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