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Bistecche

Febbraio 1992. Due di notte. Cassia bis.

La luce dell’est

Stavamo tornando dalla casa di Mario e Laura, due amici di Anguillara.

Per strada non c’era nessuno. I fari della mia indistruttibile “Fiat Tipo 1100” cercavano di penetrare in un doppio strato di nebbia così fitta da sembrare panna montata.

Cinzia, che aveva passato la serata a bere Jagermeister a volontà con Mario, era ubriaca e incazzata fino al midollo, e canticchiava una canzone di Battisti trasmessa alla radio, “La nebbia che respiro ormai…” L’atmosfera stava diventando quasi romantica.

Mi girai per sorriderle, distraendomi per un attimo, e quella strana cosa che tirava fuori una nebbia diversa dalle narici, ne approfittò per invadere la mia corsia.

Proprio non riuscivo a capire cosa fosse, e pensai, me sa che è meglio se sterzo e freno un pochino. Non se sa mai. Quando gli passai accanto sfiorandola, mi resi conto che era una cazzo di mucca del cazzo.

Fiuu, scampata bella dissi fra me e me, ma dopo di lei ce n’era un’altra. Che culo.

Alta, bella, color tabacco e soprattutto enorme, così tanto da non poterla evitare.

Al primo “scranghete” si alzò da terra rimanendo come sospesa per qualche istante.

Al secondo i nostri sguardi terrorizzati si incrociarono, mentre un suo corno si avvicinò prepotentemente alla mia testa. Il terzo venne sostituito da un grande “broom” e lì mi apparve la Madonna. E lentamente riaprii gli occhi.

Il parabrezza, aveva un buco… Cinzia e io neanche una ferita, mentre la radio continuava a trasmettere “La luce dell’est”.

Ma la mucca, do’ cazzo stava.

Mucca 1.

Lasciai perdere l’elenco dei Santi che stavo nominando invano, e mi voltai verso di lei chiedendo se fosse tutto apposto. Era stravolta. S’era vomitata addosso ma stava bene.

C’era solo da valutare se il capoccione senza corno della povera mucca, rappresentasse ancora un serio pericolo.

La malcapitata bestiola per l’impatto, era volata via, rompendosi le due zampe posteriori, e con una stranissima piroetta, era andata a incastrarsi tra la macchina e il guard rail, e dal finestrino alle spalle di Cinzia, si intravedeva la sua grossa testa ciondolante.

Scesi e guardando sconsolato la macchina semidistrutta, iniziai a camminare avanti e indietro ripetendo solo un’unica frase:

“Ho preso una cazzo di mucca del cazzo sulla Cassia bis, ho preso una cazzo di mucca del cazz…”

Qualcuno mi toccò sulla spalla, e mi disse: ”Ho visto tutto! Ho già chiamato la polizia”.

Era un metronotte sbucato da chissà dove, che vedendo la mucca in quelle condizioni, tirò fuori la sua quarantaquattro magnum dicendo: “Poraccia! Non ce la faccio a vedella così”.

In quel momento Cinzia ebbe come un sussulto e singhiozzando gridò: “Nooo, per favore, non lo faccia, gli ho visto gli occhi”.

“In che senso l’occhi?” Disse Callaghan abbassando il cannone.

“Non lo so, cazzo. Ma se lei dice che ja visto l’occhi, qualcosa vorrà pur dire. Te prego, metti via ‘sto coso”. Feci io.

Nel frattempo arrivarono i pompieri. “Li ho chiamati io” disse Callaghan.

Uno strano tizio con un estintore in mano, mi venne incontro gridando: “Cosa è successo?”.

“Guardi, credo ci sia un equivoco, non brucia niente. Ho solo preso una cazzo di mucca del cazzo”. Risposi io in modo ironico, e innervosito.

Una voce pacata attirò la nostra attenzione: “Si calmi”.

“Cazzo! E mo’ questo chi è?” Ci domandammo tutti vedendo uscire da una Panda 4×4 un piccoletto malvestito e con una borsa di cuoio in mano. “Sono il veterinario”.

“E che è. Callaghan, ne sai niente?” Domandai.

“Si! L’ho chiamato io”.

“Ah ecco! Ne ero certo”.

L’uomo malvestito fece il giro della macchina, con una siringa in mano, e poi esclamò: “Ma non è un gatto! Qualcuno può dirmi perché non è un gatto?”

“Perché è una cazzo di mucca del cazzo”. Dissi io.

“Ma io purtroppo non sono in grado di farlo. Finora ho soppresso solo gatti. E poi mi chiedo, e se venisse il contadino, e mi vede ammazzare la sua mucca e poi mi denuncia?” Disse lui.

“Ma dice davvero? Ma magari viene. Fallo venì, che ce parlo io cor quer cojone. E poi damme sta cazzo de siringa, che…” Dissi.

“No! Non può farlo lei”. Disse.

“Callaghan, te prego, ammazza sta cazzo de mucca del cazzo. Callaghan. Ma dove sei”.

Callaghan era seduto accanto a Cinzia, e le chiedeva: “Ma che vordì gli ho visto gli occhi”.

Mucca 2.

I poliziotti numero uno e due, scesi rispettivamente da una volante e da un furgone, vennero verso di me.

“Che abbiamo qui?” Fece il poliziotto numero uno con tono perentorio.

“Il signore ha investito una cazzo di mucca del cazzo”. Fece Callaghan.

“Capisco. E lei ha niente da dire?” Fece il poliziotto numero due guardandomi.

“No, in effetti poco e niente. Tolto il fatto che stavamo pe morì, credo non ci sia nient’altro”.

“Bene! Allora mi segua”.

Mentre entravo nel furgone con il poliziotto numero due pensando a cosa avesse voluto dire con “bene”, salutai Callaghan, quasi con affetto. Questi abbracciò Cinzia, e sparì.

Mentre riempivamo i vari verbali del caso, la radio gracchiò: Senti Giovà! C’è l’altra mucca che ha iniziato a cammina’ in direzione raccordo. Che famo? Disse il poliziotto numero tre.

“Noo, Enrì! Me raccomando, non la perde d’occhio. Sai in che cazzo de casini se mettemo se riesce a scappà”. Disse Giovanni.

“E come faccio. Ohh, fermate ‘ndo vai. Porca vacca troja. Questa corre Giovà”.

“Metteglie er sale sulla coda”.

Alle quattro e venti, arrivò un carroattrezzi che ci portò verso casa. Lungo il percorso, all’altezza di Formello, vedemmo due poliziotti attaccati alla coda della mucca 2.

Bistecche.

Dopo qualche giorno, scoprii che le mucche risultavano rubate in Toscana, ma nessuno sapeva a chi.

La mucca numero uno, venne portata al mattatoio di via Palmiro Togliatti di Roma, e presumo che qualcuno abbia mangiato bistecche per mesi.

La mucca numero due ancora la cercano.

Ci misi un altro po’ di tempo a trovare pace. Fu quando un giovedì alla pompa di benzina che gestivo a Pomezia, squillò il telefono.

Andò a rispondere Aldo, un ragazzetto che lavorava con me.

“Chi era Aldo?” Chiesi.

“Niente Dù, era na mucca che voleva fa un CID”.

Rimasi come un cojone e quando vidi un po’ di gente che rideva dentro il bar di fronte, capii che era un cazzo di scherzo del cazzo.

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