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Il violoncello e il contrabbasso. Essere protagonisti o suonare “col botto”?

Ascolta “”La musica del Piffero – Il violoncello e il contrabbasso” di Isabella Longo” su Spreaker.

Nel terzo episodio del podcast “La musica piffero” continuiamo a esplorare gli strumenti ad arco. Nella scorsa puntata abbiamo visto insieme il violino e la viola, oggi è il momento del violoncello e del contrabbasso, due strumenti che suscitano simpatia per la loro presenza scenica e per il loro timbro caldo e grave.

Oltre agli ascolti musicali e alle curiosità sui due archi, nell’episodio ci saranno anche le voci di Giancarlo Trimboli che racconterà il suo vissuto con il violoncello, ricordando anche un simpatico episodio legato al puntale dello strumento, e Max Confalonieri che una volta gli capitò di scambiare l’archetto.

Come per tutti gli archi imparare a suonarli è difficile, perché senza tasti le note non sono immediatamente individuabili. Ma forse, a differenza del contrabbasso che funge spesso da strumento d’accompagnamento e ha un suono profondo, al violoncellista è meno concesso sbagliare una nota.

Il suo timbro più acuto lo rende più riconoscibile in orchestra. Tra i due strumenti il violoncello ha sicuramente più opportunità, perché oltre a poter eseguire partiture come solista è sempre presente nei quartetti d’archi, dove suona insieme a due violini e una viola.

Il violoncello presenta però un rischio: il terrore di ogni violoncellista è che lo strumento possa scivolare durante un concerto. Per fortuna c’è il ferma puntale, che viene in loro soccorso, anche se qualche musicista spavaldo preferisce farne a meno, convinto che senza questo supporto il suono dello strumento abbia una resa migliore.

Il contrabbasso, noto per le sue dimensioni e il suo timbro molto grave è il gigante buono che mette d’accordo tutti ed è di sostegno all’orchestra. Nella musica classica e in quella colta viene suonato prevalentemente con l’archetto, anche se date le dimensioni il diminutivo è poco appropriato. È la spalla del jazz, dove viene suonato col il “botto” come diceva Gigi Proietti, musicista jazz amatoriale. Intendeva il rumore secco e vibrato provocato dal pizzicato delle corde.

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