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“Ragazzi Belve Uomini” di Sam J. Miller (Zona 42)

Siamo in un mondo alternativo, ambientato in un futuro prossimo e possibile, o in un ambiguo presente, quando le creature mostruose o fantastiche dei nostri sogni e incubi non hanno perso consistenza, ma anzi sono una realtà che non viene messa in discussione.

I protagonisti dei racconti sono persone che provano ad affermare il proprio diritto all’esistenza, nell’atto in cui compiono un gesto irreversibile, che li consegna a una vita adulta, fatta di scelte consapevoli, scelte che spesso sono terribilmente crudeli e che comportano l’abbandono o la perdita della persona amata.

C’è un ragazzo in un villaggio che incontra un allosauro chiuso in un recinto e assiste, da spettatore e poi da partecipante, alla salvezza della madre dalla fame cieca dell’animale, al punto che la madre, vedendolo come un suo pari, gli racconta la vera storia del presunto abbandono del padre, e al ragazzo dodicenne, dopo lo svelamento della menzogna che gli ha condizionato l’infanzia, quella donna enorme e sicura di sé smetterà di apparire come la misura perfetta di tutte le cose, trasformandosi in una semplice donna bisognosa di calore contro la paura della solitudine.

C’è un ragazzo, mingherlino, minuscolo, attratto dagli uomini, perfetta vittima di bullismo, che scopre di avere il devastante potere di piegare la volontà degli altri, e che questo potere si trasmette con un tocco di mano, un contatto fisico. L’amore straziante e sognante verso il ragazzo dei suoi sogni diventa l’inizio di una persecuzione contro di lui, che però si rivolta contro i suoi stessi aguzzini.

C’è un giovane e abusivo tassista ebreo nella scomoda New York del ’39, che incontra l’attrice protagonista del primo film di King Kong, e che ha conservato, dopo l’orribile morte fisica e cinematografica dello scimpanzè, una sua eredità corporea in un magazzino abbandonato, un filamento prezioso di DNA che ha prodotto un frutto, spettrale e commovente allo stesso tempo.

C’è una ragazza che vive in un mondo in cui tutti hanno dei poteri capaci di incidere sull’ambiente circostante, per esempio il padre può cambiare i colori degli oggetti. Nell’attesa di scoprire quale sia il suo potere, lei vive la tragedia del silenzio dopo la morte del fratello, lasciato nudo e assiderato in un bosco fuori New York. Il bisogno di riconnettersi all’esistenza è talmente forte che si rivolge a un amico, che ha il terrificante potere di mostrare pezzi del passato, in maniera vivida, come se stessero accadendo nel momento in cui vengono visualizzati, senza ovviamente poter fare nulla per modificare un evento che già è accaduto. Quando i due fanno sesso, con tenerezza furibonda ed estatica, lei vede che il fratello è stato massacrato da suoi coetanei in un’aggressione omofoba, dopo essere stato scoperto mentre faceva sesso con il suo ragazzo. L’orrore della consapevolezza non ha fine, eppure, nonostante il dolore per la morte dell’amato fratello maggiore, lei sa, che almeno per un attimo lui ha conosciuto lo splendore intoccabile, il senso di onnipotenza che ti dà il primo amore, e la prima volta in cui ti senti visto, desiderato, accolto.

C’è una donna che ritrova l’amore della sua vita, al quale aveva rinunciato, barattandolo per la sicurezza di una vita tranquilla, con un reverendo, un uomo di chiesa che latra di orribili castighi nei confronti dei disubbidienti, un uomo che picchia il figlio adolescente perché non è conforme alle sue aspettative. E lei, la madre premurosa, che non difende il figlio dalle botte ma che vuole che sia salvo, assume una droga potente per capire il segreto del figlio. Ma non c’è nessun segreto, nel trovare il figlio a casa del suo amico, ritrova il suo amore perduto, e scopre che il figlio ha una storia con un ragazzo, figlio del suo primo amore. Così è come se un cerchio di dolore si chiudesse, dove i ragazzi possono recuperare l’amore antico e non più possibile dei loro genitori.

Ci sono uomini e angeli che evocano un personaggio di fantasia, lo costruiscono come se fosse reale, e questo personaggio, che ha un nome e un passato, non è altro che la personificazione di tutte le dimenticate e bistrattate vittime dell’AIDS, ragazzi con un enorme talento per la scrittura, la poesia e il teatro, le cui opere vengono salvate dall’oblio. Eppure, questo personaggio, demone o uomo non è chiaro, diventa concreto, non vuole che la finzione che ha portato alla sua esistenza sia scoperta ed è disposto a tutto per continuare ad avere la solida fama che gli è capitata.

Quello che davvero succede in questi racconti è che nulla è mai davvero come sembra, ogni storia ha una verità segreta, sussurrata, ed è uno specchio deformante in cui gli incubi e le realtà alternative del lettore possono diventare solide.

C’è una storia nella storia, accanto a ogni racconto c’è un pezzo di una storia diversa, dove il protagonista sembra, ma non è detto che lo sia, lo scrittore in persona, che incontra un uomo affascinante e misterioso, non del tutto umano. Questo incontro gli mostra il potere di rubare le storie dall’oscurità sepolta nelle coscienze di chi riesce a toccare. Un dono, quello di scrivere, destinato a segnarti per sempre, un dono che, come dice Truman Capote, è “anche una frusta, e la frusta è unicamente per l’autoflagellazione”.

Qualunque combinazione di parole non è abbastanza per rendere il senso delicato di struggente umanità che traspare da questi racconti, insieme di bisogno di essere amati, una cosa che è comune a noi tutti, noi, con le nostre mostruose imperfezioni, la nostra storia che continuiamo a nutrire di fallimenti, e di momenti di accecante splendore.

Fisso il divano con orrore, poi mi guardo le mani, sbalordito da ciò che hanno dentro.

Il suo dono. La sua maledizione.

Posso farlo anch’io, ora.

Cogliere le storie, vedere interi mondi.

Chiunque può.

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