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CRONACHE DEL MALPAGÒ #33

Le singolari avventure dei cittadini che vivevano un tempo nella nazione più lontana dalla nostra fortunata Italia. Trentatreesima puntata.

Quella notte il Principe Pastrocchio Paraculo D’Orleans era deciso. Le misure di sicurezza in azienda limitavano i profitti. L’indomani le avrebbe sospese. Fu allora che saltò nella sua stanza Nicky Zompetta. Si limitò a sganciare uno dei quattro tiranti che reggevano il lampadario di Murano che incombeva sul letto principesco. Lo schianto si sentì per chilometri ma il giorno dopo quel che restava di Pastrocchio aveva cambiato idea. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.

I principi Paraculo D’Orleans erano in subbuglio. Nicky Zompetta piantava alberi di notte e la città si rinfrescava. Sgominava gli sversatori di liquami nei fiumi. Terrorizzava chi chiedeva il pizzo. Metteva filtri alle automobili per ridurre l’inquinamento. “Non può continuare così!” gridavano “Se il mondo migliora siamo rovinati!” Ma Nicky continuava a saltare da un tetto all’altro inafferrabile. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.

L’associazione sportiva Malpagò vinceva tutti i campionati nazionali. Batteva i cugini del Malpatoro. Gli irriducibili dell’SS Malpagazio. I terribili Malpaghinter. Gli esaltati Malpagoma. E il tutto senza fatica, quasi senza sforzo. Semplicemente comprando le partite. Come aveva insegnato da sempre il Principe Abbacchio Paraculo D’Orleans. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.

Vaccinio Paraculo D’Orleans, Principe dei virologi, aveva un’idea su tutto. Quando era in tv. Sapeva rispondere a domande sulla politica. Amava parlare di sport. Discettava di diete e nutrizione. Qualche dubbio gli veniva solo quando gli chiedevano come si sarebbe evoluta la situazione dei virus. Si guardava intorno. Impapocchiava una risposta. Sembrava pensare: “E cosa ne so, io?” Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.

Quello del Malpagò era un popolo di architetti, ingegneri, geometri. Progettavano, architettavano, ideavano. La cosa che gli riusciva meglio erano i ponti. Ma non quelli di cemento che erano pericolosi e ogni tanto cadevano. Erano bravissimi a fare soprattutto quelli del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. I più abili riuscivano a unirli tutti in un anno di ferie totali. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.

#33 to be continued…

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