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Sporco – Capitolo 4

Un ragazzo si aggira solitario in un mondo ricoperto di immondizia dall’odore nauseabondo, vive tra la sua tenda logora e un’improvvisata stazione radio in cerca di segnali da altre persone. I cumuli di sacchi sembrano creare percorsi e muoversi senza apparente ragione, aggirandosi tra la sporcizia troverà il senso di quel mondo ostile e vuoto.

Capitolo 4

Mi giro, giuro di aver intravisto un’ombra proiettata sulla grossa lamiera a pochi metri da me. È la sagoma di un uomo, alto, forse con camice o forse una tunica. Mi si ferma il cuore, mi alzo, la caviglia punge, corro giù come un toro pronto ad accoglierlo con mille feste. Ma si sa, la delusione si infiltra tra i canali della gioia e dovevo aspettarmelo; a guardar bene mi rendo conto non sia altro che la sagoma di un grosso sacco di plastica cosı̀ pieno da avere bozzi nei punti giusti da delineare i contorni di un uomo. Con molta fantasia o con tanta solitudine. Abbasso la testa. Decido di tornare verso la tenda. A camminare a ritroso ho sempre la sensazione qualcosa nel paesaggio cambi, di certo la quantità di sacchi aumenta, ma è come se aumentasse ogni giorno più velocemente e questo non me lo spiego. A un tratto, un brivido mi paralizza. Il percorso si blocca. Il sentiero che ho costruito giorno dopo giorno è sparito. Chiuso dietro un muro di sacchi maleodoranti. Parole sensate di bocca non me escono, e poi rivolte a chi? penso. Grido tutta la delusione che ho in corpo, mi stroFino le mani sul volto, guardo a destra e poi a sinistra il cuore prende a battere cosı̀ veloce che riesco a vedere la pelle del polso vibrare e sento la pelle scottarmi. Il sudore si fredda, i capezzoli duri grafFiano sulla maglietta, ho in testa un vuoto abissale Fino all’arrivo del potente suono che si ripete saltuario, questa volta mi stordisce Fino a farmi svenire. EU un istante o forse di più ma lo ricordo. Gli occhi si sono aperti lenti, odore di disinfettante, una leggera brezza fuori entra dalla Finestra da cui si affaccia un leccio rinsecchito, su una sedia uno zaino bluastro Quechua e un casco nero, ai piedi del letto un uomo in camice si muove trafelato tra macchinari e tende. L’ uomo indica il liquido scuro che Fluisce da un tubetto collegato alle mie vene. Ma non ho forze e ho sete, tanta sete. Un suono proveniente da un dispositivo dentro la stanza cresce veloce per poi appiattirsi e crescere di nuovo, l’uomo in camice si agita frenetico e si avvicina con un grosso ago appuntito mentre gli occhi mi scivolano su una foto in cui appare una donna, una giovane donna bellissima. Apro gli occhi. Li strizzo, devono abituarsi alla luce, la caviglia non mi fa più male e sono sul mio sentiero ora libero, devo essere svenuto per via del suono assordante. Ma come è possibile? Non era mai successo. Percorro il sentiero, è incredibile, poco fa era chiuso. Intorno a me l’immondizia sembra essersi accatastata in verticale, alta da raggiungere il cielo. L’aria è torbida, avanzo verso casa, la mia tenda logora e la seconda delusione è lı̀ ad attendermi. La casa non c’è più . Niente. Al posto della mia tenda con fornelli e annessi lo spazio che avevo creato è una pozza di liquame. Mi avvicino strusciando le mani sulla maglietta per il nervosismo, sento i palmi sudati appiccicarsi sulla maglia. La pozza ribolle di un nero olivastro, il fetore è insostenibile, premo la mano sulla maschera e aggiro l’ostacolo. Non ho energie e voglia per disperarmi di nuovo. La casa è sparita, non c’è più traccia ma sul lato opposto alla direzione da cui arrivo un nuovo sentiero sembra essersi aperto. Prima l’immondizia sovrastava tutto, me lo ricordo. Incredibile, è incredibile. Lo imbocco. Percorrendolo ho la sensazione di sentire il rumore del mare. Possibile ci sia il mare e io non me ne sia accorto? E poi chi se lo ricorda il rumore del mare, l’odore della salsedine fresco dalle note umide ed erbose di alghe. Ok, sono arrivato a Punta Cielo dalla parte opposta, non potevo procedere oltre ma avere il mare a pochi passi e non saperlo mi getta in un scompiglio che mi soffoca. Accelero, il sentiero rimane della stessa larghezza, il rumore aumenta. Guardo il cielo ora grigio con chiazze di azzurro. Lassù non ho mai visto volare forme di vita, le nuvole scorrono mentre mi interrogo sul senso della mia esistenza, sull’utilità , sul Fine. Il sentiero si fa scosceso e si inerpica stretto tra mura di immondizia. Il rumore del mare torna a ondeggiare, quanto è che cammino? Spinto da un’energia invisibile e dall’opportunità di questo sentiero, ho lasciato il luogo che per un lungo tempo è stato la mia casa. Non c’era più niente, è vero, eppure la torre radio alimentava in me la speranza di un contatto e iniziavo ad abituarmi. Come può essere sparita la tenda? Ma chi voglio prendere in giro? Non c’è più nessuno qui e nessuno ha mai risposto e magari al tenda non c’è mai stata. Sto impazzendo. Ancora il rumore del mare. Non ne sento l’odore per via della maschera intrisa di aromi nauseabondi e del mio Fiato pesante. Che sia un abbaglio o un errore mortale, camminerò Fino al mare o verso qualsiasi luogo ci sia alla Fine di questo sentiero.

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