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Antidannunziana

Con un gesto nervoso Gian Pietro Lucini scagliò in aria il giornale che dopo un volteggio atterrò con un fruscio sul tappeto.

L’articolo che aveva appena letto gli aveva fatto salire il sangue alla testa: Gabriele D’Annunzio, che aveva dovuto lasciare Firenze e l’Italia, rifugiandosi in Francia perché oberato di debiti, era descritto da un giornalista prezzolato come un esule, colpevole di essere troppo grande (Il Vate) per un paese troppo piccolo (l’Italia).

Lucini sbuffò: altro che esilio, era stata una vera e propria fuga dai creditori, pronti a esaudire qualsiasi desiderio, sempre costoso, del Poeta nazionale senza mai avere il piacere di essere pagati.

In seguito alla bancarotta si era tenuta un’asta pubblica, dal 20 maggio al 13 giugno 1911, che aveva disperso gli arredi e gli oggetti preziosi che riempivano letteralmente le case del Pescarese. Soltanto i libri erano stati salvati e risparmiati dalla vendita.

Il solo lotto del guardaroba dannunziano era sterminato: settantacinque camicie, dodici dozzine di paia di calzette di ogni colore, in filo e in seta, innumerevoli cappelli, abiti da sera, smoking, giacche e marsine di ogni foggia, quarantotto paia di guanti da passeggio di cui ventiquattro di color bianco glacés, otto ombrelli tutti di color viola e dieci parasoli verdi, venti dozzine di fazzoletti da tasca, centocinquanta cravatte, dieci vesti da camera, di velluto e di damasco…

Oltre alle quindici paia di scarpe, tutte di ottima manifattura, Lucini ricordava le sei paia di pantofole “molli, silenziose, impellicciate, orientali, moscovite, cinesi…”.

Lucini si chinò a fatica per raccogliere il foglio di giornale, e una fitta di dolore gli sciabolò la gamba offesa, ricordo di una poliomielite infantile… Appallottolò il foglio, lo gettò nel camino e restò a guardare le fiamme che lo divorarono in pochi secondi.

Lucini rimase a pensare a quell’uomo egocentrico, che si appropriava di tutto senza restituire niente, avido di gloria e benefici per sé, vanesio e retorico.

“Mah!” borbottò, lasciandosi ricadere pesantemente sulla poltrona, “il più grande Poeta italiano? Troppo vestito per essere sincero!”.

 

Bibliografia:

Gian Pietro Lucini, D’Annunzio al vaglio dell’umorismo, Costa & Nolan;

Gian Pietro Lucini, Revolverate, Einaudi.

 

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