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Ada Negri e le solitarie

Aveva deciso che sarebbe tornata a casa a piedi, malgrado il clima gelido, e a passo svelto si godeva l’aria fredda sul viso, ignorando le carrozze che le passavano di fianco. Nella tasca stringeva un fogliettino di carta, la ricevuta che l’editore Treves le aveva rilasciato per il manoscritto appena consegnato.
Si sentiva sollevata, ma anche un po’ triste. Per la prima volta lei, Ada Negri, la poetessa famosa in tutt’Italia, aveva scritto una raccolta di novelle in prosa che aveva intitolato Le solitarie. Si trattava di racconti che ritraevano alcune figure di donne, molto lontane dal tipo di signore che Ada incontrava nei salotti milanesi. Pezzi di vita di stiratrici, servette, maestre, operaie, vite difficili, segnate dalla fatica e dagli stenti.
Durante la stesura Ada aveva vissuto con loro, aveva sofferto, amato e pianto con tutte, e ora si sentiva svuotata, come dopo un distacco doloroso da qualcuno a cui si è voluto bene.
L’operaia che ruba per fame quattro matasse di lana e viene cacciata, la maestrina stuprata, la ragazza di paese a servizio in una grande casa e trattata con disprezzo, erano queste le donne uscite dalla penna di Ada, che si chiedeva se fosse questa la sorte riservata alle donne che nascevano povere, senza bellezza e senza nome. Nelle serate a casa di Anna Kuliscioff e Filippo Turati, tra i compagni socialisti, quando Ada partecipava alla discussione generale sul partito socialista o sulla guerra, Ada si sentiva addosso lo sguardo di Giovanna, Raimonda, Rosanna, le sue “solitarie”, uno sguardo che era una domanda tremenda: e per noi, nessuna giustizia per gli affronti subìti, nessuna libertà, nessun riscatto?
All’incrocio in via della Spiga incontrò lo sguardo di una ragazzetta in grembiule grigio che usciva, carica di cappelliere, da una nota modisteria. La titolare, ferma sulla porta, le intimò con tono sgarbato di sbrigarsi a fare le consegne minacciando rappresaglie in caso contrario, poi rientrò in fretta nel guscio caldo e profumato del negozio.
Della ragazzina Ada vedeva solo gli occhi al di sopra delle scatole di velluto. Si avvicinò, e con dolcezza ne prese un paio, poi le disse: Dove devi andare? Ti accompagno.
La piccola modista la guardò, tremante per il freddo e la sorpresa, poi, con una voce da bambina le disse l’indirizzo.
Non sarete più sole, pensò Ada, mentre stringeva una piccola mano nella sua.

Bibliografia:
Ada Negri, Le solitarie, Castoldi
Ada Negri, Stella mattutina, Mondadori.

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