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La puttana di Superman

Allargare le cosce di fronte a un supereroe è un’ebbrezza che tante donne vogliono provare. Credono che il pene di uno che vola, schizza ragnatele, piega l’acciaio e sgretola i monti sia un oggetto da concupire con costanza. Le mortali fanno uno più uno e si calano le mutande senza troppo pudore. Lois Lane ne sa qualcosa. Sta suonando la porta a casa sua e lei, che non s’è ancora ripresa dalla morte di Clark, va a aprire col solito sorriso sulle labbra.

– Ciao, – dice tremando una bionda con la fronte un po’ sudata.

– Ciao, posso aiutarti?


– Posso entrare?


– Accomodati.

Lois è sempre troppo gentile con tutti, ma la bionda sembra averne bisogno. La fissa e il sorriso quando rimugina le diventa una smorfia, lo diceva pure il povero Clark che quando vuole darsi delle arie Lois pare ebete.

– Questa è la casa dove viveva Superman?

– Di preciso cosa cerca? Signorina…?


– Uhm.


– Sei una fan? Vuoi un cimelio?

Lei fa cenno di no.


– Vuoi uno dei suoi mantelli?


– Senti Lois, io…


La bionda ha qualcosa di famigliare.


– Senta signorina, sia cortese, mi lasci stare.


– Se tu sentissi di possedere qualcosa di speciale, di unico, rischieresti di ferire una persona a cui hai già fatto del male?


Lois la guarda come si trovasse di fronte a una matta. Però non è la prima volta. Voglio dire, quando Superman è morto molti cittadini di Metropolis sono rimasti sconvolti e hanno cercato in Lois risposte che non potevano avere.

– Io ho avuto una storia con Superman.

Lois alza un sopracciglio.

– Mi dispiace.


– Cosa?


– Sono stata a letto con lui…


Lois le guarda la pancia.


– Vai via, è meglio.


La ragazza si è toccata il vestito ed è uscita di casa. Lois s’è buttata sul letto, ha agguantato il cuscino e ha cominciato a piangere.


Sono da lei in un lampo, mi siedo sul letto. Mi metto in ascolto, tutto tace. Lei solleva appena la testa dal cuscino e mi guarda, prende a piangere ancora di più. Ho sempre pensato che Lois fosse sprecata per Clark. Sto per carezzarle i capelli ma una voce mi frena.

– Guarda, guarda l’Uomo Ragno.


Mi volto di scatto, l’idiota è arrivato.


– Batman che vuoi?

– Sono venuto a vedere come sta Lois.

Lois struscia la faccia sul lenzuolo finché con un occhio non lo vede, gli abbozza un sorriso senza smettere di lacrimare.

– Ehi, non le state così addosso.


Ci voltiamo verso Robin che istintivamente abbassa gli occhi.


– Il ragazzo ha ragione, ma che ha da frignare la mora?


Ecco, ci mancava la sensibilità di Wonder Woman.


Mentre gli altri arrivano, la bionda sta scendendo la prima rampa di scale.

Non c’è l’ascensore a casa di Lois. Flash si butta a peso morto su uno dei divanetti con la S.

Hulk gli fa segno di fargli posto, si siede, accavalla le gambe e dice:


– Dobbiamo stritolarla.


Batman s’accende una sigaretta:


– Ora mi dite come fate a essere convinti che la puttana non mente. Lois si alza col busto sul letto, con un po’ di sforzo si mette a sedere.

Ci fissa spalancando gli occhi senza dire niente. Wonder Woman afferra fulminea la sigaretta di Batman, la stringe nel pugno e la polverizza. Lui le prende il braccio e glielo storce dietro la schiena. Che deficienti. Flash torna dal tabaccaio con una stecca di Marlboro:

– Dai, lasciala stare, te le ho ricomprate.

Hulk si volta e sospirando constata disgustato che il pidocchio rosso, come lo chiama lui, non gli siede più accanto. Taglia corto:

– Lo sappiamo tutti che non mente.

Io comincio a sudare freddo. Mi allontano delicatamente dal letto di Lois. Scosto la tendina e guardo sotto, ovviamente lei ancora non c’è. Allerto i sensi e la vedo chiaramente. È scesa fino al secondo piano. Io la conosco quella ragazza. L’avevo rimossa.

– Peter l’ho fatto – mi disse una mattina Clark su un grattacielo.

– Cosa?


– Ho tradito Lois.


– Perché lo dici a me?

– Sei l’unico di cui mi fido.

I supereroi non sono amici e Clark lo sapeva. Erano assurde le sue confidenze.

I supereroi non tradiscono le donne che hanno salvato tante volte da pericoli mortali. Era eccitatissimo.

– Sai che ci ho scopato in volo. Lois non l’ha mai voluto fare. Me la sono messa sopra e ho volato di schiena. Lei si reggeva così guarda…

– Ma no, senti, – ero disgustato, come se io mi mettessi a raccontare quello che faccio con le mie ragnatele quando sono solo. Ma lui mi prese per un braccio e in un attimo, attraversando dieci isolati, mi trascinò di fronte alla finestra di casa sua. Ero aggrappato a lui e fluttuavamo davanti a un vetro del terzo piano.

– Stai a vedere eh.

Mi diede una spinta contro il muro di mattoni rossi e io mi ci aggrappai. Poi bussò per farsi sentire da lei. Mi diede un’occhiata e tutto gasato disse:

– Zitto e mimetizzati.

Io mi feci ragno più che potei e la ragazza aprì la finestra. La vidi con la coda dell’occhio, lo abbracciò e se lo trascinò dentro. A quel punto Superman prese a comportarsi come il più mediocre degli uomini normali.

– Peter ma tu che pensi?


– Eh?


Robin mi si è avvicinato e da dietro la maschera mi guarda con occhi grandi e limpidi:


– Credi che quella sia davvero incinta di Clark?


Io torno vicino a Lois, le asciugo le lacrime e le dico di sì. Intanto con i sensi di ragno percepisco che la ragazza è uscita dal palazzo, ha appena chiuso il portone. Ha l’aria stanca, ma sorride. La pancia è grossa. Dev’essere al settimo mese. Provo a concentrarmi, voglio sentire il battito del bambino. Ma… ma… ma qui c’è qualcosa che non va. Oh, no! Mi aggrappo al lampadario e faccio in tempo a sollevare i piedi. Lois Lane ha lanciato uno schizzo disumano. Io che ero all’erta lo vedo muoversi a rallentatore. Ma quei due che hanno ripreso a litigare no. Come faranno a sconfiggere i nemici. Il vomito di Lois ha colpito in pieno i costumi di Batman e Wonder Woman. Hulk vorrebbe ridere, ma ha troppo rispetto della donna di Superman. Allora si strappa un pezzo di camicia e strilla:

– Uaaaaahg! Uaaaaahg!

Scendo dal lampadario. Batman si sta strofinando il mantello con un asciugamano:

– Hulk ha ragione, la puttana deve sparire!


Wonder Woman gli strappa l’asciugamano e pulendosi si avvicina a Lois:

– Non ti preoccupare, cara, ci pensiamo noi.

Dopo quello che è successo sono tutti su di giri e al massimo delle loro potenzialità. La donna in strada sta andando verso il parcheggio. Sento il calore di Flash attorno ai suoi vestiti. Quel bastardo le sta ronzando attorno alla pancia. Wonder Woman ghigna:

– Per i miei gusti siamo già troppi.


Robin cerca il mio sguardo. Io mi volto verso Batman:


– Hai detto tu a Flash di scendere?


Hulk lancia un urlo. Non se n’era accorto. Batman mi ignora, si siede sul letto e dice qualcosa nell’orecchio di Lois. Lei ride. Mi manca il respiro. Mi siedo e non riesco più a sentire niente. Chiudo gli occhi e penso che non avrei mai voluto sapere niente di questa storia. Li riapro e vedo Flash, ha comprato i gelati per tutti. Li richiudo e finalmente sento il battito del bambino. Il figlio di Clark sta bene e la ragazza si sta avvicinando alla macchina. Gli sta dicendo paroline dolci, sente di portare in grembo un supereroe. Sorrido e apro gli occhi. Flash sta passando a Lois una coppetta crema e cioccolato. La ragazza è in macchina, gira la chiave dell’accensione e in un momento crepa insieme al futuro neonato. Il rumore mi rimbomba nella testa. Mi sfilo il cappuccio e mi stropiccio gli occhi. Hulk, Flash e Wonder Woman sono alla finestra. Wonder Woman lecca il suo cono e chiede a Flash che esplosivo ha usato. Lui si schermisce:

– Segreti del mestiere.

Lei ride e Hulk, ammirato, dà una pacca sulle spalle al pidocchio rosso. Mi volto, Robin si sta guardando i piedi. Faccio un passo avanti e cerco Lois. È ancora sul letto e Batman la sta imboccando. Col gelato. Un cucchiaio alla volta.

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