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CRONACHE DEL MALPAGÒ #28

Le singolari avventure dei cittadini che vivevano un tempo nella nazione più lontana dalla nostra fortunata Italia. Ventottesima puntata.


Masaniello Populizio soffriva per le condizioni dei lavoratori del Malpagò. Con la sua lucida visione del futuro, li organizzò in schiere di liberi cittadini. Loro, grati, lo votarono in massa e lui entrò fiero nel parlamento Malpagota. Dichiarò che adesso tutto sarebbe cambiato. Per prima cosa comunque cambiò nome, ora si fa chiamare Tribunizio Paraculo Principe D’Orleans e siede in una decina di Cda aziendali. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Nel Malpagò nessuno aveva torto, nessuno perdeva le elezioni e nessuno sbagliava mai. E nel caso era colpa di qualcun altro. A scuola era colpa dei maestri, nei giochi era colpa degli arbitri, nell’amore era colpa del partner. Qualcuno dava la colpa alla malattia, però nessuno sapeva quale. Appena arrivavano nell’aldilà, sotto lo sguardo perplesso del diavolo Geppo, chiedevano subito dove potevano fare ricorso contro la morte. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Nel Malpagò si dava una grande importanza al lavoro tanto che gli facevano la festa. Centinaia di migliaia di giovani si riunivano nelle piazze per celebrarlo con canti e musiche. Discorsi appassionati di sindacalisti e politici lo esaltavano. L’avevano scritto pure nella costituzione. Ma un giorno il lavoro, che era timido e schivo, s’imbarazzò di tanto entusiasmo. Si nascose chissà dove e nessuno lo trovò più. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Il Principe Smentolo Paraculo D’Orleans godeva a dire castronerie ma subito dopo le negava con una smentita ai giornali. Un giorno l’influencer Fluentias Ferrantes registrò una sua telefonata e la fece ascoltare sui social. Lui smentì di aver telefonato, smentì di aver detto quelle cose, e smentì di aver parlato. Poi smentì di aver smentito. Quando tornò a casa, la moglie gli chiese: “Sei tu?” Lui smentì e la moglie non gli aprì. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


In quel tempo nel Malpagò le regole erano precise. Potevi mangiare al ristorante solo all’aperto pure quando pioveva. Era vietato sedersi in un bar altrimenti lo facevano chiudere. Quando portavi tuo figlio quindicenne a festeggiare il compleanno della nonna, i vigili ti facevano la multa pure se indossavate lo scafandro. Ma se la tua squadra faceva finire più palloni delle altre al di là di una linea bianca, potevi fare quello che volevi e nessuno ti diceva niente. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


28 to be continued…

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