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Massimo Pallottino: “Ho voluto che fosse il lettore a farsi liberamente un’idea del personaggio “

È uscito recentemente per la casa editrice PeQuod il romanzo L’isola dei ricordi di Massimo Pallottino. Quando cominciò a scriverlo diversi anni fa rappresentava per lui la sfida di passare dal suo solito genere, il giallo, a qualcosa di decisamente diverso. In effetti, anche se in fondo in tutte le storie ci può essere un’indagine, magari interiore, su sé stessi, questa vicenda non ha proprio niente della tradizionale narrazione poliziesca. E pensare che Pallottino veniva da titoli caratteristici del thriller come Io aspetto nel buio (PeQuod, 2006), Un rebus per uccidere (PeQuod, 2010) e Nell’anno della sindrome di Rhee, (Ensemble, 2012), quest’ultimo in effetti dalle atmosfere meno gialle e più malinconiche, anche se poi sempre della scoperta di un omicidio si trattava, seppure sullo sfondo fantascientifico di una pandemia (nel 2012!). Stavolta invece (e me lo ricordo mentre decideva di intraprenderne la scrittura) Pallottino ha scelto la via di un romanzo intimo dalle atmosfere quasi rarefatte, talvolta appena tratteggiate, nella storia di una ragazza di diciotto anni che decide di lasciare famiglia e fidanzato, prossimo alle nozze, per fuggire dall’isola greca di Lefkada per andare con il suo futuro marito Lorenzo in Italia. Dovrà trascorrere tutta la vita per poter tornare a Lefkada e fare i conti con la propria esistenza, insieme al figlio Yannis. Come vedete, proprio nessuna atmosfera gialla, anzi la quasi soffusa nostalgia della vita come poteva essere e il ricordo di ciò che è stato. Valeva la pena, quindi fargli una delle nostre interviste, no? Ed ecco, domande e risposte.


I tuoi precedenti lavori erano dei gialli. Perché cambiare genere? Non sei soddisfatto della forma del poliziesco?

In questo mio ultimo romanzo ho cambiato genere, abbandonando la narrativa gialla, perché semplicemente avevo in mente una storia che non rientrava nella crime fiction, e poi, aspetto non secondario, in quanto mi piace sperimentare nuove forme del racconto che non obbediscano a regole rigide che sono imposte del resto dal genere giallo. Devo però ammettere che mi sono divertito molto nella stesura dei primi due gialli, e in questo senso sono soddisfatto della forma del poliziesco.

L’isola dei ricordi comincia con una dichiarazione sull’ipnosi regressiva che ti avrebbe dato la spinta per la scrittura di questa vicenda. Quanto c’è di vero o d’inventato?

L’ipnosi regressiva è una pratica che mi intriga molto al solo pensiero di poter scoprire qualcosa delle mie vite precedenti. Personalmente non l’ho sperimentata, tuttavia l’aspettativa di scoperta che è legata ad essa mi affascina a tal punto che ho trovato il modo d’infilarla, sebbene come espediente letterario, all’interno della storia narrata.

Scrivere dal punto di vista di Sofia, invece che da quella di un maschio è stato complesso?

Raccontare dal punto di vista di una donna non è stato molto complicato, forse perché fin da quando ho immaginato per la prima volta questa storia avevo ben chiaro nella mente il personaggio di Sofia.

Un rapporto speciale lega Sofia e suo figlio, Yannis, è qualcosa di tipicamente femminile e materno?

Sì, è qualcosa di tipicamente femminile e materno, come spero si evinca bene dal racconto.

Questa che hai scritto è una storia di abbandoni, fughe e solitudini. È qualcosa che ti rappresenta intimamente?

Questa storia nel suo snodo di abbandoni, fughe e solitudini, come giustamente hai rilevato, non mi rappresenta sotto un aspetto interiore, tuttavia riconosco che il tema della fuga da se stessi, che affronto seppur di striscio nel romanzo, è qualcosa che mi appartiene.. Fuggire da se stessi quasi coltivando l’illusione di sfuggire ad un destino già scritto e cambiare così la rotta della propria vita.

Il figlio rimprovera Sofia di non essere stata capace di tenersi Lorenzo, il padre, “qualche ragione deve pur esserci” dice. Pensi che i figli dei genitori separati considerino un fallimento quello di padri e madri?

Francamente non saprei. Penso tuttavia che i figli di genitori separati vivano senza dubbio un grandissimo disagio che li condiziona negativamente nel corso della loro esistenza. Se poi lo considerino un fallimento ritengo che questo dipenda dal singolo caso.

Il tuo atteggiamento come autore è sempre “un passo indietro”, non intervieni direttamente, cosa che apprezzo. Hai voluto lasciare al lettore la possibilità di decidere lui cosa pensare di ciò che leggeva?

Hai detto bene. Come scrittore cerco infatti di tenermi in disparte rispetto alla vicenda che narro. Ritengo al riguardo che siano i personaggi a dover parlare con una voce propria che non mostri traccia di quella dell’autore. In questo romanzo in verità tutto ciò è risultato più impegnativo poiché il racconto si svolge in prima persona e restare “un passo indietro”, come hai detto tu, non è stato sempre facile. E così, per tornare alla tua domanda, ho voluto che fosse il lettore a farsi liberamente un’idea del personaggio senza che io potessi influenzarlo in alcun modo.

Che rapporto hai con le isole?

Il mio rapporto con le isole è quello di uno spettatore che rimane puntualmente incantato a vederle. Dunque è un rapporto di indissolubile fascinazione, mi verrebbe da dire.

Nella tua visione del mondo il ricordo è una prigione oppure una via verso la liberazione? Sofia cerca di nascondersi soprattutto al figlio, mi pare..

Nella mia visione del mondo il ricordo può essere entrambe le cose: una prigione o una via verso la liberazione. Anche in questo caso ritengo che molto dipenda dalla singola storia di una persona e dal posto che i ricordi occupano nella sua vita. A parte questo, la memoria è fondamentale nella tematica di ogni scrittore, perché come ha scritto Gabriel Garcia Marquez “la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla”. Per quel che concerne poi l’atteggiamento di lei verso suo figlio è un continuo nascondersi per una ragione di sua irresolutezza, di rinviare cioè all’infinito il momento di aprirsi con Yannis, cosa cui accenno nel finale del libro, lasciando al lettore la facoltà di immaginare la vita di entrambi e il loro rapporto da quel momento in poi..

Ora tornerai a scrivere gialli oppure hai ormai scelto un’altra via in letteratura?

A marzo del 2022 uscirà in self-publishing un thriller che avevo confinato in un cassetto, una storia su cui ci sono tornato sopra con rinnovato interesse, anche se la strada del romanzo non di genere è quella che ormai sento più mia.

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