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CRONACHE DEL MALPAGÒ #24

Le singolari avventure dei cittadini che vivevano un tempo nella nazione più lontana dalla nostra fortunata Italia. Ventiquattresima puntata.


Scribacchio Paraculo D’Orleans era un grande scrittore e vinceva sempre fantastici premi letterari. I suoi romanzi appassionavano soprattutto quando narrava il dramma dei batuffoli olezzanti che traeva dal suo ombelico. I lettori si commuovevano e le vendite s’impennavano. Finché un bambino della scuola dove presentava il suo ultimo capolavoro gli chiese: “Mai pensato di fare una doccia?” Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Nel Malpagò si decise che l’arte doveva essere buona. Basta con il sessismo, il potentismo e il bianchismo. Così venne messa una maschera arcobaleno su Otello una volta Moro di Venezia. La Bisbetica domata venne resa ben dosata. Shylock Il mercante di Venezia divenne Quell* lì che fa quel mestiere lì in quel posto che è uguale a tutti gli altri posti del mondo. E il pubblico? Quello non c’era già più da tempo. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Un giorno il Principato del Malpagò entrò in crisi. Le ragazzine non sognavano più di diventare principesse. Ai giovani sembrava noiosa la caccia alla volpe. Sui giornali si parlava solo dei divi del cinema. Allora Astolfo Paraculo D’Orleans implorò sua moglie Astolfa di mettergli le corna con il Valletto Nicola Pezzoduro. Fu un’idea geniale. Lei lo fece, mandò le foto al web e il denaro torno a correre nelle casse del Principato. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Michelotta Sgarba, intellettuale media, si accorse che di lei non parlava nessuno. Scriveva romanzi, articoli, saggi, passava la notte a riflettere e il giorno a comporre. Qualcuno la leggeva, qualcuno la stimava, ma non erano abbastanza per la sua fame di successo. Poi un giorno venne invitata in televisione e di fronte alla spia rossa della telecamera fece un grido, un rutto e un peto, col faccione in primo piano. E fu la gloria. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Per Nicky Zompetta, Coso Cascone era il ragazzo perfetto. Vabbè, l’unica cosa che sapeva fare era tuffarsi a corpo morto da un tetto, però con stile. Vabbè, era stato progettato al computer e fatto realizzare da un’industria di divani, però con lo sconto. Vabbè, nelle notti di luna piena si trasformava in un Lupo Mannaro, però solo un pochino. “Mi basta che tu non sia un Principe Paraculo D’Orleans” sorrise lei e lui si sentì morire. Che Meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


24 to be continued…

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