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Cronache del Malpagò #18

Le singolari avventure dei cittadini che vivevano un tempo nella nazione più lontana dalla nostra fortunata Italia. Diciottesima puntata.


Il Principino Ginepro Paraculo D’Orleans era triste. Non solo non riusciva a conquistare Nicky Zompetta, ma aveva anche scoperto di non essere figlio dei suoi genitori. E non sapeva ancora tutto. I suoi lo avevano progettato al computer e poi fatto realizzare da un’industria di divani. Mamma e papà lo guardavano e poi cominciavano a litigare di nascosto. Non era venuto benissimo, forse perché il padre aveva preteso un grosso sconto. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


La festa più importante del Malpagò era il San Banale. I non religiosi la chiamavano semplicemente Giornata della Banalità. In quel giorno si appendevano all’albero di Banale delle sfere di vetro con luoghi comuni immortali. Mangia dove mangiano i camionisti, c’era scritto su una. Non ci sono più le mezze stagioni, su un’altra. L’importante è bere tanta acqua, su una terza. E sul puntale dorato spiccava in rosso la frase: “Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti”.


I bandi per i finanziamenti pubblici nel Malpagò venivano stanziati per il bene comune. A favore dell’imprenditoria giovanile, per un ristoro alle attività culturali, allo scopo di favorire il rinascimento ecologico. Per partecipare riempivi decine di moduli e producevi mucchi di documenti. Alla fine venivi giudicato idoneo e finanziabile, però purtroppo i fondi erano esauriti. Se l’erano pappati i soliti Principi Paraculo D’Orleans. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


Nicky Zompetta e Coso Cascone s’incontrarono al chiar di luna. “Sei diversa dalle altre” disse lui. “Anche tu sei meglio degli altri” disse lei. Poi parlarono all’unisono: “Pensa che a scuola mia c’è un nerd chiamato Ginepro!” rise lei. “Da me c’è una sfigata chiamata Nicoletta” rise lui. “Oddio, non è che vede oltre la maschera?” pensarono l’una dell’altro Nicoletta e Ginepro, mentre si allontanavano nei loro costumi da supereroi. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


I cittadini del Malpagò amavano tanto gli animali. Tenevano con loro dolci micetti, buffi cagnolini, allegre tartarughe. I più alla moda allevavano piccoli di leoni, di tigri e di serpenti. Se crescevano troppo li abbandonavano nelle campagne. Ma quelli ritrovavano sempre la strada di casa e poi correvano più di loro. Quando i padroni rientravano, soddisfatti per essersene liberati, li ritrovavano sul divano con le fauci spalancate. Che meraviglia, il Malpagò, dicevan tutti.


18 to be continued…

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