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Il mare di Ibsen

Quando lo vedevano arrivare i pescatori di Casamicciola curvavano i loro volti sulle reti da riparare per nascondere un sorriso. Quello straniero alto e taciturno si presentava sempre prima del tramonto, passeggiava lentamente lungo il molo, sfiorava barche e reti senza proferire parola e si allontanava, le braccia incrociate dietro la schiena e la testa chissà dove.

Henrik Ibsen li guardò appena, sapeva bene che lo chiamavano “il fantasma” perché ogni giorno passava e andava via, senza scambiare neanche un saluto o una frase scherzosa, come facevano tutti lì a Ischia.

Ibsen guardava quel mare azzurro, le isole minori all’orizzonte, e pensava al suo paese, dal quale era lontano ormai da mesi. La neutralità norvegese nella guerra dello Schleswig-Holstein lo aveva indignato e profondamente deluso, spingendolo a una sorta di esilio volontario che lo aveva spinto verso l’Italia, prima a Roma, e ora a Ischia.

Quel mare così azzurro e calmo lo inquietava. Lo fissava per ore, cercando di cogliere un’increspatura, qualcosa di nascosto che premeva per uscire fuori. Nora, il personaggio del dramma che voleva scrivere, la immaginava un po’ come quel mare: bella, placida, rassicurante. Dentro di lei, però, onde alte e minacciose: pensava a un intreccio fatto di firme false, debiti, ricatti che si agitavano sotto la superficie perbenista e benestante, pronte a emergere e spazzare via Nora e tutto il suo mondo.

Nella luce del tramonto una fila di pescherecci prendevano il largo.

Viaggiamo tutti a bordo di una nave che ha un cadavere nella stiva, pensò, per questo siamo angosciati e impauriti, ma facciamo finta di niente

Nora ha paura che il marito scopra il suo inganno, anche se commesso a fin di bene, paura dell’avvocato che conosce il suo segreto e la ricatta, paura di perdere la sua casa piena di ninnoli, così femminile, così elegante.

Una casa di bambola, artefatta come tutto il resto. Una prigione dorata, e tanti scheletri che premevano per uscire dall’armadio.

Devo liberare Nora, pensò.

La passeggiata era finita.

Bibliografia:

Henrik Ibsen, Casa di bambola, Einaudi

Henrik Ibsen, La donna del mare, Einaudi

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