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“Sorelle” di Daisy Johnson (Fazi)

Due sorelle con 10 mesi di differenza, Luglio e Settembre, l’una nata nel letto dove è stato concepito il loro padre, l’altra concepita in quello stesso letto, durante l’allattamento.

Settembre è la maggiore, manipolativa, intensa quanto Luglio, più bella ma destinata ad essere una gregaria, è oggetto di bullismo durante l’adolescenza. Il loro legame psichico è il trionfo di una e la maledizione di un’altra, più potente di quello che c’è tra due gemelle omozigote.

La madre, Sheela, è stata la casa rifugio di entrambe, dove le ha accolte prima di portarle nel mondo, impreparata alla fine del suo amore feroce con il loro padre Peter, un ragazzo danese sfacciato ed egocentrico, che viene presto rimosso dalla vita delle figlie, che non ne conservano alcun ricordo. Per lui e di lui parlano i muri di Casa Accoglienza, il posto dove nella piovosa Primavera dei loro 16 e 17 anni, le ragazze si sono rifugiate, insieme alla madre, che però resta chiusa nella sua stanza, in una specie di fuga dalla loro vita ad Oxford.

È successo qualcosa che ha spezzato l’equilibrio fragile di questa famiglia, qualcosa di inconfessabile, e che tiene le ragazze separate dalla madre, che ha, per sua stessa ammissione, coccolato nel corpo un altro figlio prepotente: una depressione feroce, che la spinge a ignorare le richieste delle sue bambine, e a lasciarle crescere nel loro legame e nella compensazione di attenzioni, dove spesso Settembre impone dispetti e piccole e grandi angherie a Luglio.

Sheela si guadagna da vivere scrivendo albi e storie illustrate per bambini, dove le protagoniste sono le sue figlie, riprodotte su carta, i conflitti abbandonati, trasformate in bionde e luminose bambine vichingo, vittoriose su ogni tipo di catastrofe. Le ragazze non sempre sopportano di essere ritratte come se non avessero corpi reali, pieni di contraddizioni, ma, ovviamente, partecipano al successo della madre, aiutandola a scegliere vestiti e a pronunciare discorsi. Parole che evaporano insieme al vino tiepido, la madre in libreria a mostrare l’ultimo libro, il sorriso brillante e colorato dal rossetto rosso fiamma.

La situazione precipita quando Luglio viene presa di mira da un gruppetto di ragazze che le fanno scherzi telefonici e le fanno credere di ricevere messaggi dal ragazzo per il quale si è presa una cotta, e al quale lei invia una foto mezza nuda. La foto è sgranata ma lei è abbastanza riconoscibile e in breve il terzetto malefico la fa circolare a scuola e ne vengono stampate copie in ciclostile.  Ma non è questo, in ultima analisi, il motivo della fuga della famiglia a Casa Accoglienza. Il motivo sarà comprensibile solo alla fine, quando Luglio, poetica e infranta voce narrante, racconterà la storia che si ricompone, la storia sgretolata del mondo abitato da incubi e promesse fatte in un’infanzia che continua a vivere nei loro gesti di ragazzine, nelle loro bocche sudate e nei loro corpi che hanno, ormai, odori di donne.

Non è soltanto un romanzo di formazione, è una storia fatta di spigoli urticanti e di dolcezze tentacolari, a tratti raggiunge le note di un horror, ma fondamentalmente è un libro di attesa, dove l’attesa è quella di chi sfoglia le pagine e gli specchi che riflettono, in misura impietosa, non solo le immagini reali, ma i pensieri di Luglio e i desideri di Settembre, in una dualità che non smette mai di esistere, perché in fondo tutti vogliamo essere sempre qualcun altro. Specialmente a 16 anni.

Sono ubriaca. Sì. E allora penso, come mi è successo tante volte, che Settembre è la persona che avrei sempre voluto essere. Io sono una forma ritagliata dall’universo, trapunta di stelle che continuano a morire – e lei è la creatura che riempie il vuoto che io lascio nel mondo. Mi ricordo della promessa che ci siamo fatte anni fa, di quando l’abbiamo scritta per non scordarcela, di come ci siamo prese le mani e le abbiamo tenute sul foglio, stringendo sempre più forte. Poi mi ritrovo in acqua. Sono ubriaca e Settembre si è alzata il vestito sopra la testa e il suo corpo brilla come un faro nel buio.

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