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Papille: Capitolo 31 – Foie gras

Papille, il seguitissimo critico gastronomico fuori dagli schemi, amato dal popolo e temuto dai più grandi chef, perde l’uso della lingua e del gusto per la vendetta di uno chef stellato.

Puntate precedenti

Capitolo 1 – Panace di Mantegazza

Capitolo 2 – Cappio

Capitolo 3 – Ferite

Capitolo 4 – Mignon vegani, alici, cacao e melanzana

Capitolo 5 – Strazzata lucana

Capitolo 6 – Pomodoro Ciettaicale

Capitolo 7 – Battuto d’occhio

Capitolo 8 – Sardine

Capitolo 9 – Zuppa di pipistrello

Capitolo 10 – Tramezzino pollo e insalata all’obitorio

Capitolo 11 – Lampare

Capitolo 12 – Pesce fresco

Capitolo 13 – Entrée

Capitolo 14 – Mani nel sacco

Capitolo 15 – Pinzimonio

Capitolo 16 – Rosmarino e basilico

Capitolo 17 – Falange di granchio oceanico

Capitolo 19 – Paella

Capitolo 20 – Menabrea

Capitolo 21 – Latte materno

Capitolo 22 – Mela

Capitolo 23 – Sangria

Capitolo 24 – Peperoncino

Capitolo 25 – Crema di caffè

Capitolo 26 – Cuore di maiale

Capitolo 27 – Cucciolo di cinghiale

Capitolo 28 – Bacon e uova

Capitolo 29 – Carne o pesce?

Capitolo 30 – Crostatina alla marmellata

Capitolo 31

Foie gras

Il cinghiale sta su un fianco, bagna il pavimento di sangue. L’ombra che lo ha spinto giù dal tavolo respira a fatica per lo sforzo. Inspira. Guarda il corpo di Mauro Sagripanti a terra. Lo ha provato a tirar sopra al tavolo della cucina, al posto del cinghiale, sfiancandosi per lo sforzo senza riuscire. Cola del sangue dalla fronte dello Chef, ora semi cosciente.

Apre gli occhi e vede un’ombra muoversi intorno al tavolo.

– Mi hai rovinato la vita. – Sussurra l’ombra.

Sagripanti oscilla il collo. La vista all’inizio opaca inizia a tornare nitida. Intravede l’ombra, esile, muoversi.

– Mi hai rovinato la vita. – Ripete.

– Chi sei?

Sagripanti continua a girare il collo per seguire gli spostamenti. La voce è di una donna. Chiude gli occhi per ricollegarla a qualcuno conosciuto in passato. Ma quante ne ha conosciute senza neanche saperne il nome, pensa.

– Pensi di farmi paura? Sei una delle troiette di Renatino o è uno scherzo per portare il gioco di ‘sta sera a un livello più alto? Mi gusta.

Muove le mani stringendo i polsi per via dello scotch che li tiene legati.

La donna sferra un pugno sui testicoli dello chef.

Affonda il colpo non curandosi del gemito di piacere misto a dolore che provoca.

– Dov’è mio figlio?

Segue un silenzio rotto da due macchine in strada che suonano il clacson.

– Linda. Non ci posso credere. Dovevo immaginarlo. – Sagripanti ride.

Linda prende il bastone che aveva usato per tramortire lo chef e con forza lo scaglia di nuovo tra le sue gambe.

L’uomo tira su le ginocchia con violenza.

– Uh oh. Questa sì che era bella.

– Dov’è mio figlio?

– Tuo figlio sta dove deve stare finché non mi porti i soldi che devi a me e a Renato. Se sei qui in Italia è merito nostro. Questi erano i patti.

– No. Io ti ho ripagato. Diecimila euro per farlo arrivare in Italia. Gli altri cinque per aver trovato lavoro a me al campo di Tolve li avrai presto.

– E presto rivedrai tuo figlio allora. Slegami.

– E se ti dicessi cosa ho qui?

Linda agita uno zaino logoro.

– Soldi?

– Molto meglio.

– Sentiamo.

– Papille ti dice niente?

L’uomo muove i polsi. Il corpo si ribella vibrando.

– Che c’entra?

– Se non erro è entrato nello studio di quell’altro porco del tuo commercialista. Ha trovato il filmino in cui ve la spassate. In cui ci sono pure io. In cui tu e l’altro avete ucciso una donna. Greta. La mia amica Greta.

Sagripanti resta in silenzio. Carletti se ne era guardato bene di parlare per telefono. Ma Renatino sapeva qualcosa? Pensa. Se Renato sa qualcosa di certo sarebbe un problema.

– Niente più spocchia, eh maiale?

– Stai zitta e slegami.

– Vedi quel cinghiale lì a terra? Io credevo te lo stessi per scopare malato come sei. Invece sei meno malato di quanto pensassi. O mi dici dove è mio figlio o prima di stritolarti i testicoli, invio a tutti i giornali le copie del video.

Linda deglutisce forzandosi, una mano le trema.

– Chissà se quel ragazzino ci sa fare come la madre. Peccato non sia una femmina.

Lo schiaffo sul pieno volto dello chef gli arrossa la pelle e lo schiaccia in un’espressione simile a una prugna troppo matura. Linda pensa sia lo schiaffo più forte che abbia mai dato nella sua vita. Ne dà un altro. Poi un altro. Poi un altro ancora. Poi graffia il viso dello chef con entrambe le mani scorticandogli la pelle. Il sorriso inizia a svanire dal volto dell’uomo. Si agita, prova a dimenarsi. Ha mani e piedi legati con cura ma Linda fatica a tenerlo sul tavolo. Lo schiaffeggia di nuovo. Gli conficca un’unghia nella pelle della guancia scavando un solco prima rosato poi sempre più rosso fino a scurirsi di nero quando il sangue inizia a sgorgare.

Lei ha i capelli arruffati, unti, la tuta nera e umida di sudore freddo le dà dei piccoli brividi sulla pelle. Si calma qualche istante dopo, gli occhi restano spalancati. L’uomo si rovescia a terra e con un tonfo sordo schiaccia il cinghiale privo di vita.

– Dov’è mio figlio.

– Fottiti, puttana. Meglio dove lo tengo io che la vita insieme a una troia come te.

Sagripanti sputa a terra saliva mista a sangue. Il volto gli brucia. Si sposta rotolando da sopra il cinghiale fino sul pavimento. L’odore nauseabondo lo eccita. L’odore della morte, pensa, dà sapore alla vita.

– Puttana. – Ripete.

– Dì addio alla tua carriera. Questo video domani sarà ovunque.

Suona il campanello di casa.

Due volte.

I due si guardano.

Da fuori la finestra, entrambi sentono una voce chiamare.

– Mauro, apri dai!

– Ren…

Sagripanti non finisce di pronunciare il nome di Renato che Linda è sopra di lui tappandogli la bocca. Lui affonda i denti nella mano di Linda, che trattiene un grido. Alla sua sinistra tra loro due e il tavolo c’è il cuore del cinghiale strappato dallo chef prima che Linda lo tramortisse. Lei prova a strattonare via la mano dalla bocca chiusa in una morsa.

– Mauro ma che cazzo stai facendo, apri!?

Fuori è silenzioso. La voce di Renato e le risate di due ragazze scompongono l’equilibrio della via.

– Guarda che entro dalla finestra. Mica sono uno spaccia figa per ragazzini che aspetta due ore il figlio di papà che si tira la sua botta. Cazzo ci lasci qua fuori. Mauro?

Linda resta in ascolto. Preme la mano nella bocca del cuoco lacerandosi la pelle. Sente muovere le persiane della finestra della camera da letto da cui anche lei è entrata. Si apre facilmente.

Strattona un’ultima volta la mano mentre con l’altra afferra il cuore del cinghiale. Prova dolore quando riesce a liberarsi dalle mandibole. Non ha tempo per gemere e subito con l’altra mano infila l’organo in bocca a Sagripanti. Spinge. Spinge senza volerlo soffocare ma deve rimanere in silenzio il più possibile. Pensa.

Con la mano sporca di sangue rovista nello zaino a terra poco sopra la testa dello Chef e del cinghiale. Estrae veloce lo scotch.

– Mauro ma ci sei? Mauro? Ci sono le luci del salone accese, stai cagando?

Due ragazze ridono, una risata stupida pensa Linda, sciatta.

Lo scotch le si appiccica sulle mani. Riesce a tirarne via un pezzo mentre preme il cuore nella bocca dell’uomo che muove la testa ma non riesce a divincolarsi. Preme ancora. Strappa lo scotch con i denti.

– Mauro? Sei in cucina? Ragazze quello ci campa in cucina vedi che sta sicuro là a preparare foie gras per la serata.

La voce di Renato ricorda a Linda l’orrore della serata del video. Quell’uomo è il male.

Appiccica lo scotch sulle guance di Sagripanti. La parte che preme sul cuore si arrossa subito di sangue che secca al contatto con la colla. Linda spinge, con rabbia. Troppa da sentire un rumore di ossa che si incrinano.

Un grugnito esce dalla gola di Sagripanti. Deve avergli rotto al mandibola.

– Porca troia Mauro che puzza. Ragazze aspettate in salone.

Linda è dietro al tavolo. Prende tastando il pavimento lo zaino, lo avvicina al petto si alza e corre verso la porta laterale che dà sul piccolo corridoio che divide salone e camera da letto.

– Ma cos’…?

Renato accende la luce. L’ombra di Linda prende forma e colore. Al secondo passo veloce però, sente una mano cingersi intorno alla caviglia e perde l’equilibrio.

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