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La katana di Mishima

L’ufficiale di picchetto ferma l’automobile all’ingresso del Quartier Generale delle Forze Armate di Tokyo e si china per scrutare nell’abitacolo: quattro ragazzi in divisa paramilitare e, seduto davanti, Yukio Mishima, lo scrittore più famoso del Giappone, impettito e con una bellissima katana di fianco.

Fa un inchino e li lascia passare, il Generale Masuda Kanetoshi li sta aspettando, lo scrittore vuole presentargli quattro giovani distintisi nelle esercitazioni del suo gruppo, il Tate No Kai (la Società degli scudi).

Il Generale scruta i quattro giovani, pallidi e silenziosi, mentre Mishima ne tesse le lodi. Dopo il the lo scrittore si offre di mostrare la spada che porta con sé, un’autentica katana da samurai. Kanetoshi la prende in mano, la guarda e si accorge, con stupore, che la lama è affilata, cosa assolutamente vietata per legge. È quasi un segnale: il generale è immobilizzato e legato a una sedia, mentre il pesante mobilio dell’ufficio viene spostato per bloccare tutti gli accessi alla stanza.

Mishima lancia il suo ultimatum: pena la vita dell’ostaggio, pretende l’adunata di tutti gli uomini di stanza nella guarnigione e mezz’ora di silenzio per pronunciare il suo discorso in difesa dello spirito del Giappone, a condanna della costituzione del 1947 e del trattato di San Francisco che hanno subordinato il sentimento nazionale giapponese alla democrazia e all’occidentalizzazione.

Il piano, però, non va come previsto: quando Mishima esce sulla terrazza dell’edificio i soldati adunati lo fischiano e protestano, mentre si odono sempre più vicine, le sirene e poi il rumore dei primi elicotteri della polizia, le macchine e i furgoni inviati dalle stazioni televisive e dai giornali. Mishima non riesce a parlare per più di cinque minuti, capisce subito che il suo appello a seguirlo in un’azione per la salvezza dell’identità nazionale e il ripristino dell’autorità imperiale è caduto nel vuoto, e lui viene deriso e insultato. Rivolge allora un saluto all’Imperatore augurandogli lunga vita e, rientrato negli uffici del generale, da inizio al seppuku, il suicidio rituale del samurai, trafiggendosi il ventre. Masakatsu Morita, discepolo prediletto prescelto per decapitarlo, sbaglia per tre volte il colpo di grazia, Mishima viene quindi finito da un altro compagno, e Morita si toglie a sua volta la vita. 

Quando gli ufficiali riescono ad entrare nella stanza, trovano i due corpi senza vita in un lago di sangue, e i tre studenti superstiti in lacrime, scossi da un pianto incontrollato e senza fine. 

Bibliografia:

Yukio Mishima, Confessioni di una maschera, Feltrinelli

Yukio Mishima, La spada, Guanda.

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