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“Promesse” di Bryan Washington (NNE)

Un libro che racconta di come l’amore può cambiarti. Non necessariamente l’amore di coppia o verso un figlio o una famiglia, anche se tutte queste cose trovano il filo per esistere e arrivare al lettore come un dono.

Benson e Mike sono una coppia che vive a Houston, dove Benson, afroamericano, lavora in un doposcuola per ragazzini di famiglie non abbienti, e Mike, giapponese, lavora come chef in un ristorante fusion. Benson è sieropositivo e Mike tende all’obesità. La loro storia è arrivata a un punto critico, non si toccano se non per sbaglio, il sesso è un po’ uno sfogo senza vero desiderio, e Mike pensa di aprire la coppia ad altre relazioni. Questo è il momento in cui inizia la storia. E i dettagli diventano parte di un pezzo della loro vita raccontata, con gli occhi ora di Benson, ora di Mike, e della loro intensa capacità di sentire la vita e di riannodare i legami furiosi e sanguinanti con le famiglie di origine.

Entrambi sono estranei ovunque in senso emotivo, hanno trovato un rifugio l’uno alle solitudini dell’altro, agli irrisolti dei genitori che li hanno abbandonati o rifiutati. Le loro famiglie sono drammaticamente disfunzionali e traumatizzate nel modo più normale che ci possa essere in un anormalità fatta di modalità di sopravvivenza. Il padre di Benson è un alcolizzato cronico, la madre si è risposata con un pastore nigeriano e ha messo su una famiglia perfetta con due pargoli poco problematici e un orrendo cagnetto in posa per una foto natalizia. Benson nella nuova casa della madre non è mai entrato. Nessuno dei due genitori ha accettato la sua omosessualità.

Il padre di Mike, Eiju, è scappato dagli USA quando il figlio era un preadolescente grosso e dalla sessualità incerta, lasciandolo con la madre, una donna taciturna e schiva, Mitsuko, che dopo aver divorziato è tornata a vivere in Giappone, vedendo ogni tanto l’ex marito, e che decide di fare una visita al figlio. Mike, nel frattempo, ha saputo che il padre è molto malato e lascia la madre a casa a vivere con il suo compagno, sperando che i due non si scannino.

Questi insomma sono alcuni fatti. Quello che accade è che ognuno di loro troverà una casa, sapendo che anche una persona può essere casa.

Quello che accade è intimità e ricerca e collera e desiderio, e ricordo e tentativi d’amore e di non snaturare le promesse fatte senza averle tramutate in parole.

Quello che accade è di trovare sconosciuti che ti dicono cose di te che non ti aspettavi, e che ti sorprendono, come sempre succede quando qualcuno ti sfiora il gomito e non è un fastidio ma l’inizio di una conversazione che ti attrae e ti porta in un posto diverso da quello in cui stavi.

Il mondo nascosto di battiti di ciglia, di mani e pantofole sfiorate, di sudore che confina con la pelle dell’altro è parte di questo percorso, una spirale di fine e di inizi.

Mike lavorerà con il sarcastico padre e saprà parte di quelle risposte che gli torcevano lo stomaco.

Benson scenderà a patti con l’efficienza di Mitsuko e il rifiuto del padre della sua omosessualità.

Non potendo a volte trovare le parole per aprirsi i cuori, e a dispetto del fuso orario, Benson e Mike si invieranno immagini che rappresentano i luoghi che vedono e che tentano di far capire all’altro. Perché anche questo è una parte dell’amore, forse la sua parte più palpitante e tenera: voler vedere le cose che vede l’altro, i luoghi che osserva e che vogliamo vedere anche noi per sentire che esistiamo, che abbiamo spazio nella vita di chi amiamo, e che a volte ci elude.

La prima volta è un ricordo che ho asciugato al massimo: stiamo, credo, camminando per il quartiere. Dico a Mike che questo posto lo amo o che potrei imparare ad amarlo. Lui alza gli occhi decisamente troppo in fretta, ma ormai è tardi, ho fatto in tempo a vedergli la curva delle labbra. Ma proprio in quel momento, all’apice di una potenziale catastrofe, Mike mi indica una casa e mi dice che ama com’è inclinata. Io gli indico un gatto che prende il sole sotto a un lampione e dico a Mike che amo il suo modo di vedere le cose.

Tutti i doni di questo libro portateli con voi e siatene confortati, come una specie di strana e laica benedizione.

Amare una persona significa lasciare che cambi quando ne ha bisogno. E lasciare che se ne vada quando ne ha bisogno. E questo non la rende meno casa. Solo non una casa buona per te. O magari giusta per una stagione o due. Ma questo non sminuisce l’amore che provi. Semplicemente cambia forma.

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