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Papille: Capitolo 23 – Sangria

Papille, il seguitissimo critico gastronomico fuori dagli schemi, amato dal popolo e temuto dai più grandi chef, perde l’uso della lingua e del gusto per la vendetta di uno chef stellato.

Puntate precedenti

Capitolo 1 – Panace di Mantegazza

Capitolo 2 – Cappio

Capitolo 3 – Ferite

Capitolo 4 – Mignon vegani, alici, cacao e melanzana

Capitolo 5 – Strazzata lucana

Capitolo 6 – Pomodoro Ciettaicale

Capitolo 7 – Battuto d’occhio

Capitolo 8 – Sardine

Capitolo 9 – Zuppa di pipistrello

Capitolo 10 – Tramezzino pollo e insalata all’obitorio

Capitolo 11 – Lampare

Capitolo 12 – Pesce fresco

Capitolo 13 – Entrée

Capitolo 14 – Mani nel sacco

Capitolo 15 – Pinzimonio

Capitolo 16 – Rosmarino e basilico

Capitolo 17 – Falange di granchio oceanico

Capitolo 19 – Paella

Capitolo 20 – Menabrea

Capitolo 21 – Latte materno

Capitolo 22 – Mela

Capitolo 23

Sangria

Alfonsina Rocho Suarez non c’era mai finita su un giornale vero. Di quelli che la gente legge concentrata su notizie di un certo livello, per gente colta. Una volta aveva partecipato a un cast pubblicitario per un’azienda che vendeva smalti. La sua mano destra, agghindata di uno smalto rosa con minuscoli strass fosforescenti e le iniziali del brand dipinte in punta con una cera bianca lattiginosa, era stata fotografata per circa dieci minuti e ritenuta idonea alla pubblicazione un paio di settimane dopo dalla redazione. La mano di Alfonsina, illuminata e appena rotondeggiante, veniva quindi piazzata su un giornale in distribuzione gratuita nei parrucchieri della periferia di Matera.

Al tempo era combattuta. Non sapeva se vantarsene o no con i compaesani. Ma poi con la scusa dello smalto da mostrare alle amiche, decise di portarne una copia giù in piazza e quel pomeriggio non si parlò d’altro.

Quella di oggi però è un’altra questione, qui c’è il successo dietro l’angolo. Alfonsina guarda il marito che sprofonda nella poltrona e apre il giornale.

Dalle Stelle alle Stalle

Il critico gastronomico Papille accusato di effrazione, furto e aggressione

Papille, il rinomato critico gastronomico sparito dai radar dei media da mesi, per via di un grave incidente durante una cena nel ristorante dello Chef Stellato Mauro Sagripanti a Milano, è riapparso in Basilicata, a Matera, ieri pomeriggio. Il critico, con un seguito di milioni di followers tra YouTube e Instagram, è stato colto all’interno dello studio del Dottore Commercialista F. Carletti.

Papille è noto per aver fondato la sua credibilità su un’idea: il cibo non deve creare dislivello sociale. 

Credibilità granitica, tale da pilotare indirettamente le valutazioni ufficiali sul lavoro dei cuochi di tutto il mondo, oggi messa in discussione dalla donna intervistata in esclusiva per La Repubblica,

– Me lo sono trovato davanti. Questo uomo trasandato. E mi sono detta, oh santo cielo, ma questo è Papille! – parla la signora Alfonsina Rocho Suarez, inserviente presso lo Studio Contabile Carletti dove Papille è stato riconosciuto.

– Mi sono accorta subito dai suoi modi, dalla porta chiusa dall’esterno, che non era stato invitato. Mi sono sentita in pericolo. Non ho potuto fare altro che spaventarmi, sono riuscita a fotografarlo. Ho creduto volesse assalirmi, cercava qualcosa, era aggressivo. Ma con il mio spray al peperoncino dritto negli occhi l’ho allontanato proprio quando è piombato su di me e sono scappata. – Conclude la signora Suarez ancora sotto choc. Al momento lo studio contabile non ha ancora sporto denuncia ai danni di Papille. Non ci resta che attendere conferme per comprendere la reale motivazione dietro un gesto simile.

Il signor Suarez guarda Alfonsina. Lei spinge l’articolo sotto il suo naso per esortarlo a guardare la foto. – Mira que vitino d’ape in questa foto. Miralo. Te gusta?

– Ohi Alfonsina. Ma porquè ti sei messa in un juego come questo? Alfonsina mia.

Alfonsina Rocho Suarez si picca per un nonnulla. Figuriamoci quando si mettono in dubbio le sue scelte. E se poi a farlo è il marito, Dio lo salvi.

– Alfonsina tiene las pelotas toste più di quelle dos prugne secche che tienes tu tra le gambe. Ok, tu tienes un bel coso mas grosso, ma è siempre moscio. Tu non vale gran che y Alfonsina te dimostrerà el valore che tiene.

L’appartamento che Alfonsina condivide con il marito è disordinato. Sul tavolo due piatti pieni di tapas sono rimasti a seccarsi per tutta la notte coperti di una salsa rosata ormai densa e secca. Una brocca di Sangria quasi vuota sta tra due ciotole di paella, ci galleggiano dentro qualche scorza di frutta, un mozzicone di sigaretta spento e qualche briciola.

La Sangria in casa Suarez la produce solo Alfonsina. Nessuno si azzarda a mettere le mani quando c’è da preparare la Sangria. Vino tinto, uno sputo di Brandy, pesca, mela, arancia e un tiro di cannella. E tutti se ne innamorano.

Alfonsina deve giocarsi bene le carte. Lei lo sa che quel vitino d’ape di una volta, che oggi si posa su due cosce grosse come prosciutti in equilibrio su piedi delicati e piccoli, può ancora arrivare da Barbarella.

Sud americana, esplosiva, abbondante, testimone di un atto criminale di un personaggio famoso e le luci si accendono, lo smalto luccica e i rotoli si asciugano con i grossi fari dello studio puntati su di lei. Il colore del successo illumina gli occhi castani di Alfonsina.

Si guarda allo specchio. Stringe le labbra che diventano piccole e rosse. Muove i folti capelli neri e il viso rotondo e gonfio si distende in un sorriso che mostra denti non più bianchi.

– Ohi, Alfonsina, – il marito la chiama, – leva quella bocca a culo di gallina e portami una cerveza.

Alfonsina sa per certo che il treno passa una sola volta nella vita. E la sua vita è un continuo cercare il momento e nessuno può capirla. E il momento è questo e lei quel treno lo prenderà costi quel che costi. E quel troglodita del marito non lo può capire. Calcio, birra y dos pelotas mosce e pelose.

Alfonsina però dentro le quattro mura di casa è uguale a quando è in piazza, non si tiene. Va in cucina, apre il frigorifero e prende una birra in lattina. La apre.

– Por favor, non me la sgasare Alfonsina. –

Si avvicina al marito. Lo guarda. E gira la lattina aperta.

La birra fredda gli bagna i capelli, cola sul collo, bagna la maglietta e inzuppa la poltrona. L’uomo salta come un grillo.

– Por l’amor de Dio. Por Dio Alfonsina.

– Vattene cabron. Fuori di qui. Alfonsina Rocho Suarez cambia vita. Fuori di qui.

Alfonsina prende un posa cenere dal piccolo tavolo di legno nel soggiorno e lo tira dietro al marito che corre verso la camera da letto.

– Alfonsina tu sei fuera de quico. Ma que fai?

Alfonsina è già da Barbara d’Urso. Non sente il marito e non vede dove lancia quello che gli capita tra le mani. Le luci, la gente, i followers. Si calma solo quando la porta sbatte, il signor Suarez è fuori e lei è finalmente sola.

Quel caprone non crede che Barbarella, la Barbara d’Urso, presto, chiamerà Alfonsina e allora la piazza con i compari, i cugini e tutta la comunità capirà chi sia Alfonsina Rocho Suarez.

Guarda il giornale, gratta con l’unghia la foto di Papille e annuisce. Sarà Papille a portarla da Barbarella, pensa. Affondando lui, tirerà su lei fino alle luci stellari dello studio di Pomeriggio Cinque.

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