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Papille: Capitolo 22 – Mela

Papille, il seguitissimo critico gastronomico fuori dagli schemi, amato dal popolo e temuto dai più grandi chef, perde l’uso della lingua e del gusto per la vendetta di uno chef stellato.

Puntate precedenti

Capitolo 1 – Panace di Mantegazza

Capitolo 2 – Cappio

Capitolo 3 – Ferite

Capitolo 4 – Mignon vegani, alici, cacao e melanzana

Capitolo 5 – Strazzata lucana

Capitolo 6 – Pomodoro Ciettaicale

Capitolo 7 – Battuto d’occhio

Capitolo 8 – Sardine

Capitolo 9 – Zuppa di pipistrello

Capitolo 10 – Tramezzino pollo e insalata all’obitorio

Capitolo 11 – Lampare

Capitolo 12 – Pesce fresco

Capitolo 13 – Entrée

Capitolo 14 – Mani nel sacco

Capitolo 15 – Pinzimonio

Capitolo 16 – Rosmarino e basilico

Capitolo 17 – Falange di granchio oceanico

Capitolo 19 – Paella

Capitolo 20 – Menabrea

Capitolo 21 – Latte materno

Capitolo 22

Mela

Dal salone arriva la voce della sorella di Linda. È con un uomo. Ridono.

– Non vedevo l’ora di vederti. Stefano sarà via per qualche ora. 

Linda si alza, guarda Papille. Con la mano gli indica la finestra.

– Vai, esci. – Sussurra.

Papille si muove come se dovesse evitare di schiacciare dei vetri. Scavalca la finestra, esce sulla via. Dietro di lui Linda lo segue.

– P-per-rché sch-ap-piamo?

– Mia sorella si scopa un altro. Non hai sentito? Io non voglio vederla. E a te non serve altro. Il dvd è andato, ma non voglio più parlarne. Mi dispiace. E hai l’usb che ti serviva.

I due camminano vicini. L’aria è fresca, il sole è alto, coperto da piccole nuvole bianche come la panna.

– Tu non ci sai fare con le donne vero? Non le capisci proprio.

Linda sembra aver già dimenticato la tristezza e la rabbia suscitate dal video nel dvd.

– Ohi, mi senti?

– N-on ho t-temmp-po p-per ques-ste cos-se. – Risponde.

Più le è vicino, più sembra bella, pensa Papille. Scaccia il pensiero e prende in mano i documenti.

I due si siedono su un muretto ormai distanti dalla casa. Papille fotografa i fogli, uno dopo l’altro. Sono bilanci, dichiarazioni, appendici. Cerca l’atto di proprietà del campo a nome Sagripanti. Dopo il video che ha visto, la comproprietà di un campo in cui vengono maltrattati i lavoratori gli sembra meno eclatante.

Le carte gli scivolano tra le mani. Legge del pagamento di una multa con l’inchiostro sbiadito e la carta ingiallita. Risale a quattordici anni prima, quando Sagripanti era uno sconosciuto. Ottomila euro per un abuso edilizio.

– Ma se hai il cellulare per tenere i documenti a cosa ti serve la penna usb?

– S-sic-cur-rezza.

Linda alza le spalle. Papille lascia scorrere i fogli tra le dita.

– Ec-colo!

Sfila dal mucchio l’atto di proprietà del campo di Tolve in cui appare il nome di Sagripanti.

– Be’ ma con tutto quello che questo signore fa, il campo a Tolve è il minimo.

Linda ride di nuovo. Ha i denti piccoli, bianchi e una fossetta sulla guancia.

Papille ha l’istinto di abbracciarla ma i muscoli gli si irrigidiscono. La guarda. Sorride. Resta fermo. La guarda di nuovo. Poi prende il cellulare.

@papille scrive: Nico, ce l’ho. Ho l’originale e l’atto di proprietà. E anche altri documenti. Te li spedisco subito via e-mail e poi trovo il modo di mandarteli per posta, così hai gli originali.

– Be’, a chi scrivi? – Chiede Linda.

Papille distoglie lo sguardo dal telefono. Guarda il cielo e il moltiplicarsi delle nuvole spinte dal vento. La periferia dei centri del sud Italia è brutta. Pensa. Grossi palazzi alti, bucherellati da finestre regolari e grigie, che si susseguono a due a due come occhi di teschi.

Scheletri di cemento per lo più abbandonati. Papille pensa a casa sua. Elegante, nel centro di Milano, il legno del suo studio, le erbe aromatiche, i libri.

– Oh, non lo sopporto quando non mi rispondono. Parlo con te eh. Comunque, hai mai avuto una compagna?

La curiosità di Linda è dolce. Per via della spontaneità. Inoltre il dolore che la vita le ha somministrato senza ancora darle nulla in cambio, la rende viva, pensa Papille.

– N-no.

– E si vede eh. Qui se fossimo in un film, non dico baciarmi, ma almeno abbracciarmi di gioia. Sei a un passo dall’incastrare quel cuoco di merda. Ma che problemi hai?

– Io n-on-n ho pr-robl-lemi.

– Guarda che essere famosi mica basta.

Un raggio di sole sbuca da dietro una nuvola e finisce dritto sugli occhi di Linda. Lei li chiude, mette una mano davanti al viso e sbatte le palpebre come per spolverare via quel po’ di luce rimasta dentro le pupille.

– Io n-on volev-vo divent-tar-re famo-s-so. È la g-gen-te che m-mi s-segue p-per-r q-qual-sias-i c-os-sa dic-ca.

– Mmh. Sarà. Senti, ora che facciamo?

– Fac-ciam-mo?

– Ah ma allora sei anche sordo! Sì. facciamo, io e te. Siamo sulla stessa barca, P a p i l l e, – Linda sillaba il nome ridacchiando, – non è mica perché sei famoso che ti “seguo” eh. Ma voglio fottere quegli schifosi.

– Pot-tresti p-par-rlare m-meglio?

– Scusa? Ma tu ti sei sentito?

Questa volta il sorriso di Linda parte dagli occhi ed è contagioso. I due si mettono a ridere.

Papille sente i muscoli del viso distendersi dietro la barba dopo tanto tempo, gli occhi ingrandirsi, il respiro farsi più lento.

– Tornerai a parlare normalmente?

I muscoli si contraggono di nuovo, il sorriso sparisce. Raddrizza la schiena come se dovesse cacciare un dolore muscolare.

– S-sembra di n-no.

– Secondo me sì.

– E t-tu che n-e s-sai?

– Ci sono dei momenti in cui parli meglio. Già te l’ho detto. E poi in tv ho visto una serie in cui ricostruiscono ogni parte del corpo necessaria, non era fantascienza eh. Era tipo ambientata nei giorni nostri e questo medico ricostruiva con i computer gli arti amputati. Insomma, se lo pensano in tv perché non ci dovrebbe essere qualcuno in grado di farlo davvero?

Papille guarda il cielo. Il Dottor Renzi che lo seguiva prima della sua partenza per la Basilicata era stato abbastanza chiaro.

In effetti, pensa, si è affidato a lui perché è il migliore in Italia. Forse potrebbe cercare ancora in giro per il mondo. In America magari, aveva iniziato le ricerche lì quando ormai aveva già conosciuto il Dottor Renzi che lo aveva convinto. O forse in Giappone.

– Me la fai vedere bene la lingua?

Papille accenna un sospiro sommesso e ondeggia la testa in un no.

– Ti prego. Hai visto cose di me che non sa nessuno. Nessuno. E ti conosco da quanto? Quarantotto ore?

Papille resta in silenzio.

– Sei uno stronzo.

Linda lo guarda, – e non solo, sei pure un cagasotto. Tutti gli stronzi sono cagasotto. Uno è stronzo perché se la fa sotto di vivere. E tu secondo me te la fai sotto.

– Ah, e co-sa cen-tr-a con la m-mia l-lingua.

– Devo capire se ti vergogni e basta o proprio non accetti quello che ti è successo. Ma comunque non fidarsi di me è da stronzi.

Questa donna, pensa Papille, sfiora dei pensieri sottili e delicati per alternarli a banalità sconcertanti.

– F-for-se n-on dov-vres-sti più ch-chieder-rmelo.

Papille ripensa al suo passato prima dell’incidente. Reputa l’intimità un concetto fastidioso. Sei intimo di una persona quando poi inizi a non tollerarne più i difetti. Poi il tempo insieme scorre e non alimenta, ma spegne, il fuoco di quell’intimità tanto desiderata.

– E invece te lo chiedo. Perché sembri morto e secondo me la lingua ti dà una scusa ancora più grande per essere morto. Hai presente quando una mela ammaccata la apri e dentro è nera? Ecco, quel nero ti consuma e tu ce l’hai. E la tua lingua è una scusa. E dimmi se sbaglio, ti pare bello dove ti ha portato la vita oggi?

– Or-ra s-stai es-ager-ando. T-tu n-on s-sai n-niennte d-di me.

– Ohh, so eccome, ti si legge in faccia.

– For-se le n-nostr-re str-rade dovr-rebber-ro divider-rsi.

Linda lo guarda con gli occhi grigi, come se fosse lì per smascherarlo.

Un bip del telefono li distrae.

È Nico, ha allegato un’immagine. Il download della foto è lento e nell’attesa Papille legge il messaggio.

@nicoscrive: questa è un’ottima notizia! Senti però c’è un problema, ma dove sei? Hai visto i giornali? ma chi è Alfonsina Rocho Suarez? Se puoi chiamami.

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