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Papille: Capitolo 20 – Menabrea

Papille, il seguitissimo critico gastronomico fuori dagli schemi, amato dal popolo e temuto dai più grandi chef, perde l’uso della lingua e del gusto per la vendetta di uno chef stellato.

Puntate precedenti

Capitolo 1 – Panace di Mantegazza

Capitolo 2 – Cappio

Capitolo 3 – Ferite

Capitolo 4 – Mignon vegani, alici, cacao e melanzana

Capitolo 5 – Strazzata lucana

Capitolo 6 – Pomodoro Ciettaicale

Capitolo 7 – Battuto d’occhio

Capitolo 8 – Sardine

Capitolo 9 – Zuppa di pipistrello

Capitolo 10 – Tramezzino pollo e insalata all’obitorio

Capitolo 11 – Lampare

Capitolo 12 – Pesce fresco

Capitolo 13 – Entrée

Capitolo 14 – Mani nel sacco

Capitolo 15 – Pinzimonio

Capitolo 16 – Rosmarino e basilico

Capitolo 17 – Falange di granchio oceanico

Capitolo 19 – Paella

Capitolo 20

Menabrea

Linda tossisce per la polvere che sale dalla scatola Amazon Prime. Si gratta il naso, la apre dopo averla trascinata fuori da sotto al letto della sorella. Rovista un po’. Pesca la foto di un’ecografia, la guarda, resta qualche secondo ferma e quando si accorge che Papille la fissa subito la rimette sotto a tutto il resto.

Cerca ancora nella scatola. Deve essere piena e disordinata, pensa Papille. La ragazza tira fuori una penna.

– Ecco la telecamera. Pure con USB incorporata. Ma che ci devi fare?

– D-devo poter r-ripr-endere quel-lo che m-i ac-cadrà.

Papille muove i fogli dentro la cartellina, poi sfiora il nome scritto sul dorso, “Sagripanti”.

– T-tua sor-rel-la ha un lettor-re dvd?

– Penso di sì. – Linda si guarda intorno. – Eccolo lì, usalo pure.

Papille la guarda.

– Tranquillo. Mia sorella e il marito non torneranno prima di pranzo. Lavorano entrambi. E probabilmente dovranno andare a prendere mio nipote Marco a scuola.

Papille annuisce. Guarda la finestra da cui sono entrati.

– Che c’è? È casa di mia sorella ed è al piano terra. Ok, non la vedo da molto ma mica è la prima volta che entro così. E questa volta è per una buona causa e non per scoparmi il marito.

– S-cus-sami?

– Quello mi pagava. E io mi drogavo e mi servivano i soldi. Due più due lo sai fare?

Papille alza le spalle. Prende il telecomando e preme il tasto open. Inserisce il disco e spinge play.

– Cosa vuoi fare adesso?

– Vog-lio c-he pag-ghino.

– Mi sa che Stefano, il marito di mia sorella, da qualche parte ha una pistola.

Papille sospira. Con la mano accenna che non considera nulla del genere.

– Non dici niente che ci sono andata a letto?

Papille preme di nuovo il tasto play, ma il video non parte.

– Quando mia sorella l’ha scoperto, qui c’è stato il putiferio.

– N-non ho m-ol-to da d-irti.

– Mi servivano soldi.

Lo schermo della televisione è blu. Papille prova a selezionare dal telecomando un’altra sorgente.

– Comunque ci sono delle volte in cui parli meglio, ci fai caso?

– N-no. F-or-se quan-ndo mi con-ncen-tr-ro.

– Beh facci caso. Va beh, io vado un attimo in bagno, torno subito.

Il video parte. Per i primi secondi lo schermo diventa nero. Papille manda avanti spingendo più volte il tasto forward. Il cursore sulla barra schizza al dodicesimo minuto. Preme il tasto pausa e il video si blocca.

Di nuovo play.

Una donna legata mani e piedi su un tavolo imbandito si agita. La sala intorno è nella penombra. C’è una cameriera nuda che raccoglie qualcosa da terra e la mette sul vassoio.

La mano che tiene la videocamera traballa, si muove verso la tavola dove siedono due uomini. Uno dei due stringe un punteruolo e punge la ragazza sul tavolo. Lei geme e si contorce.

I volti non sono nitidi. Papille cerca di distinguerli muovendo la testa, la telecamera è ancora troppo lontana e la poca luce fa il resto.

L’altro uomo seduto si alza. Prende una birra, gira un coltello e incastra il manico sotto al tappo che schizza via. Beve. Poi si china verso la donna sdraiata e le spinge la bottiglia tra le gambe. Avanti e indietro. La ragazza c’ha questa smorfia di dolore sul volto che Papille prova per lei una sensazione di miseria. Si chiede come sia finita lì. La pena svanisce, gli sembra di riconoscerla ma l’inquadratura ancora non lo permette. Basterebbe la persona con la telecamera si avvicinasse un po’, pensa. Spinge il tasto forward sul telecomando, lo schermo torna nero. Quando l’icona arriva quasi alla fine della linea bianca che misura la durata del video, spinge play.

C’è di nuovo la ragazza. Ora è in primo piano. Accanto a lei, a terra, la cameriera nuda non si muove.

Linda entra in camera. Guarda la Tv, poi Papille.

– Spegnilo.

Papille si gira. Linda stira il volto. I denti spuntano dalla bocca sottile. Ha gli occhi rossi.

– Spegni cazzo. Ho detto spegni!

Papille prende il telecomando, fa per premere stop ma la figura di un uomo appare nell’inquadratura.

– Spegni ho detto! Sei un porco come tutti gli altri, spegni!

–As-pet-ta.

Papille stringe il telecomando e indietreggia. L’uomo, nudo, si china sopra la cameriera priva di conoscenza.

– Non aspetto un cazzo. Quella sono io brutto porco di merda e quell’altra è  morta. Morta. Che cazzo ti guardi? Devi spegnere. Spegni.

Linda si scaglia su Papille e lo prende a schiaffi.

– Porco! Non c’è niente da guardare! spegni ho detto. – Grida e piange.

Strattona Papille, riesce a sfilargli il telecomando dalle mani ed estrae il Dvd.

Lo schermo è di nuovo blu. Lei guarda il disco e lo spezza in due parti.

– N-no!! – Grida Papille.

La donna lo guarda con gli occhi gonfi di lacrime. I due pezzi del disco cadono a terra.

Quanto ha visto va ben oltre le aspettative, pensa Papille. Si siede a terra.

Linda piange, i singhiozzi le tolgono il fiato. Esce dalla camera reggendosi al muro. Papille resta seduto, fissa lo schermo. Linda rientra con un bicchiere d’acqua.

Papille la guarda. – È or-ribile quel-lo che t-ti hanno fat-to.

– Non voglio parlarne.

– Quel-lo nel video è l-l’uomo che mi ha r-ridotto così. – Papille indica la sua bocca.

– E io ho mandato a puttane la tua prova.

Le cola il naso fin sul labbro. I singhiozzi le affaticano il respiro.

– Eh s-sì.

– Mi dispiace.

Linda guarda la scatola. Scoppia a piangere di nuovo.

– L’ecografia che hai visto.

Il pianto la blocca. Papille abbassa lo sguardo.

– Ero incinta il giorno in cui Carletti mi ha proposto quella serata. – si asciuga il viso e si porta le mani al petto. – Non lo sapevo.

Non ne avevo idea.

Dunque, pensa Papille, la vita può davvero ferirti in questo modo.

– L’ecografia è del giorno dopo, sono finita all’ospedale.

Le lacrime scendono di nuovo.

– Scusami. Non riesco.

Papille si alza, lei nasconde il volto tra le mani.

– Era troppo tardi. Troppo tardi. Quello che mi hanno fatto, quelle cose. Lo hanno fatto morire.

Papille la guarda, si avvicina. C’è più vita in una donna così rovinata dagli eventi che in lui. Pensa. Per un istante la invidia. Si tocca il naso, gli occhi, si strofina il viso. Deglutisce.

Un rumore di chiavi nella serratura della porta distrae entrambi.

Linda si strofina forte il viso, è la prima a parlare.

– Non fare rumore. Non possono essere mia sorella e il marito.

Si accuccia, muove la mano verso Papille indicandogli di nascondersi accanto a lei. Poi spinge la scatola sotto al letto e spegne il televisore.

La porta di casa si apre.

Continua…

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