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Stereotipi e cliché

Allora, tre o quattro consigli al volo per evitare gli stereotipi. Cominciamo a chiarire prima che cosa è uno stereotipo, un cliché. Il cliché è un’espressione che viene dal francese ed è di origine onomatopeica, viene dal suono che faceva la matrice metallica nell’incisione tipografica, quindi era una tecnica tipografica: quella della “stampa a stereotipo”, appunto, una sorta di timbro che veniva impresso sulla stampa e che produceva quel suono appunto cli-ché. E il significato del cliché è appunto quello: è come se usassimo una parola già timbrata, marchiata, troppe volte!

Bene, ma come evitarli, i cliché…

Allora, per evitare i cliché – di stile (espressioni e frasi idiomatiche troppo usate), di contenuto, di trama… – bisogna leggere tanto, non c’è un’altra via. Leggere tanto e con attenzione, libri di genere diverso e anche di epoche diverse, in qualche misura; nel senso che è necessario conoscere almeno in grandi linee la tradizione letteraria da cui provengono i vari topos letterari, o i vari archetipi che usiamo… in modo da poter decidere se sono ancora buoni, utilizzabili, magari aggiornandoli, oppure ormai vecchi, usurati dal tempo. Un esempio al volo: se sto scrivendo un romanzo di fantascienza e mi viene l’idea geniale del viaggio nel tempo, è utile sapere che esiste l’archetipo del “viaggio nel tempo”, appunto, un topos letterario che risale al medioevo nientedimeno, ed è arrivato fino a noi anche in molti film – un mito reinventato da Edgar Allan Poe nel 1841 con quel meraviglioso racconto Una discesa nel Maelström. Lo conoscete? Beh, se non lo avete mai letto, fatelo subito! È un capolavoro, come tante altre cose di quello straordinario scrittore. Un capolavoro che anticipa certe teorie scientifiche di Einstein sui cunicoli spaziotemporali, nate un secolo dopo, nientemeno… e, come qualcuno ha scritto, con quel racconto “viaggiare nel tempo diventa affacciarsi su un baratro spaventoso”. Di topos ce ne sono tantissimi, ogni genere ha i suoi: la misoginia, l’agnizione, la utopia/distopia, lo spleen, la donna angelo (tipico degli stilnovisti), ciascuno dei quali meriterebbe un approfondimento. Ogni genere letterario ha i suoi topos letterari dicevamo. Tipico del romance è, per esempio, quello dell’avversione: i due personaggi destinati a sposarsi o comunque a finire in coppia, all’inizio della storia si detestano, e l’intreccio rappresenta un percorso di graduale scoperta reciproca. Oppure, nel romanzo d’avventura, sarà la ricerca o viaggio dell’eroe: schema presente anche nel fantasy. A partire da una situazione tranquilla, il protagonista deve avventurarsi in un percorso al di fuori dei propri orizzonti di riferimento, per ottenere/recuperare/salvare qualcosa o qualcuno.

Esercizio. Provate a scrivere un breve racconto che utilizzi un topos letterario che vi piace. Alla prossima.

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