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Il quaderno di Alba De Céspedes

138 scatoloni, 2 casse grandi e una piccola: l’inventario era quasi finito, e la sua vita stava tutta lì, in quelle casse ancora aperte.

Alba si sentì improvvisamente stanca, aveva anche un po’ di freddo, eppure quella mattina c’era un bel sole, non sembrava neanche novembre.

Guardò perplessa le casse che ingombravano il salone della sua casa parigina, l’ultimo rifugio.

Una quantità impressionante di diari, manoscritti, contratti editoriali, bollette, ricevute d’albergo, lettere, tutte le prime edizioni delle sue opere, e tante fotografie.

Avrebbe mandato tutto a Milano, presso gli Archivi Riuniti delle Donne, a futura memoria, come si dice.

Eppure, le sembrava che mancasse ancora qualcosa. Aveva raccolto e conservato tutto ciò che la riguardasse, era stata fin dall’inizio l’archivista di se stessa. Da una pila di quaderni, Alba ne sfilò uno con la copertina nera e lucida. Aveva sempre pensato a quanto fosse curiosa quella norma di legge che, nei primi anni Cinquanta, proibiva la vendita di articoli di cartoleria durante la domenica. Il titolo del suo romanzo più famoso veniva da lì: Quaderno proibito perché acquistato di domenica, portato in casa nascosto nel cappotto e poi occultato nella cesta dei panni sporchi, proibito perché depositario di pensieri e opinioni che Valeria, la protagonista, sente di dover tenere solo per sé.

Una vita piena d’impegni, quella di Valeria: il marito, due figli, la casa, il lavoro, e una grande solitudine, solo un quaderno ad alleviarla un po’.

Anni prima la Rai ne aveva tratto uno sceneggiato, Alba l’aveva guardato con curiosità, l’attrice forse era troppo bella ma aveva negli occhi la stessa luce malinconica che lei aveva descritto tante volte.

Andò verso il balcone, per sentire il tepore del sole. Il carrettino dei fiori era lì all’angolo, come ogni domenica mattina. Si accorse di una donna che sostava dall’altra parte della strada. Aspettava qualcuno, forse? Restò a guardarla finché non si mosse, per andare davanti al carretto e acquistare un mazzetto di rose.

Se li è comprati per sé, pensò Alba mentre restava a guardarla.

Sentendosi osservata la donna si fermò e guardò su, fece una specie di sorriso all’anziana signora sul balcone e si allontanò come se all’improvviso si accorgesse di aver fretta.

Posso far chiudere le casse, pensò Alba.

Valeria era appena passata a salutarla.


Bibliografia:

Alba de Céspedes, Quaderno proibito, Oscar Mondadori;

Natalia Aspesi, “Alba de Céspedes”, La Repubblica, 29/9/2001.

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