Contattaci |

+39 351 877 94 61

Orari: LUN – VEN 10:00/17:00 |

“Lady Chevy” di John Woods (NN Editore)

Amy ha 18 anni, pesa circa 120 kg, vive in una casa mobile nell’Ohio Valley, in una zona rovinata dal fracking (sfruttamento della pressione di un fluido, in genere acqua, per creare e poi propagare una frattura in uno strato roccioso nel sottosuolo), che ha inquinato le falde acquifere e intossicato l’aria. Ha un fratellino disabile, probabilmente a causa dell’ambiente lurido e tossico in cui vivono, un padre gentile e una madre instabile e obesa come lei, che cerca ossessivamente attenzione da altri uomini, e che spesso torna a casa all’alba coperta di morsi di denti che ricordano marchi sulla pelle.

In questo posto il sogno americano è diventato un incubo di buio e dolore, dove   tutta la bellezza e la compassione sono utilizzate a beneficio dei suprematisti bianchi, convinti che la purezza della razza vada preservata ad ogni costo.

Amy ha un background familiare molto pesante, perché il nonno è stato un membro molto attivo del Ku Klux Klan e in giro ci sono foto orribili, ma mostrate con orgoglio, della madre di Amy e della zia bambine accanto a un albero dal quale pende impiccato un giovane afroamericano. Di tutte queste notizie Amy è consapevole, ma cerca di sopravvivere, costretta a subire battute volgari sulla sua obesità e varie forme di discriminazioni in cui gli adolescenti sono maestri.

Il suo peso è oggetto di battute che lei incassa con finta indifferenza. La chiamano Chevy per il suo ingrombante sedere che ricorda il didietro di una Chevrolet. Lei sostanzialmente odia tutti, si difende con rabbia, incide una svastica sulla pareti del bagno solo per dimostrare che è capace di fare qualcosa di proibito. La sua parte più gentile è offerta a Paul (un amico che sembra poter diventare qualcosa di più però il loro primo bacio è deludente), e Sadie, la ragazza bella e bionda, popolare tra i ragazzi anche perché non si fa problemi a concedersi, rimanendo tecnicamente vergine.

Amy lavora e risparmia in vista di un futuro all’Università, per poter studiare veterinaria, perché gli animali hanno bisogni semplici da soddisfare e sono meno complicati degli uomini.

Attorno a lei una comunità ristretta e in doloroso fermento per le esalazioni tossiche, povertà e soppraffazione e violenza di genere accettata come normale. In particolare c’è Hastings, un poliziotto atipico, che ha deciso di entrare in polizia dopo aver studiato filosofia, e ha un suo concetto personale di cosa siano la giustizia e il male e le persone inutili e dannose che vanno eliminate dal consesso sociale. Con assoluta discrezione. C’è lo zio di Amy, veterano di guerra, che ha costruito un bunker sotterraneo riempiendolo di generi di necessità per almeno 6 mesi, pronto a sopravvivere quando arriverà l’esplosione nucleare o qualunque catastrofe che annienti l’umanità, e che le insegna a sparare.

In questo mondo fosco tutto si capovolge, con un lieve colpo del polso, quando Paul coinvolge Amy nell’esplosione della miniera. Doveva essere una forma di ribellione, una difesa contro la compagnia che avvelena la terra, e che Paul ritiene responsabile della malattia del padre. Purtoppo la minera non è deserta, il custode spara a Paul e insegue i due ragazzi in fuga. Amy decide per entrambi, e quello che doveva essere un modo per far uscire fuori strada il furgone e scappare via senza essere arrestati avrà delle conseguenze diverse.

Da allora in poi Amy sarà tesa a proteggere la sua possibilità di futuro, a dispetto di tutti, pronta a mentire e ad accusare Paul, o a fargli di peggio. Il suo amore per Paul, poi le sarà svelato da Sadie, non poteva essere ricambiato perché lui ha un segreto che Amy si rifiuta di accettare. La sua parte oscura galleggia sull’acqua, viva, presente, una sorta di nuova identità che assorbe e divora la ragazza solitaria e rancorosa.

Il bene e il male si fronteggiano, e quello che emerge non è scontato. L’evoluzione di Amy, emotiva e religiosa, la porta a diventare una persona adulta, responsabile di azioni che lei non esita a compiere in nome del bisogno di avere un’ identità diversa da quella della cicciona innamorata, in un posto diverso, e presumibimente più felice. Possiamo essere feroci quando vogliamo proteggere i desideri.

Su tutto trionfa una sorta di ghignante sorriso malvagio, innocenza polverizzata, che forse, in quest’America, non è mai esistita.

Mi immagino questo posto come un ammasso di rovine bruciate, in un tempo non troppo lontano. La ruggine che imbratta i soffitti. L’intonaco che si stacca come pelle secca. Le aule deserte immerse nell’oscurità, e i corridoi neri in cui brillano armadietti liquefatti. Il fuoco ha consumato le pareti. Il fumo sale a spirale dalle crepe del pavimento.

Il terreno sotto di noi non è instabile. Semplicemente non esiste.

Sono sola e mi lascio andare al sentimentalismo, rivedo il suo sorriso, sento le sue mani, mi ricordo di noi.

Un giorno niente di tutto questo avrà più importanza. E’ un universo in perpetua creazione e distruzione, un cosmo indifferente di materia che si agita nelle tenebre dello spazio infinito. E’ scienza, questa, un dato di fatto. Ed è l’unica verità che conta. Ciò che vediamo alla luce del sole è soltanto l’illusione della vita. Verrà un tempo in cui a muoversi sarà solo l’oscurità.

Siamo noi i predatori più forti, ora, non abbiamo niente da temere se non noi stessi. Mangerei qualcuno per sopravvivere.

× Dubbi? Chatta con noi