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“Tutti i nomi di Dio” di Anjali Sachdeva (Codice edizioni)

Il filo che cuce insieme questi racconti molto eterogenei per le storie narrate, alcune distopiche, altre storiche, è quello del desiderio.

Ognuno dei protagonisti o delle protagoniste ha un desiderio, innocente o foriero di disperazione, che li porta a superare i confini e a cercare la soddisfazione, una forma estrema di luogo promesso, una condizione dell’anima, oppure il ritorno di un ex innamorato.

Spesso il desiderio deve fare i conti con quello altrettanto potente e antagonista degli altri, che non sono semplicemente ostacoli, ma esseri umani, connessi a quello che vogliamo, e che talvolta, riescono ad ottenerlo prima.

“Questa sciacquetta l’hai mai conosciuta?

“No. Che differenza fa?

“È che mi sembra un brutto modo di chiamare una persona che voleva ciò che volevi anche tu.

“Bè io lo volevo di più” disse Gina.

“Dici? Di solito nella vita non è facile ottenere qualcosa senza toglierlo a qualcun altro”.

Questo dialogo è preso dal racconto Tutto ciò che desideri, dove Gina è scappata da un padre oppressivo, ricchissimo e criminale, che la teneva semiprigioniera in casa, insieme a un dipendente di lui, Michael. I due, in un lungo e sfinente viaggio lontano dal Montana arrivano in Florida,  dove Michael la lascia nella macchina parcheggiata accanto a un negozio, dopo aver promesso che sarebbe tornato dopo un breve saluto alla sua ex fidanzata e suo figlio. In realtà Michael non tornerà e Gina, troppo orgogliosa per tornare a casa, troverà un impiego nel negozio accanto al quale è stata abbandonata e un anno dopo si ritroverà a servire ai tavoli al matrimonio di Michael. Potrebbe approfittare della debolezza della sposa, che, si lascia andare a una serie di confidenze, e rivelarle il suo legame con lo sposo, ma capisce che quello che desiderava realmente non era Michael ma solo un’occasione per scappare via dal Montana.

Una forma di desiderio, per quanto strana o insolita, trova un suo spazio, nella vita di Sadie, una ragazza albina che vive in un luogo sperduto nel west dell’800. Quello di cui Sadie ha bisogno è un luogo in cui sentirsi al sicuro. Un luogo privo di luce. A causa della delicatezza dei suoi occhi non ha potuto imparare a leggere, ed è costretta a subire la vergogna di sentire le parole di abbandono del marito da un ragazzo che sa leggere. Lui sa che lei avrebbe avuto bisogno di qualcuno a cui chiedere di leggere la lettera, ed è un affronto che le dà la spinta per cercare una nuova vita, al sicuro nel mondo ovattato e scuro di una grotta, un luogo dove la luce non può ferirla. Lì in quella grotta le sembra di sentire le vite di tutti quelli che sono rimasti intrappolati, e che per lei diventano una sorta di famiglia ideale.

L’orrore che arriva improvviso in un gruppo di ragazze cattoliche rapite da Boko Haram, e che devono imparare a pronunciare tutti i nomi di Dio, imporsi di sopravvivere dimenticando la vita che avevano. Le loro giornate sono scandite dalla differenza tra ciò che è Halal (corretto, giusto, permesso) e ciò che è Haram (proibito), e ogni volta che commettono un atto haram vengono punite, frustate o umiliate. Quando vengono obbligate a sposarsi la scelta è tra essere stuprate da uno o da molti, se rifiutano, in una parodia di consenso. Eppure in quest’incubo due amiche, Abike e Promise, riescono a sopravvivere ipnotizzando i loro mariti carcerieri. Quando Promise torna a casa dopo 7 anni trova un mondo sbiadito, che non le appartiene più. Nessuna forma di astuzia, di normalità è in grado di tenerla al sicuro. Torna dal marito ammansito ma solo per farsi lasciare.

Il desiderio di restare umani prevale sulle forme di vita aliene, nel racconto distopico Manus, dove esseri ondeggianti a forma di medusa inviano buffe cartoline precetto agli esseri umani per amputargli le mani e al loro posto mettergli due forchette. Essere forchettati è inevitabile, non ci si può toccare, tanto che le carezze diventano una forma lussuosa di prostituzione da parte di chi possiede ancora gli arti superiori. Esiste un posto strano però in cui si riuniscono i ribelli dove le mani vengono donate ad altri esseri umani, che si trovano ad averle appiccicate al corpo. La fidanzata del protagonista ha lanciato un monito accettando di farsi tagliare a pezzi e i suoi pezzi vengono incollati addosso a chiunque lo desideri. Lui riconosce le sue mani affusolate con lo smalto color blu lavanda, che ora poggiano come soprammobili sullo sterno di una donna. Quel momento è l’inizio della ribellione e della consapevolezza che non si può subire senza lottare.

L’acqua canta tra le mie dita, si innalza intorno alle mie ginocchia e agli stinchi che affondano nella sabbia. “Ingoia tutta quell’acqua” dicono le mie sorelle. E questo è il momento in cui le cose precipitano in modo irrevocabile, in cui non esistono più destinazioni da raggiungere. Diventeremo sale. Diventeremo nubi tempestose sul mare. E poi ci sarà solo il vuoto. Non saremo che un vuoto cosmico, un punto oscuro nel cielo dove una volta rilucevano le stelle.

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