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Il garzone fasullo, un nano, un po’ grullo

Prendeva ogni mattina la sua bicicletta, il garzone con il suo pantalone, a sbuffo, con la molletta. Metteva nel cesto montagne di pane, sandolini e priorette, tampellucci e morette. I sandolini appuntiti li metteva di sotto, le priorette a coprire formavano un otto, tampellucci più lunghi con le gambe in avanti, le morette alla fine perché troppo ingombranti.

E partiva cantando sul selciato malmesso, si perdeva i panini quel terribile fesso! Con le ruote arrancava su pel colle in salita, ma la vista era bella, non faceva fatica.

Arrivava lontano il garzone un po’ nano, con le sue gambe corte e il sorriso gentile, raccoglieva dei fiori nel mese di aprile, ma dei pani dispersi non voleva avvedersi.

Così quando suonava alle case in attesa, il suo cesto era vuoto con sua grande sorpresa! Tampellucci e morette lungo il prato e la valle, le caprette felici non rientravan alle stalle, con la pancia assai piena e la luna serena poi brucavano l’erba per un bel dopocena.

Il pastore arrabbiato inseguiva il garzone, imprecava, strillava, voleva ragione. Le sue capre grassocce si sentivan bellocce, non volevano più il caprone cornuto ma piuttosto un lacchè, un inchino e un saluto.

La signora Giorgetti dai capelli perfetti, dalle unghie laccate con colore evidente, che mangiava soltanto la rosetta scadente, col suo nuovo vestito e con le scarpette, ora voleva soltanto priorette. Ma il garzone sbadato, un po’ nano e umiliato per le brutte figure e senza priorette, si lanciò in baciamano sulle unghie perfette.

La signora indignata non gradiva il garzone e chiamò suo marito, un terribile omone, che affamato e scontento lo gettò in mezzo al vento, minacciando il fornaio che lo aveva assoldato di venire alle mani per averlo imbrogliato. Costernato il garzone un po’ nano, un po’ stolto, ridiscese alla valle con un vuoto raccolto. Il fornaio in attesa dei denari del pane, sulla porta aspettava e mangiava banane. Aspettava il garzone un po’ nano e un po’ stolto, con la sua bicicletta e quel cesto rivolto, di pagnotte già sgombro, per riempirlo domani di piadelle e marombo. Il marombo era piatto, con in cima la zucca, una nuova invenzione del fornaio Barucca, ideatore mai stanco di ogni forma di pane, dalle piatte alle ovali, dalle lunghe alle nane. Ma vedendo il garzone così mesto e avvilito il fornaio gli chiese cosa avesse subìto da quel losco figuro di Giorgetti marito. Conosceva il soggetto, un cafone rifatto, ma il garzone furbetto non gli disse al fornaio che i panini caduti eran stati invenduti! E scoperto l’inganno il fornaio Barucca sussultò con affanno, e gridando alterato al garzone: “Malnato!” lo cacciò malamente con un modo allarmante, come fosse un demente. E così si concluse la triste carriera del garzone un po’ nano finito in galera!

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