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Come mi trasformo in gelato

Dulcis in fundo.

Me ne sto lì sul fondo della coppetta, annoiato, a sentir grattare il cucchiaino che spazzola via l’ultima nota di gusto; raschia avidamente la mia pelle, mi arriccia il naso mischia gli occhi ai denti fonde le orecchie che tutto amalgamato alla fine da più gusto.

Non c’è una regola, non vengo visto ma solo percepito. Io sono il cristallo di zucchero che ammorbidisce la miscela, la mente il pensiero la scintilla, il fiocco d’acqua congelato, la proteina, il globulo di grasso, il minerale depositato, la vitamina, la fibra.

Questo sono, l’interconnessione fisica e chimica degli ingredienti scelti, l’anima.

E un gelato finisce, c’è poco da fare. Come le parole lette che svaniscono nella memoria, un gelato si scioglie nella memoria sensoriale. Annidato lì stimola il desiderio di un nuovo assaggio in un cerchio incessante di voglia.

Come per “Colazione da Fassi” che volge al termine, lascia spazio a una nuova rubrica che riempirà il vuoto con la stessa anima di prima, dal sapore completamente diverso.

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