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La signora bruna di William Shakespeare

Durante i frequenti viaggi da Londra al borgo natale di Strafford-on-Avon, per far visita alla moglie, ai figli e alla foresta di Arden popolata di leggende, William Shakespeare si ferma all’Albergo della Croce, sulla via del Mercato a Oxford. La locanda comunica con un’osteria attraverso una specie di corridoio che sbocca in un giardino, da cui i due edifici sono divisi e uniti allo stesso tempo. In una di queste tappe, conosce Anna Bird, la misteriosa e fatale “signora bruna”, a cui indirizza la seconda serie di sonetti, moglie di John Davenant, ricco mercante di vini e oste della Taverna della Corona. Sebbene a quei tempi fossero considerate belle solo le bionde ed era anzi di moda, per le brune, procurarsi parrucche biondissime o del colore biondo rame di Elisabetta Tudor, ne loda i capelli neri e gli occhi dello stesso colore corvino, e dice che la bellezza dovrebbe avere l’aspetto della donna amata, cioè essere bruna. Anna è un’eccellente musicista, suona il virginal, lo strumento musicale a tastiera a corde pizzicate, simile alla spinetta, così chiamato in onore della regina Elisabetta.

Rimprovera ad Anna di aver fatto innamorare di sé anche il giovane amico, il Conte di Southampton, in viaggio con il seguito reale. Anna non ha resistito alla corte del magnifico gentiluomo, William ne è indignato ma non ha la forza di ribellarsi, la passione è più forte: “Maledetto quel cuore che fa gemere il mio cuore per quella profonda ferita che ha fatto al mio amico e a me. Non ti basta torturare me solo ma anche il mio più dolce amico”. Biasima l’amore che gli impedisce di vedere secondo logica e ragione ma, messo da parte ogni orgoglio, il poeta crede alla sua passione e non ai suoi occhi. “O tu, cieco, pazzo amore, che cosa fai, tu ai miei occhi, che essi guardano e non vedono ciò che vedono”. Si rassegna all’infedeltà dell’amante, purché non dimentichi lui completamente. Il poeta si domanda qual è mai il segreto di questo amore che si fa tanto più forte quanto più vede i difetti dell’amata. Di qui lo sfogo geloso.

Gli anni trascorrono, i convegni amorosi proseguono fino al giorno in cui nel giardino che ha accolto nell’intrico dei suoi caprifogli, delle roselline e dei tassi i colloqui degli amanti, si spengono tutte le voci, Anna Bird muore. Ma rivive in Rosalina, la gentildonna tutta fuoco, nera d’occhi e di capelli, di cui Biron s’innamora nella selva del re di Navarra, nel Sogno di una Notte di Mezza Estate.

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