Il reportage narrativo

Il confine fra reportage e fiction è spesso assai labile nel romanzo moderno e contemporaneo.

La forma-reportage, il reportage narrativo, sapete cos’è, immagino, almeno per sentito dire.

Chiariamoci un po’ le idee.

La parola reportage viene dall’espressione inglese to report on (fare un rapporto su) o reporteur dal francese.

Il classico reportage giornalistico sulla pagina di un giornale è un articolo che contiene un resoconto dettagliato di un evento, corredato da fotografie; un resoconto che privilegia la testimonianza diretta. Questa è la definizione classica di reportage.

Ma reportage può essere anche un documentario, come sappiamo. Ma a noi interessa quello scritto adesso, quello che viene ospitato da un giornale, da un magazine, da un web-magazine…

Il reportage narrativo è un genere che nasce con Erodoto (grande storico dell’antichità). È un genere ibrido che si nutre di molti elementi diversi, e diversi stili di scrittura: descrizione, analisi, interviste, impressioni personali, ecc.

Classici scrittori di reportage sono, per esempio, gli inviati di guerra. Hemingway fu un grande reporter di guerra, ma anche lo scrittore Norman Mailer e il grande reportagista polacco Kapuściński.

Reportage narrativo può essere una memoria di viaggio – per esempio In Patagonia, o Le vie dei Canti di Chatwin, o Cara Cina di Goffredo Parise o L’odore dell’India di Pasolini, o A quale tribù appartieni? – che raccoglie i reportage africani di Moravia, o anche Viaggio in Italia di Goethe o perfino La tregua di Primo Levi, che racconta il lungo viaggio del deportato ebreo Primo Levi dopo l’abbandono di Auschwitz, per ritornare in Italia, con mesi di spostamenti nell’Europa centro-orientale. Ecco, anche questo può essere considerato reportage narrativo. Ma reportage narrativo – per alcuni versi, – è anche Morte nel pomeriggio di Hemingway, dove si mescola anche un po’ di saggismo sulla tauromachia, che narra dell’arte della corrida, dei grandi toreri, della loro stretta intimità con la morte. Oppure prendiamo Il match di Norman Mailer, che si può trovare tradotto La sfida o Il combattimento, che racconta quasi in presa diretta dell’incontro di pugilato storico fra Cassius Clay e Foreman a Kinshasa nello Zaire per il titolo mondiale dei pesi massimi, il 30 ottobre 1974. Norman Mailer era nello staff e potè raccontare da molto vicino i due campioni anche nei giorni precedenti l’incontro, che è stato definito il match più famoso della storia del pugilato. Lo scontro tra due uomini, Ali e Foreman, e due modi di concepire la boxe, la vita, la politica.

Insomma, come vedete la forma-reportage è molto flessibile, duttile.

Il confine fra reportage e fiction è spesso assai labile nel romanzo moderno e contemporaneo. Vedi fra tanti Gomorra di Saviano – ma anche – tanto tempo prima – il capolavoro A sangue freddo di Truman Capote dove la forma reportage era innestata nella forma-romanzo realistico tradizionale, ne rappresentava l’ossatura. Quel grande libro racconta l’omicidio brutale plurimo di due spietati assassini reclusi in carcere in attesa della pena di morte e intervistati a lungo dallo scrittore, nel carcere dove erano rinchiusi. Un libro importante e molto bello, fondativo di un genere, il new-journalism, che lo stesso autore definì non fiction novel.

Andrea Carraro

Andrea Carraro, scrittore, nasce a Roma. Se avesse ricevuto un euro ogni volta che sui media hanno usato il termine “il branco” per parlare di uno stupro di gruppo, citando il titolo del suo romanzo più noto, oggi sarebbe ricco. Invece è “solo” uno scrittore tra i più bravi. Romanziere, autore di racconti e di poesie, nasce a Roma nel 1959. Ha pubblicato i romanzi: A denti stretti (Gremese, 1990), Il branco (Theoria, 1994), diventato un film di Marco Risi, L’erba cattiva (Giunti, 1996), La ragione del più forte (Feltrinelli, 1999), Non c’è più tempo (Rizzoli, 2002) (Premio Mondello), Il sorcio (Gaffi, 2007), Come fratelli (Melville, 2013), Sacrificio (Castelvecchi, 2017) e le poesie narrative Questioni private (Marco Saya, 2013). Ha pubblicato anche due raccolte di racconti, confluite nel volume Tutti i racconti (Melville, 2017). I suoi giudizi critici, sensibili ma affilati quando serve, lo rendono un lettore del cui parere fidarsi con tranquillità.

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